Votate per l’ASINO D’ORO 2009

Sono lieto di ospitare su queste pagine l’iniziativa dell’assegnazione dell’ASINO D’ORO 2009.

Il riconoscimento fu in passato  attribuito nel 2007 a Odifreddi per l’articolo “7 volte 7” (già ne parlammo in passato qui – mentre qui trovate le esatte motivazioni dell’assegnazione) e nel 2008 a Umberto Bossi  (attribuito alla carriera – si veda qui la relativa motivazione alla nomina).

    

A seguire le nominations per il 2009 per cui potete votare. Nel comunicato stampa che segue sono riportate per esteso le motivazioni per l’assegnazione del premio che, se non si fosse capito, equivale a quella che un tempo era l’esposizione in pubblica in piazza alla gogna, ovvero al pubblico ludibrio.

I lettori possono anche votare “ALTRO” e in tal caso sono pregati di lasciare nei commenti il nome della persona proposta con relativa motivazione (purchè conforme al regolamento del concorso).

La votazione sarà aperta fino al  25 Febbraio 2010.

Andrea Macco 

NOTE:

1) Alla candidatura di Carlo Rubbia spettano 7 voti in più di quelli che leggete nel totale. (I voti sono inizialmente stati conteggiati come “ALTRO”) .
2) Alla candidatura di Paolo Diodati spetta 1 voto in più di quelli che leggete nel totale (Il voto è stato inizialmente conteggiato come “ALTRO”).
Leggere i commenti per le motivazioni a tale candidature, non presenti nel comunicato che segue.

COMUNICATO STMPA UFFICIALE
PER l’ASSEGNAZIONE DELL’ASINO D’ORO 2009


A fine febbraio, a Perugia, nel corso di una serata no-stop scientifico-culinaria, verranno esaminate le candidature avanzate per il conferimento del titolo

Asino d’oro 2009

La Commissione, composta da fisici, biologi, matematici, letterati e giornalisti, ha ricevuto finora nove proposte. Quattro ha ritenuto di doverle scartare in quanto riferite a fisici sperimentali (due per trionfali annunci sulla fusione fredda, poi rivelatisi bufale, una su una variante della fusione fredda e la quarta per annunci fasulli sull’avvenuta ricezione di onde gravitazionali, la cui “evidenza” era invece dovuta a vibrazioni del terreno causate dal traffico stradale). La Commissione ha ritenuto che granchi di questo tipo sono troppo all’ordine del giorno tra gli sperimentali. Le candidature, ovvero le nomine (nomination), sono allora ridotte alle seguenti, in ordine alfabetico

Bertolaso Guido - classe 19501)      Bertolaso Guido, Capo del dipartimento della Protezione civile

 Per aver dato dell’imbecille a Gianpaolo Giuliani e favorito la denuncia per procurato falso allarme prima del sisma catastrofico de l’Aquila, in quanto “la situazione, sotto controllo, escludeva che potessero esserci terremoti”.

Marco Cattaneo - classe 1963      2)   Cattaneo Marco, direttore de Le Scienze

Per aver scritto un editoriale nel N° de Le Scienze, in cui ripeteva l’affermazione dell’americano Alert “Un pugno dato a Napoli può rompere un naso a Milano” grazie all’intreccio quantistico.

Roberto De Mattei - classe 1948

 

3)      De Mattei Roberto, vice-Presidente del CNR, editore di un libro creazionista.

 

4)      Giuliani Gianpaolo, tecnico LNGS, per aver sostenuto e per continuare a sostenere, che i terremoti siano prevedibili monitorando le emissioni di radon. Nei giorni caldi dopo la catastrofe, il Giuliani avrebbe potuto denunciare Bertolaso “per procurata falsa tranquillità”.

 

5)      Odifreddi Piergiorgio, divulgatore di matematica e giornalista

Per aver sostenuto nell’articolo La formula dell’evoluzione (Le Scienze, Febbraio 2009, pag 486, contestato in un articolo su Affaritaliani) che tale formula matematica esista e per averne fornita una che è la formula del suo contrario, cioè della mancanza di evoluzione.

Queste nomine saranno inviate a Tellusfolio al blog del fisico giornalista Andrea Macco e ad Affaritaliani. Si invitano i lettori interessati a segnalare eventuali altri candidati, entro e non oltre il 25/2/10. Ricordiamo che la documentazione relativa al candidato proposto, deve essere fornita dal proponente. Le caratteristiche inderogabili che devono avere le candidature (caratteristiche che la Commissione controllerà anche per le segnalazioni su esposte):

–          Le affermazioni segnalate, o i lavori, devono essere riconosciute ufficialmente dalla persona alla quale vengono attribuite. Quindi scritte in articoli firmati comparsi su riviste scientifiche (non su quotidiani, settimanali, ecc…) o fatte in trasmissioni pubbliche di cui si possa rintracciare la registrazione.

–          Non devono essere a carattere politico o religioso.

–          Non devono essere difendibili dal punto di vista logico.

Per la Commissione
Marco Cipollini, letterato 
                                                                          Paolo Diodati, fisico

Riunione telematica del 29/1/10

61 commenti su “Votate per l’ASINO D’ORO 2009

  1. Ho votato Giuliani perchè quella del radon mi sembra una castroneria immensa. Bertolaso tutto sommatto ha fatto bene a non fidarsi di un tipo come lui, dunque uno in gamba come lui non merita certo l’asino d’oro, anzi, è l’ultimo della lista. Odifreddi ne meriterebbe 100 di asini d’oro ma visto che uno l’ha già ricevuto può bastare. Infine quel De Mattei non l’avevo mai sentito e cmq non e’ nè il primo nè l’ultimo che scriverà un libro creazionista. Se non ricordo qualche anno fa l’universita’ dell’Arabia Saudita ha mandato a tutte le universita’ del mondo un magnifico libro, grande e con tante foto meravigliose, ma in cui diceva che l’unica verità scientifica era quella che loro asserivano: il creazionismo e la negazione dell’evoluzionismo…. So che i giornali ne parlarono molto.

    Saluti

  2. PS: ho dimenticato Cattaneo. In fondo la castroneria non è sua e da editore ha fatto solo pubblicità ad un altro.

    DOMANDA: non c’è scritto, ma le nominations che si possono presentare sono solo per persone italiane?

  3. Caro Riky, un bravo per aver così prontamente aderito. Ma una …tiratina d’orecchie, per la non attentisisma lettura delle motivazioni.
    – E’ ovvio che Giuliani meriterebbe l’Asino, altrimenti non avrebbe superato neanche la prima selezione. Lo meriterebbe perché ha sostenuto e sostiene che i terremoti siano prevedibili. In un congresso sui precursori sismici, ero da solo contro circa 200 scopritori di precursori sismici. Dimostrai perché per i sismi non possano esistere previsioni di utilità sociale. Per poco non mi menavano. Li sfidai a mettere insieme tutte le loro tecniche di previsioni e di depositare presso un notaio la data, il luogo e l’intensità di una previsione comune. Dopo circa 15 anni, aspetto ancora.
    – Bertolaso ha fatto lo stesso errore, ma di segno opposto, a quello di Giuliani. Dire “sapevamo che non c’era alcun pericolo”, equivale a dire “prevedo che il sisma non ci sarà”. Ha detto una bestialità dal punto di vista scientifico ed è stato anche sfortunatissimo. Come furono sfortunati i suoi colleghi nel dare il cessato pericolo agli abitanti di Assisi nell’ultimo grande sciame sismico. Entrarono i tecnici nella basilica e, col crollo, ci scappò il morto.
    Bertolaso, lo meriterebbe quindi, a pieno titolo.
    – Cattaneo ha commesso l’errore di ripetere a pappagallo in un editoriale con tanto di firma e su Le Scienze, le castronerie dell’americano Albert. Lo meriterebbe come autore e tanto più cone direttore. Dovrebbe smetterla di scrivere su cose in cui non ha la minima competenza e di non far controllare da chi ne sa più di lui, gli scritti che pubblica.
    – Ci siamo limitati a premiare i nostri connazionali. Un po’ di riconoscimenti anche alla nostra famosa creatività.
    Grazie, comunque, per l’utile intervento.

  4. In Italia l’antievoluzionismo regna, non c’è solo De Mattei. Il Vaticano stesso ha sempre mantenuto posizioni ambigue.
    Segnalo una rassegna completa di tutti gli articoli sul tema:
    http://www-3.unipv.it/webbio/evol07/rassdarw09.htm

    si vedrà che se si sceglie di dare l’asino ad uno di essi lo si può estendere a tutta la categoria, cattolici coi paraocchi compresi (per fortuna non tutti i cattolici sono così).

    Sempre in tema, c’è da dire peccato che non sia italiano l’autore della teoria del darwinismo quantico, tale Zurek, perchè altrimenti un asino quantico non glielo porta via nessuno.
    (http://www.nature.com/nphys/journal/v5/n3/full/nphys1202.html)

    Tra gli italiani in tema evoluzione ne resta uno che quest’anno ne ha sparata una bella: Piergiorgio Odifreddi! Matematico che pretende di saperne anche in campi non suoi. Che si occupi di contare gli asini d’oro che sta accumulando più che di spiegare con una sola formula l’intera evoluzione cosmica!

    Saluti

    F. De Mari

  5. Parlando con un collega, mi è sovvenuto alla mente l’intervento del prof. Mauro Marinelli di Genova contro le castronerie scientifiche di CARLO RUBBIA sull’energia solare!

    Invierò alla commissione le slides dell’intervento di Rubbia lo scorso 6 Febbraio 2009 e quelle di Marinelli del 9 Marzo 2009 che ribattono punto per punto, in particolare segnalo i 3 punti più gravi:

    Rubbia sostiene che non c’è problema energetico grazie ai suoi impianti termo-fotovoltaici. Ne propone uno da installare nel deserto per poi trasportare l’energia ivi prodotta ad esempio in Italia. Per far ciò riporta 3 gravi asinate:

    1) Un grave conto errato sulla potenza di produzione media. Viene considerata la produzione solare di picco e con quel dato fatta la media annuale.

    2) Una grave considerazione di Fisica sulle reti di trasporto energetico in particolare sbaglia in pieno i conti con l’HVDC (High Voltage Direct Current) da lui stesso citato.

    3) Considerazioni prive di fondamento circa la fattibilità di un impianto nel deserto che, da solo “risolverebbe il problema energetico mondiale”

    Cito la conclusione di Marinelli che riassume il tutto:
    “Per produrre l’incremento di richiesta di energia elettrica nel posto indicato, bisogna tener conto di doverla trasportare per distanze di migliaia di km e quindi di perderne dal 20% al 50% per il trasporto. Se ne perdessimo solo il 30% dovremmo costruire impianti del tipo Nevada Solar One per produrre 25 000 TWh/anno, ovvero dovremmo coprire con questi impianti una
    superficie di 230 000 km2 Esisterà abbastanza materia prima per costruirli?
    Abbiamo appena visto che un cavo che trasporta meno di un decimilesimo di questa quantità di energia pesa 26 ton/Km !!!
    Where is the energy problem? domanda Rubbia. ll problema dell’energia c’è …e come!”

    Chiedo pertanto l’inserimento di CARLO RUBBIA nella lista delle nominations per l’asino d’oro 2009.
    Andrea Macco

  6. Giuliani senza ombra di dubbio: se la sua scoperta fosse vera stupido a non brevettarla…..ed invece i gas radon non danno la matematicità del sisma…..

  7. Rubbia me l’ero dimenticatao e confermo che in effetti il suo intervento meriterebbe un energetico asino d’oro!

    In merito alle precisazioni di Paolo Diodati nulla da dire, io esprimevo solo il mio punto di vista e motivavo la mia votazione. Comunque bella iniziativa e credo che ora che sappiamo che c’è faremo tutti più attenzione alle segnalazioni.

    Saluti a tutti
    Riky

  8. Sostengo la candidatura di Rubbia!

    Nel caso venisse scartata nell’ordine voto:
    1) Odifreddi
    2) Giuliani
    3) Cattaneo

    Saluti!

    Andrea (Chimico)

  9. Sono combattuto.
    Tra Odifreddi e Rubbia è una bella battaglia.
    Sui terremoti la scienza mi sembra ancora così incerta. In effetti pure sull’evoluzione. Ma a ben vedere tutti i temi sono con un margine di errore. Quel che conta è la castroneria scientifica detta dal candidato all’asino d’oro, no?

    Analizziamo:
    1. Bertolaso. Non ha detto castronerie, solo non si è fidato e ha fatto di testa sua. SCARTATO
    2. Cattaneo. Non ha detto direttamente castronerie ma le riporta. NON SUFFICIENTE
    3. De Mattei. Bisognerebbe sapere un po’ di più di questo libro creazionista, ma come ha scritto qualcuno non è il primo nè l’ultimo. Ha negato spudoratamente Darwin in nome della Scienza? O ha sostenuto una opinione personale? SCARSAMENTE SUPPORTATO
    4. Giuliani. Il fatto del radon è una fregnaccia, è sua ed è stata contestata. PAPABILE.
    5. Odifreddi. Il fatto della formula dell’evoluzione è una fregnaccia, ed è sua ed è stata ampiamente contestata. PAPABILE.
    6. Rubbia. Non ho ben capito le esatte castronerie ma mi sembra di capire che ha proposto un impianto che risolverebbe da solo i problemi energetici mondiali e invece è una immensa bufala. Fregnaccia sua pure contestata in pubblico. PAPABILE.

    RIASSUMENTO: dei 6 candidati 3 papabili e uno incerto.
    Analizzando i tre papabili non saprei dire quale fregnaccia è più grande tra la formula dell’evoluzione, il radon che fa prevdere i terremoti e un impianto che da solo risolve i problemi energetici globali.

    Forse delle tre l’asina più grande suona come l’ultima (Rubbia) per la sua grandezza, ma perchè non premiarli tutti e tre?

    Saluti a tutti e grazie Andrea per aver ospitato questo sondaggio davvero avvincente

    Francesco

  10. MILANO – La religione impedisce di ragionare mentre la scienza vive nella ricerca della verità. Sono mondi molto lontani. Umberto Veronesi, nel corso di Sky Tg24 Pomeriggio, ha spiegato i motivi che, da scienziato, lo hanno portato ad allontanarsi dalla fede. «Scienza e fede non possono andare insieme – ha affermato l’ oncologo – perché la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di legenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti».

    «INTEGRALISTA» – Secondo Veronesi, infatti, la religione, per definizione, è integralista, mentre la scienza vive nel dubbio, nella ricerca della verità, nel bisogno di provare, di criticare se stessa e riprovare. In sostanza, è la sua tesi, si tratta di due mondi e concezioni del pensiero molto lontani l’uno dall’altro, che non possono essere abbracciati tutti e due. Nel corso della trasmissione l’oncologo ha poi ricordato di venire da una famiglia religiosissima, «ho recitato il rosario tutte le sere fino ai 14 anni», ma di aver deciso di allontanarsi, nei primi tempi con grande difficoltà, dopo aver esaminato a fondo tutte le religioni. «Perché – ha concluso – mi sono convinto che ogni religione esprime il bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico».
    c’e’ bisogno di commentare? unico dubbio: la dichiarazione e’ di quest’ anno , ma si riferisce ad un “pensiero”(si fa per dire) a lungo meditato (si rifa per dire)
    PECARI

  11. Ho votato mr Odifreddi… Anche se sono stato in dubbio! Purtroppo non riesco a non pensare che la filosofia (perchè di questo essenzialmente si tratta) che sta dietro l’evoluzionismo (N.B. EVOLUZIONISMO, non evoluzione come possibilità!!!!) sia una cosa che comprometta in maniera assai grave la visione dell’essere umano!
    Pertanto mi pare giusto che certi premi vadano a chi la sostiene, specialmente in maniera così paradossale :-)

  12. Ho votato Odifreddi. Se c’è lui, gli altri possono star tranquilli. Non rischiano di avere Asini.

    Vorrei però rispondere a chi ha detto che il Vaticano mantiene un atteggiamento ambiguo sull’evoluzionismo.

    La Chiesa non si è mai sognata di mettere in dubbio i risultati scientifici dell’evoluzione. Certamente l’introduzione di questa teoria ha costretto la teologia ad una riflessione, ma non capisco dove sia il problema. Che ogni nuova scoperta scientifica abbia poi un impatto sulla filosofia e sulla teologia, nonché sulla mentalità popolare, mi sembra un fatto normalissimo.

    Sulla riflessione filosofica e teologica portata avanti nel mondo cattolico dall’epoca di Darwin ad oggi vi invito a leggere questa voce, molto approfondita e documentata, che ho personalmente scritto su wikipedia (l’ultima parte, quella sull’attuale Papa, non è però opera mia):

    http://it.wikipedia.org/wiki/Evoluzione_e_chiesa_cattolica

    Inoltre per chi considerasse ancora “ambiguo” l’atteggiamento della Chiesa nei confronti dell’evoluzionismo, vorrei segnalarvi questa conferenza svoltasi alla Pontificia Università Gregoriana, che è stata una degli eventi più rilevanti organizzati in occasione dell’anno darwiniano. Provate a dare una scorsa al programma ed ai relatori, poi ditemi che chi organizza questi eventi ha un atteggiamento “ambiguo” sull’evoluzionismo.

    http://www.evolution-rome2009.net/

    Invito inoltre tutti ad una lettura attenta dei contenuti di questo sito:

    http://www.disf.org/ (Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede – Pontificia Università della Santa Croce)

    Cordialità

    Francesco Santoni (fisico)
    Università di Perugia

  13. Sulle proposte di nuove candidature ad “aspirante asino”.

    Un efficiente UCADO (Ufficio Candidature Asino D’Oro), risolverebbe un problema “di tempo”, che si sta presentando: quello dell’esame, inizialmente solo formale e poi sempre più nel merito, delle proposte di candidature ufficiali e di quelle che stanno arrivando. Dov’è il problema occupazionale? Di posti di lavoro se ne possono inventare tantissimi. Poi, quando si andrebbe a esaminare da dove si prenderebbero i soldi… i fisici Macco e Marinelli direbbero “Qui casca l’Asino!”. Ma un rubbiano potrebbe rispondere, come hanno fatto e fanno tantissimi politici,”Intanto, facciamo l’ufficio…poi, in futuro…, si vedrà…”.
    Non so se i moderatori hanno bocciato alcune candidature ritenute improponibili. Oltre a quella di Rubbia, ufficialmente avanzata da Macco e Marinelli, ne sono state segnalate altre, telefonicamente o per posta più o meno privata. Rispondo, a nome della Commissione, sulla proposta Rubbia e, a titolo personale (considerata la palese non accettabilità) su quella Di Pietro.

    A) Il candidato Rubbia è stato proposto e subito accettato dalla maggior parte di chi ha votato la voce “altro”. Di fatto la sua candidatura è stata resa subito valida, tenendo conto delle motivazioni e del materiale inviato. Per renderla più palese, converrebbe evidenziarla nella tabella contavoti. Per la valutazione degli errori sottolineati, 5 fisici me compreso, trarranno le loro conclusioni entro il 26/2/10.

    B) Alcuni colleghi che preferiscono restare anonimi, hanno proposto di assegnare L’Asino d’oro 2009, all’onorevole Antonio Di Pietro. Questa la loro motivazione:
    La contraddizione logica sta nella scelta del nome del suo partito personale.
    La foto dell’assegno di altri 50.000 $, ieri (5/2/10) su quasi tutti i giornali, e le dichiarazioni del tesoriere con cui Di Pietro girava gli States, sul suo allontanarsi quando ci si avviava a parlare di soldi, testimoniano l’incompatibilità logica tra i proclami dell’IDV e il comportamento criptocraxiano e/o criptoberlusconiano del suo presidente a vita che, tra l’altro, usa denaro pubblico per pagare a se stesso l’affitto dei locali, di sua proprietà, adibiti a sede del partito.

    Risposta: la candidatura, se presentata ufficialmente, sarebbe giudicata inaccettabile, in base al regolamento. Avendo escluso motivazioni politiche e religiose, automaticamente sono da escludere quelle di tipo morale, a prescindere dalla veridicità delle motivazioni addotte. Inoltre la stragrande maggioranza degli elettori di Di Pietro respingerebbe una tal motivazione facendo cadere la richiesta unanimità di giudizio negativo. Si polemizzerebbe tra chi ritiene vere le accuse, senza possibilità di darne dimostrazione immediata e chi le ritiene false o da dimostrare vere, senza possibilità di dimostrarne immediatamente la falsità.

    Per premiare in qualche modo Di Pietro bisognerebbe ricordare l’osservazione di Scalfarotto sull’inglese dipietresco, riportato in prima pagina da tutti i maggiori quotidiani, se non erro nell’ultima estate del secondo governo Prodi. Nel suo blog, attribuì i suoi attriti col governo Prodi, al fatto che lui “rompeva le uova nel paniere”, anche al governo. Nella versione inglese fatta evidentemente col traduttore automatico, “Rompo le uova nel paniere”, divenne “I break the eggs in the basket”, frase che gli inglesi capiscono alla lettera, in quanto loro dicono “scombino, distruggo i loro piani”. Come barzelletta, non c’è male! Anche tenendo conto del fatto che attribuì la colpa di un simile inammissibile strafalcione alla sua segretaria… . Sorvolò sul fatto che lui “non poteva non sapere” che la sua segretaria parlasse inglese come un semianalfabeta molisano.
    Troppo deboli tali motivazioni di fronte a un Bossi, premiato lo scorso anno. Quello che stupisce e sottolineo è che un genio dell’apprendimento rapido come lui (32 esami “universitari”, cioè, una “laurea” in 20 mesi…) non solo non abbia imparato con altrettanta rapidità l’inglese, ma addirittura non sia riuscito a imparare nemmeno l’italiano, nel corso di una vita.

  14. Ringrazio Paolo Diodati per il suo intervento in merito alle candidature avanzate. Su quella di Di Pietro non ne sapevo nulla. Posso solo dire di non aver per ora bloccato alcun commento: tutti quelli pervenuti sono quelli pubblicati. Resta ancora da esprimere un parere su quella di Veronesi.

    Ho aggiunto nel sondaggio la voce Carlo Rubbia visto che è stata ufficialmente accettata dalla Commissione. Purtroppo non è possibile modificare il contatore del Sondaggio. A carlo Rubbia spettano dunque 7 degli attuali 8 voti della voce ALTRO. Inafatti: avendo chiaramente specificato che chi vota “ALTRO” è tenuto ad indicare nei commenti l’eventuale nuova candidatura, i voti della voce “Altro” (attualmente in numero di 8) sono da ritenersi per ora tutti destinati a lui ad eccezione di quello di un lettore che propone Veronesi (di fatto, dunque, Rubbia ha 7 voti).

    Ricordo infine ai lettori, come facilmente potranno constatare di persona, che non è possibile ripetere il voto nel sondaggio: il contatore tiene memoria degli indirizzi IP che hanno già votato.

    Andrea Macco

  15. ho letto diodati e in realtà sono divertita come sempre da quello che scrive .
    Intelligenza arguta ed articolata sottendono l’ironia e il suo non prendersi sul serio. ciao paolo
    patrizia garofalo

  16. In seguito alle segnalazioni subito arrivate, integro il mio intervento precedente, dichiarando non accettabile la candidatura di Veronesi. Non mi ero pronunciato al riguardo, perché palesemente in contrasto con l’esclusione di motivazioni politiche o religiose.

    Ma non lascerò senza risposta la sollecitazione a esprimere un parere sull’incompatibilità tra fede e scienza. Ad alti livelli, di Fede e di Scienza, ognuno dovrebbe meritare il rispetto dell’altro e poter restare della propria opinione, senza derisioni e insulti. Perché, per le possibilità della nostra mente, quello che amo chiamare “il problema dei problemi”, non ammette risposta dimostrabile come unica ed esatta. L’unica risposta sensata da dare al quesito in discussione è quella basata sulla presa d’atto della situazione reale esistente.
    Veronesi, quindi, avrebbe dovuto aggiungere alle sue affermazioni “Per me c’è incompatibilità. Per altri, non c’è”. Così avrebbe dato la risposta che una persona colta e senza complessi di superiorità, dovrebbe dare tenendo conto della situazione reale in cui, anche se in minoranza, abbiamo scienziati di primo piano che Veronesi e quelli dell’UAAR (Unione Atei e Agostici Razionalisti) non possono classificare, in base alla loro dichiarata e immotivata superiorità intellettuale e logica, come Irrazionalisti. Non è accettabile, per un problema irrisolvibile, il proclama “Chi non ragiona come me è un irrazionalista.” La loro superbia, con quella sigla, li fa collocare, inesorabilmente, tra gli Irrazionalisti.
    Se io sposassi la tesi di Peter Kolosimo (quello di Non è terrestre), nessuno potrebbe smentire scientificamente, la mia convinzione che noi, sulla Terra, siamo il frutto di un esperimento, o di un dono, seguito e monitorato da una superciviltà extraterrestre. Potrebbero darmi del matto, ma senza poter dimostrare che lo sia, perché in tutti gli altri campi, dovrebbero riconoscermi come sano di mente. E io potrei ben parlare di comportamento da Inquisizione dell’UAAR.

    Colgo l’occasione per lodare in particolare gl’interventi di F. De Mari e Francesco Santoni con cui hanno fornito del materiale utile; di Falco Impetuoso che, a differenza di Giulio, ha domostrato d’aver letto gl’interventi di Odifreddi e la sua “chiamata alle armi” di difensori che di tutto hanno parlato, fuorché di difesa della sua fantomatica formula dell’evoluzione.

  17. Asino d’Oro 2010- Prof. Rubbia ….per gli scarsi risultati del centro di Padriciano (Ts)

  18. Saluti al Paolo che ringrazio per la citazione!
    se si legge la storia di questo blog si capisce che i testi del dr. Macco danno fastidio per la sincerità che da gran fastidio!
    se su spacelive si son fatti burla di lui distruggendo il suo blog, il fastidio è doppio se Odino in tutta la sua divinità nordica si scomoda per scrivere all’Andrea.
    A me mica scrive! (non che lo invidi) è a mio avviso intimidatorio!
    ciò mi fa pensare che sia tra l’altro un autogol per Odino.

  19. propongo la candidatura di paolo diodati e andrea macco, perche’ non solo non sono stati in grado di comprendere un ragionamento elementare relativo alle conseguenze della legge di hardy e weinberg, ma hanno continuato e continuano pervicacemente a esibire la loro deficienza di comprensione: “errare humanum est, sed perseverare asininum”.

    propongo altresi’ che, nella cerimonia dell’assegnazione del premio, vengano loro consegnate fotocopie delle pagine di testi elementari di biologia per le superiori, quali ad esempio l’alberghina-tonini (mondadori scuola, volume B, pagine 340-344) o lo zullini-sparvoli-sparvoli (atlas, volume A, pagine 356-359), o della pagina wikipedia inglese alla voce “hardy-weinberg principle”, affinchè essi possano scoprire che ciò che ritengono un errore, in realtà è sapere comune già per gli studenti delle superiori (evidentemente, non di certi “professori” d’università d’oggi).

    propongo infine che venga loro solennemente ricordato che la superbia è non solo uno, ma il peggiore dei sette (!) vizi capitali, e che la sua pratica potrebbe costare cara a chi crede alle favole religiose, se esse dovessero rivelarsi (dio non voglia!) vere.

  20. A seguito dell’intervento di Piergiorgio Odifreddi che in qualche modo difende la sua candidatura per l’asino d’oro (ma perché nessun altro lo ha fin’ora fatto?) e che propone la candidatura del sottoscritto e di Diodati, ho sentito telefonicamente la Commissione per l’Asino d’oro.

    La candidatura del sottoscritto non risulta accettabile perché fuori dai termini di concorso: l’unico autore dell’articolo che ha criticato “La Legge dell’evoluzione” di Odifreddi è Paolo Diodati. Il sottoscritto, come del resto molti altri sulla rete web e sui giornali, ripresero la notizia. Alcuni sono stati anche citati da alcuni lettori che sono intervenuti. Nel mio specifico caso – ricordo si clicchi QUI per rileggere il post – riportai sul blog la notizia dando la possibilità allo stesso Odifreddi di difendersi e di chiamare in causa chiunque la pensasse anche in maniera opposta a quella di Diodati (ripeto, nessun intervento di carattere scientifico è pervenuto a difesa di Odifreddi, ma si sono visti solo interventi a favore di Diodati e posso assicurare di non aver in alcun modo cestinato interventi che fornissero un contributo in merito alla materia della questione, ovvero la “Legge dell’evoluzione”).
    Aggiungo oltretutto che, come si può leggere dagli interventi sopra riportati, il mio voto per l’asino d’oro 2009 è andato a Carlo Rubbia a seguito del materiale prodotto in particolare dal prof. Marinelli.

    La Commissione, che mi ha detto che interverrà nei prossimi giorni per ratificare quanto segue, avvalla l’inserimento del nome di Diodati Paolo tra le nomination ufficiali per le quali è possibile votare fino al 25 Febbraio 2010.

    Andrea Macco

  21. Jean-Baptiste Le Rond d’ Alembert ebbe a dire “Portatemi un bue e ne farò un matematico!”
    Non a caso scelse il bue e per punto d’arrivo, un matematico. Essendo oltre che matematico, anche fisico, filosofo e astronomo, insomma enciclopedista, avrebbe potuto farlo diventare padrone di qualsiasi disciplina… . Ma optò, non a caso, per la trasformazione di un bue… in matematico.

    Ho ricordato quella vecchia esagerazione, perché voleva sottolineare che la bravura di un docente, e quindi di un divulgatore, si valuta anche, forse soprattutto, in base alla capacità di farsi capire anche dai somari e dai buoi. Ma da questo orecchio il nostro illustre logico non ci sente proprio. Nato completamente sordo, dà un’ennesima prova di illogicità e di “impotentia explicandi”. Come lo scienziato suonato che risponde “tanto peggio per gli esperimenti” ai colleghi sperimentali che gli annunciano l’irrimediabile disaccordo tra la sua teoria e i loro dati sperimentali, così lui dà del cretino o cristiano a chi sottolinea certi suoi strafalcioni. La sua conclusione è sempre la stessa: “Non posso farci niente se tu sei stupido e non riesci a capirmi”. Al suo primo intervento su questo stesso blog, gli chiesi di non far tanta polemica e di non ricorrere ai suoi ripetitivi insulti, ma di far intervenire un ordinario di genetica che dichiarasse, senza tante elucubrazioni, che le sue formulette riportate nell’articolo che ho contestato, credo nel marzo scorso, costituiscono, come da titolo, “la formula dell’evoluzione”. Allora si finì nel comico. Riuscì a far intervenire solo due amichetti non esperti. Nessuno dei due si pronunciò nel merito. Uno, Andrea Frova, credette bene di insultare volgarmente tutti quelli che non riconoscono la grandezza dell’improvvisato genetista.

    Ora siamo daccapo. È ovvio che la mia contestazione è stata fatta propria da esimi ordinari di genetica e anche da un conferenziere esperto in matematicizzazione dell’evoluzionismo. Partono con gl’insulti (a scanso di equivoci, sono evoluzionisti e atei), appena sentono parlare di una formula, parole loro, che “non solo non esiste, ma che, se dovesse un domani esistere sarebbe talmente complicata da essere totalmente inservibile e non verificabile per previsioni, ma solo per post-predizioni”. Per buona educazione, mi astengo dal riportare anche un solo giudizio sulla formuletta spacciata per quello che non è.

    Tutto ciò premesso, dichiaro che parteciperò all’annunciata serata scientifico-culinaria finale, solo in qualità di capo cuoco, essendo padrone della casa di campagna che ospiterà l’importante riunione decisiva. Non vorrei essere accusato di conflitto d’interessi. E mangerò al tavolo degli studenti che verranno (remunerati) ad aiutare in cucina.

    Dichiaro però, sin da ora, che nel caso dovessi essere incoronato, potrei far mia, (semel in vita licet insanire), la logica del più illustre illogico nazionale: potrei restituire in tempo reale l’Asino d’oro, per non comparire nello stesso albo in cui figurano i nomi di Odifreddi e, peggio ancora, di Umberto Bossi (vedi su Tellusfolio “odi caldi… odi freddi… lucida follia. Un IgNobel per la pace”).

    PS
    Da un riesame del materiale pervunuto su Carlo Rubbia, si può dichiarare sin da ora che non rientrerà nella rosa finale.
    Motivazioni:
    – Ci sono errori ed errori. Rispetto a quelli di altri concorrenti, i suoi sono di rilevanza “meno cosmica”.
    – Il materiale fornito, così schematico, non può essere paragonato a scritti definitivi, firmati e comparsi su riviste.

  22. Jean-Baptiste Le Rond d’ Alembert ebbe a dire “Portatemi un bue e ne farò un matematico!” bella questa frase che è stata riportata!
    Piergiorgio Odifreddi passerà alla storia per aver tentato di trasformare un prof. di Fisica e centinaia di migliaia di altre persone in altrettanti somari. Essendo questi suoi tentativi “controevoluzionisti” e intestardendosi a dichiararsi inventore della formula dell’evoluzione, per tale palese contraddizione meriterebbe un doppio Asino d’oro!

    Rossella

  23. Utilizzando una terminologia tipicamente fisica, si può dire che Odifreddi confonde un’equazione di stato con un’equazione del moto. Ovvero un’equazione che lega tra loro alcune osservabili che caratterizzano lo stato di un sistema in condizioni di equilibrio, con un’equazione che descrive la variazione di queste osservabili nel tempo. Capisco che Odifreddi sia un matematico e non un fisico, ma questi sono concetti di fisica generale che, mi pare, sia un corso obbligatorio anche nei corsi di laurea in matematica.

    Comunque, passando oltre e per la soddisfazione di Odifreddi, vorrei proporre anche la candidatura di Antonino Zichichi per un suo vecchio articolo sulla quadratura del cerchio pubblicato sulla pagina scientifica di Famiglia Cristiana:

    http://sanpaolo.org/fc05/0541fc/0541fc96.htm

    L’articolo è del 2005, spero non sia troppo vecchio, però vi assicuro che ne vale la pena. Tra i vari strafalcioni vale la pena di notare quello secondo cui la circonferenza non sarebbe proporzionale al raggio e che un’espressione algebrica è “un’espressione con un numero finito di termini”. L’articolo è per intero un’accozzaglia di errori ed inesattezze, così che non serve stare ad elencarle tutte; vi invito quindi a leggerlo.

    Cordialmente

    Francesco Santoni

  24. Sulla cadidatura di Rubbia mi permetto di insistere perché i suoi sono errori di conto grandi come una casa! Come è possibile che un premio Nobel asserisca in merito al solare termodinamico che “Basta un quadrato di tre chilometri di lato, la lunghezza di una pista di aeroporto, per ottenere la stessa energia di una centrale nucleare” e che “basta riempire lo 0.3% della superficie di deserto di pannelli solari per risolvere il problema energetico mondiale” e in merito all’Italia: “il 3% del territorio basterebbe a produrre il 70% dell’energia necessaria al Paese”.

    Se il materiale fornito (slides di conferenze che Rubbia tiene pubblicamente nelle Università italiane) appare insufficiente, allora eccone altro:

    1) Articolo sull’inserto scientifico di Repubblica: cliccare QUI

    2) Rivista scientifica “Newton” – numero di Settembre 2007 contenente articolo dal titolo: “Rubbia. dal sole del Sahara luce per il Mediterraneo”

    non ho trovato in rete l’articolo, ma c’è anche

    3) una notizia ANSA che ne parla:

    Sfruttare l’energia solare dove ne arriva di più, nel deserto del Sahara, per dare elettricità pulita a tutti i Paesi del Mediterraneo. E’ il progetto Desertec, lanciato da un gruppo di scienziati tra cui il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, per risolvere in un colpo solo il problema energetico e l’emergenza inquinamento, ma anche per far decollare l’economia dei Paesi africani. Il progetto e’ descritto in un servizio della rivista Newton, in edicola da domani. ”In meno di sei ore arriva sui deserti una quantità di energia pari a quella consumata in un anno in tutto il mondo”, spiega il fisico Gerhard Knies, tra i promotori del progetto. (Fonte http://www.ansa.it)

    Come si vede l’idea di Rubbia fu lanciata, con palesi evidenti errori sulla fattibilità, già nel 2007. Stupisce che dopo 2 anni in cui il progetto è stato di volta in volta ridimensionato, mai decollato (per evidenti limiti che in moltissimi, non solo il prof. Marinelli, hanno evidenziato), Rubbia continui ad andare a parlare agli studenti delle Università Italiane dicendo loro di non preoccuparsi, grazie a lui il problema energetico non esiste!

  25. Prof. Odifreddi, lei mi stupisce sempre di più!
    Perchè anzichè arrabbiarsi così tanto non trova qualcuno competente della materia che la difenda?

    Lei cita dei testi accademici, ma il suo articolo riporta semplicemente quei testi? O a partire da quei lavori consolidati propone qualcosa di più? Non mi sembra che nessuna delle Leggi contenuta in tali testi sia spacciata come “formula dell’evoluzione”. In ogni caso, non sono nè biologo nè evoluzionista e da Fisico mi limito a constatare che da qualche parte c’è un passaggio logico che sfugge.

    Vorrei tuttavia sostenere ancora la candidatura che Andrea Macco citando l’ottimo lavoro del prof. Marinelli fa per Rubbia. I suoi sono veri e propri orrori, se uno studente si azzardasse a fare dei conti simili in una Tesi di Laurea non gli verrebbe MAI passata e solo per il fatto di essere un Premio Nobel non lo esime dal poter dire qualsiasi corbelleria.

    Un progetto nel Sarah che risolve i problemi energetici globali? Ma andiamo!
    1) L’energia effettiva di produzione? Non potrà mai essere come quella di una centrale (gas, carbone nucleare non importa qui) che lavora ininterrottamente!
    2) I costi di realizzazione di un simile impianto? Quanta materia prima occorrerebbe?
    3) Come la si trasporta? Marinelli ha ottimamente dimostrato che i metodi proposti da Rubbia non sono efficaci e ad oggi un trasporto simile di energia è IRREALIZZABILE con l’attuale tecnologia
    4) Tempeste di Sabbia? Nessuno dice mai che i pannelli solari hanno una loro manutenzione o perdono rapidamente di rendimento
    5) Tempi di relizzazione? L’articolo di Newton citato da Andrea lo lessi a suo tempo e parlava di almeno 30 anni per i tempi di relizzazione… siamo seri! poi ci lamentiamo che una centrale Nucleare è lenta da costuire.

    Bastano questi 5 punti per assegnare per 5 anni di fila l’Asino d’oro al Premio Nobel (!?!). La Commissione non può ignorare una candidatura simile.

    Saluti

    Riccardo (Fisico di Genova)

  26. Ho dato il voto a Odifreddi perchè mi sembra che l’ostinazione sia tutta sua. Tuttavia anche la candidatura di Rubbia e quella di Giuliani non sono male.

    Gradirei sapere chi fa parte della Commissione oltre a Diodati. Visto che ora è stato coinvolto anche lui forse sarebbe il caso che qualcun altro della Commissione intervenisse a fare un po’ di chiarezza sulle candidature…

    Lorenzo

  27. Ragazzi, un po’ di calma! Ho risposto a Macco, senza esitazione, di inserirmi tra i candidati e non parteciperò né alla discussione, né alla votazione finale. Avrei potuto rispondere a Odifreddi con la più ovvia delle motivazioni per respingere la sua simpatica proposta: trovati almeno un compagno che ti appoggi. In futuro, se si continuerà, si dovranno porre delle regole precise per le nomine e dovranno essere rispettate. Le poche regole che abbiamo già introdotto, non vengono rispettate. E’ poco serio insistere con Rubbia, basandosi su delle trasparenze che, al limite, potrebbero anche essere contraffatte. C’è chi mi ha scritto “Rubbia con 4 pannelli vuole risolvere il problema energetico di tutto il mondo”. Ma vi sembra possibile e serio mettergli in bocca cose simili? Scritti ufficiali e su riviste ufficiali, se si considerano uomini di scienza. Chi pretende che non sia più io a rispondere, sappia che nessuno della commissione ha un grado di pazzia tale da imitarmi e dedicare tanto tempo, alla sera, quando si torna a casa spompati, a una causa di principio, come questa. Chi poi pretende di sapere i nomi di tutti gli altri commissari, dimostra di non sapere in che paese vive. Siamo la patria del “qui lo dico e qui lo nego”.
    Il Comunicato è firmato da me e da un intellettuale poliedrico di assoluta garanzia. Dei Commissari sono autorizzato a fornire i nomi dei due fisici che andarono a Roma, al Jolly Hotel, per la cerimonia della nomina ad Asino d’oro di Odifreddi che in giorni di grazia, aveva accettato di venire. Poi cambiò idea. I due fisici, un teorico e uno sperimentale, furono selezionati anche in base alle loro posizioni politiche (estrema sinistra) e atei, per non dare a Odifreddi la possibilità di parlare di prevenzione politica e religiosa da parte di cretini-cristiani.
    Posso garantire che, anche grazie al fatto di averli presi per la gola (alle mie cene si invitano da soli in parecchi) la Commissione è ben rappresentata, ma non chiedetemi i nomi, altrimenti scappano in parecchi. Un ricercatore un po’ suonato di Roma 3, ammiratore sfegatato di Odifreddi al punto di voler collaborare politicamente con lui per distruggere preti e chiesa, anche se si dichiara di estrema destra, ha scritto che “subirò le conseguenze, per il mio atteggiamento”. E voi pretendete che i Commissari, facciano sapere chi sono e magari per chi hanno votato?
    Chiedo scusa per la lunghezza di questo intervento, ma siete in tanti e le cose da dire sarebbero ancora di più di quelle che dirò.

    1) Auspicherei che il moderatore si mostrasse più moderato, e super partes. Gli converrebbe far scendere in campo Marinelli. Potrei allegare copia di un articolo su una pagina scientifica di uno dei maggiori quotidiani nazionali, il cui titolo esprimeva l’esatto contrario di quanto avevo dichiarato al giornalista al telefono e per fax, mediante copia di articoli in inglese su riviste con referaggio. La mia tesi “I terremoti non sono prevedibili” era diventata “Due fisici hanno trovato il modo per prevedere i terremoti”. L’articolo su Repubblica, allegato per rinforzare la candidatura già esclusa di Rubbia, ha quindi valore zero. La sua lettura ha comportato solo un’inutile perdita di tempo. Per l’altro materiale, basterebbe osservare la molteplicità di affermazioni contraddittorie, tutte attribuite a Rubbia, tra l’estensione della superficie su cui installare i pannelli e quella delle zone che ne beneficerebbero. Un caos di affermazioni, tutte attribuite a Rubbia.

    2) A Francesco Santoni. Dal punto di vista formale, la rivista su cui comparve l’articolo di Zichichi allegato, non può rientrare, a nessun titolo, tra quelle scientifiche o che vorrebbero essere tali. In quanto alla sostanza, sottolineo il pericolo, concretizzatosi in pieno nelle votazioni in atto, del sopravvento del “tifo”, delle simpatie e antipatie insomma, che offuscano la razionalità. Sono uno sperimentale e non è la prima volta che ricorro a “esperimenti” di questo tipo. Due dei miei colleghi più preparati sia in fisica che in matematica, sono ammiratori a 350 gradi di Odifreddi. Inoltre, vedendo entrambi Zichichi e tutti i nucleari come il fumo negli occhi,
    erano i candidati ideali per il mio “esperimento”.
    Ho stampato l’artico di Zichichi che lei ha allegato, ho sostituito ad arte il nome di Zichichi con quello di Odifreddi e l’ho sottoposto al fuoco micidiale delle critiche dei due colleghi, tra i migliori dell’Università di Perugia. Ora ho su quei fogli la dichiarazione firmata, con cui danno l’OK allo scritto, addirittura lodandolo: ben sottolineata le differenza tra le misure e la matematica. Tra circonferenze di diametro 1 mm, 1 m, 1 km, 10 km e così via, le misure sperimentali, con le loro limitazioni, danno diverse possibilità di approssimazione e quindi… .
    Come la mettiamo?
    Io, che non soffro né di odi caldi, né di odi freddi, la metto così: la tifoseria porta fuori strada spesso anche i migliori, come l’ottimismo e il pessimismo nella storia del bicchiere mezzo pieno. Le affermazioni contestate a Zichichi sono rattoppabili o addirittura esatte. Se, al contrario, uno afferma che l’ultravioletto e l’infrarosso hanno una frequenza fissa e, per giunta, sballa pure la collocazione, mettendo un valore addirittura fuoribanda, queste fesserie non sono rattoppabili. E il fatto che gli allora direttori de Le Scienze (non di Famiglia cristiana) , Cattaneo e Bellone abbiano ceduto alla ascientificità di Odifreddi, alla sua superbia e cocciutaggine, nel non voler ammettere gli errori di fronte ai lettori, è un’altra dimostrazione di sudditanza psicologica e di cieca tifoseria, che fa a pugni con la serietà e correttezza verso i lettori. Il moderatore potrebbe testimoniare che per quest’anno, le “mie simpatie” dichiarate erano per Cattaneo, colpevole nel 2009, anche di affermazioni imperdonabili che spiegano i miracoli, in un inutile editoriale sull’intreccio quantistico.

    3) Poiché i tifosi potrebbero mettere in atto vari “trucchetti da tifosi” per votare più volte (basta votare da punti Internet o da uno stesso pc con IP dinamico, sottolineo che i risultati del contavoti non avranno la minima influenza sui giudizi della Commissione, dalla quale mi sono escluso. Odifreddi, quindi, non canti vittoria. Il secondo Asino se lo dovrà sudare.

    4) Su Tellusfolio c’è stata una piccola polemica. Il plebiscito evidenziato dal contavoti, a favore di Odifreddi, viene spiegato con il tipo di lettori “clericali”del blog di Macco. Concludo ricordando che ho scelto il blog di Macco, perché gestito da un fisico e seguito da persone che avevano dimostrato vivo interesse per le tematiche scientifiche. Consapevole dell’accusa che ne sarebbe derivata, non a caso ho mandato lo stesso comunicato a un quotidiano con caratteristiche e lettori di orientamento totalmente diverso. Anche lì, finora, c’è stato un plebiscito su quello che è stato acclamato Odifreddi Superstar.

    5) Chi si collega con il sito dell’Università di Perugia e con la pagina del Corso di Laurea in Fisica, può controllare le valutazioni avute in ambito europeo dalle diverse discipline scientifiche. Fisica è ottimamente piazzata. Biologia pessimamente. Mi è stato pertanto consigliato di chiedere a Odifreddi di far intervenire a sua difesa e per spiegare quello che detto da lui noi poverini non riusciamo a capire, un genetista straniero, come garanzia di buon livello scientifico e di non partigianeria.

  28. Ringrazio Paolo Diodati per i chiarimenti e credo che per il futuro il fatto di avere un regolamento più ferreo per le candidature possa essere senz’altro la via giusta da seguire.

    Il dibattito sta appassionando i lettori e ha appassionato pure me, chiedo scusa se mi sono sbilanciato più del normale su Rubbia, ma è un vero peccato che il prof. Diodati non abbia assistito di persona alla Conferenza del premio Nobel perchè, conoscendolo un poco, sono certo che se avesse avuto il lusso di una tale partecipazione si sarebbe scaldato anche più di me e di altri lettori che sono intervenuti e che, con me, erano presenti sia alla conferenza di Rubbia, sia a quella di Marinelli.

    Che la votazione fosse solo “indicativa” per la Commissione (una specie di referendum consultivo, in cui alla fine le decisioni possono anche essere differenti da quello che ha auspicato la maggioranza degli elettori) era chiaro fin dal comunicato stampa originale ma è stato bene ribadirlo a scanso di equivoci.

    Restano ancora 2 settimane e auspico che dibattito e votazioni possano procedere pacatamente e serenamente.

    Andrea Macco

  29. Non mi interessa continuare a sostenere la candidatura di Antonino Zichichi; se non è candidabile, non è candidabile e basta.

    Tuttavia, visto che il professor Diodati ha fatto notare che due revisori (fisici) hanno lodato l’articolo di Zichichi, ci terrei a far conoscere ai lettori di questo blog come stanno veramente le cose, così che non si facciano idee sbagliate sul problema della quadratura del cerchio.

    L’articolo di Zichichi non sta in piedi in alcun modo. Cercherò di spiegare il perché in maniera concisa, anche se non potrò essere breve.

    Scrive Zichichi: – Il “senso comune” avrebbe suggerito che le due cose fossero legate: se aumento il raggio di 10 volte, la lunghezza del cerchio corrispondente a quel raggio dovrebbe aumentare anch’essa di 10 volte. Invece no. Provarono a migliorare gli strumenti di misura per capire cosa stesse succedendo -.

    Questo passaggio è assolutamente privo di senso, per due motivi:

    1) Per come è scritto, si può interpretare che la circonferenza non sia realmente proporzionale al raggio.
    2) Lascia intendere che i matematici greci cercassero di determinare questo rapporto semplicemente misurando, ed anche questo non sta in piedi.

    I matematici greci procedevano in maniera rigorosamente formale. Euclide, nel XII libro degli Elementi, proposizione 2, dimostra che le aree di due cerchi stanno tra loro come i quadrati dei rispettivi raggi, il che significa che il rapporto tra l’area del cerchio ed il quadrato del suo raggio è una costante uguale per tutti i cerchi. Archimede, nel libro Sulla Misura del Cerchio, proposizione 1, dimostra che l’area del cerchio è equivalente a quella di un triangolo rettangolo i cui cateti sono il raggio e la circonferenza del cerchio.

    Mettendo insieme la proposizione di Euclide con quella di Archimede, è immediato dedurre che due circonferenze stanno tra loro come i rispettivi raggi, ovvero che il rapporto tra circonferenza e raggio è lo stesso per tutti i cerchi.

    Quindi, almeno sin dai tempi di Archimede, che la circonferenza è direttamente proporzionale al raggio era un fatto già ben conosciuto, del quale non si aveva alcun dubbio.

    Il problema quindi non era quello di provare l’esistenza e l’unicità del pi greco, ma quello di calcolarlo. Nell’antichità vennero date diverse approssimazioni, una dallo stesso Archimede (proposizione 3 del libro Sulla Misura del Cerchio). L’approssimazione di Archimede si basava sull’approssimare la circonferenza con dei poligoni regolari: aumentando il numero di lati si migliora l’approssimazione. Questo metodo è, in linea di principio, analogo a quello proposto da Zichichi con i pezzettini di carta, anche se quest’ultimo in pratica non è utilizzabile. Come detto si tratta comunque di un’approssimazione, ed Archimede lo sapeva bene. Ma la proporzionalità tra raggio e circonferenza era già stata rigorosamente dimostrata.

    Pertanto una cosa è dimostrare l’esistenza e l’unicità del pi greco, altro è determinarne l’esatto valore numerico.

    Il metodo dei poligoni (o quello dei pezzettini di carta) permette di costruire, attraverso successivi passi, approssimazioni sempre migliori. Ci si può chiedere allora: esiste un metodo che permetta di costruire il valore esatto di pi greco? Modificando un po’ i termini della questione si arriva diretti al problema della quadratura del cerchio. Ma prima di parlare di questo, è meglio prima correggere un altro errore di Zichichi.

    Scrive Zichichi: – Nessuno sarebbe mai riuscito a stabilire una relazione calcolabile tra la lunghezza di un cerchio e la lunghezza del suo raggio. Il matematico tedesco Ferdinand von Lindemann dimostrò, nel 1882, che questa relazione non poteva essere espressa da alcuna equazione algebrica. Il che vuol dire un’espressione con un numero finito di termini -.

    Qui si fa gran confusione di termini matematici, niente affatto giustificabile appellandosi al contesto divulgativo. Vediamo di chiarire con termini semplici ma fondamentalmente corretti. I numeri reali si distinguono in razionali ed irrazionali. I razionali sono numeri che possono essere espressi come rapporto di due numeri naturali. In rappresentazione decimale i razionali hanno un numero finito di cifre decimali, oppure sono periodici. Gli irrazionali non possono invece essere espressi come una frazione, ed in rappresentazione decimale hanno infinite cifre decimali senza alcuna periodicità (altrimenti si potrebbe determinare la relativa frazione e quindi sarebbero razionali). Gli irrazionali si dividono poi in algebrici e trascendenti. I numeri irrazionali algebrici sono quelli che possono essere espressi come soluzione di un’equazione algebrica, ovvero Pn(x) = 0 dove Pn(x) è un polinomio in x di grado n a coefficienti interi. Ad esempio radice di due è soluzione dell’equazione algebrica x^2 – 2 = 0. I trascendenti sono semplicemente gli irrazionali non algebrici. Lindemann per l’appunto dimostrò che pi greco è un trascendente, ovvero non si può trovare alcuna equazione algebrica la cui soluzione sia pi greco.

    Prima di andare avanti, è opportuno ora definire che cosa si intende per ‘costruzione con riga e compasso’. Con ‘riga’ non si intende un righello millimetrato che permette di fare misurazioni di lunghezza, ma si intende un oggetto ideale che permette di disegnare linee rette di lunghezza indefinita. Con ‘compasso’, analogamente, si intende un oggetto ideale che permette di disegnare cerchi di raggio qualsiasi. Fare una costruzione con riga e compasso significa quindi costruire un qualche oggetto geometrico utilizzando opportunamente questi due oggetti, e chiunque abbia fatto un po’ di disegno tecnico a scuola (immagino quasi tutti) credo che possa ben capire di che cosa si tratti (nella pratica si utilizzano anche le squadre, ma solo per una questione di praticità; le operazioni fatte con le squadre possono essere infatti scomposte in operazioni più elementari effettuate con riga e compasso).

    Chiarito quindi cosa si intende per ‘costruzione con riga e compasso’, si può allora enunciare il problema della quadratura del cerchio in termini corretti. Il problema consiste, dato un cerchio, nel costruire con riga e compasso un quadrato di area equivalente. In questi termini, questo è il problema classico, che però può essere riformulato richiedendo, dato un cerchio, di costruire con riga e compasso un quadrato il cui perimetro è uguale alla circonferenza data; infatti, supponendo di aver risolto il problema in una delle due formulazioni, è poi molto semplice risolvere l’altra.

    Zichichi, nel suo articolo, fa ovviamente riferimento alla seconda formulazione, ma omette di specificare che il problema deve essere risolto con riga e compasso, ovvero omette un punto fondamentale del problema, rendendo di fatto il suo articolo praticamente inutile per chi volesse avere informazioni corrette su questo classico problema. L’esempio che poi fa di avvolgere un filo intorno al cerchio è completamente fuori luogo, visto che si tratta di un procedimento non ammesso nel problema. Tra l’altro la distinzione tra un cerchio reale ed un cerchio ideale non c’entra niente: se idealmente avvolgessi un filo inestensibile intorno ad un cerchio ideale, e poi piegassi il filo in quattro parti otterrei esattamente il quadrato desiderato. Questa distinzione tra realtà ed idea non ha proprio alcun senso. Anche quando si fanno costruzioni con riga e compasso, si suppongono sempre una riga ed un compasso ideali, come già detto prima, e non fa niente che poi in realtà queste non esistono. Ad esempio il problema di costruire un triangolo equilatero su di un dato segmento AB può essere risolto così: puntando su A con raggio AB si tracci un circonferenza C1; puntando su B con raggio AB si tracci un circonferenza C2; si individuano così le intersezioni C e D tra le due circonferenze; queste sono, per costruzione, equidistanti dagli estremi del segmento AB e in particolare risulta AB = BC = CA; ABC (oppure ABD) è quindi il triangolo equilatero cercato. Questo procedimento è geometricamente valido; la sua validità non dipende dalla qualità degli strumenti reali.

    Tra l’altro, per il suo ragionamento sul cerchio reale, credo che Zichichi si sarebbe pure potuto beccare i rimproveri da Galileo stesso; vi invito infatti a considerare ciò che il Linceo scrisse nella Seconda Giornata del suo Dialogo: – SALVIATI: […] vorrei pur che la conversazione, ancor che di poche ore, avuta con persone che hanno qualche cognizion di geometria vi facesse comparir un poco piú intelligente tra quei che non ne sanno niente. Or, per mostrarvi quanto sia grande l’error di coloro che dicono che una sfera, verbigrazia, di bronzo, non tocca un piano, verbigrazia, d’acciaio, in un punto, ditemi qual concetto voi vi formeresti di uno che dicesse e costantemente asseverasse che la sfera non fusse
    veramente sfera. SIMPLICIO: Lo stimerei per privo di discorso affatto. SALVIATI: In questo stato è colui che dice che la sfera materiale non tocca un piano, pur materiale, in un punto, perché il dir questo è l’istesso che dire che la sfera non è sfera -.

    Ci stiamo comunque ormai avvicinando alla conclusione; resta solo da fornire un’ultima definizione: un numero si dice ‘costruibile’ quando, assegnata un’unità di misura, ovvero scelto un segmento qualsiasi come unità, si può costruire con riga e compasso un segmento corrispondente al numero stesso. Si può inoltre dimostrare, e questo è un punto fondamentale, che QUALUNQUE NUMERO COSTRUIBILE È NECESSARIAMENTE ALGEBRICO.

    Ecco allora la soluzione del problema della quadratura del cerchio. Per costruire il quadrato di area equivalente è necessario costruire in qualche modo il pi greco; ma se questo fosse possibile, allora il pi greco sarebbe algebrico. Si spiega quindi perché il risultato di Lindemann pone fine al problema: avendo Lindemann dimostrato che il pi greco è un numero trascendente, esso non sarà costruibile, e pertanto il problema della quadratura del cerchio non ha soluzione.

    Siamo alla fine. Ora chiedo, tra errori ed inesattezze, che valore ha l’articolo di Zichichi? Chi non conoscesse il problema della quadratura del cerchio e decidesse di informarsi su di esso leggendo l’articolo di Zichichi, qual concetto ne ricaverebbe? Non c’è bisogno di lasciare ai posteri l’ardua sentenza. Ne ricaverebbe alcune idee sbagliate mescolate ad alcune altre idee confuse. Non mi sembra un buon risultato.

    E a questo punto, vorrei chiedere al professor Diodati di farci conoscere i nomi dei due revisori che hanno giudicato positivamente l’articolo di Zichichi (credendolo di Odifreddi); penso che non ci sia alcuna violazione della privacy; d’altra parte, se su quell’articolo hanno accettato di metterci la firma, allora ritengo che abbiano anche implicitamente accettato di metterci la faccia.

    Francesco Santoni
    Università di Perugia

    PS. Scusatemi per il post un po’ lungo, però spero che me lo pubblichiate lo stesso; penso infatti che possa essere interessante per i lettori del blog.

  30. Avevo deciso di intervenire su altre questioni. Letto l’ulteriore intervento di Santoni appesantirò il dibattito con due commenti separati.
    Ecco il primo.
    Ho inutilmente cercato di contattare Santoni, scrivendogli infine all’indirizzo univeristario. Non essenso tornata indietro, la mia lettera dovrebbe essere a sua disposizione. Quando il discorso diventa troppo personale (Santoni vuole far sapere a tutti i nomi dei due referee, perché ci mettano la propria faccia), credo che sarebbe preferibile un colloquio a due o a tre, (insomma tra chi è veramente interessato ad approfondirlo), per poi riferire agli altri le conclusioni comuni, qualora ci si arrivasse. Invito quindi Santoni a contattarmi.

    – In merito al suo ultimo e più dettagliato intervento, devo dire che fa onore a questo blog. I risultati del mio tentativo di favorire confronti su temi scientifici anche sul quotidiano tellusfolio i cui lettori sono più sensibili a tematiche politiche e artistiche, dimostrano la grande utilità culturale di blog come questo.

    – Ribadisco, e concludo su tale tasto, la bontà della discriminante tra riviste scientifiche e quotidiani e settimanali generici. Se Zichichi avesse inviato l’articolo contestato a una rivista scientifica di matematica o di fisica-matematica, il direttore, magari un Santoni e non un Cattaneo, lo avrebbero costretto a modificare alcune parti. Spesso ho ringraziato dei referee per avermi fatto migliorare periodi, frasi o semplici parole. E spessissimo, sono tuttora ringraziato a parti invertite. Quindi la candidatura non è sostenibile sulla base di quel solo articolo divulgativo.

    – Di nuovo in merito all’articolo. Invito Santoni ad una lettura più attenta del regolamento (se lo avesse tenuto presente, non avrebbe segnalato la rivista “scientifica” Famiglia cristiana, e anche dei commenti precedenti. Io non ho parlato di due “fisici”, ma di due colleghi di Facoltà che sono, in assoluto, i più preparati nel campo della fisica e della matematica.
    Un terzo collega, matematico come uno dei due precedenti, vincitore di cattedra a 30 anni, odifreddiano di ferro, in pensione anticipata, perché non ci si ritrovava più in questa università di “professorini”, mi ha inviato solo ieri sera il suo verdetto, che riporto integralmente di sotto.
    Verdetto scritto, però, dopo aver saputo del mio “scherzo”. Mi dispiace contraddirlo, ma anche lui aveva abboccato e in pieno. Perché, se avesse saputo che era di Zichichi, avrebbe dato in escandescenze, parlando di indecenza. Le frasi dette al telefono a mia moglie, matematica, (non ero in casa) quando ancora credeva che l’articolo fosse di Odifreddi, sono “Poteva essere più chiaro in qualche parte, io avrei parlato di Lindemann. Ma, tutto sommato, senza errori rilevanti. Questo, più di quello che segue, è stato il suo giudizio. Che facciamo, Santoni? Diamo l’Asino d’oro a me e ai tre colleghi?

    Uno dei colleghi caduti nella trappola, saputo dello scambio di nomi ha sinteticamnete e sinceramente esclamato, riferendosi ovviamnete a me e riconfermando il suo accordo con Odifreddi “Che STRONZO!!”. Al che, io “puoi sempre fare come quella volta che dichiarasti falsa la tua firma autenticata…”.

    Ecco il pensiero del Chiar.mo Prof. XY
    Carissimo Paolo,
    mi sono divertito a leggere il blog di Macco, grazie per la segnalazione.
    Ho visto che l’articolo di Zichichi l’ha segnalato Santoni, ma ti rinnovo i complimenti per avere escogitato una splendida beffa!
    Sono lieto di non esserci caduto, e di essere rimasto tanto sorpreso da come Odifreddi fosse oscuro in questa determinata circostanza. Ti avevo parlato subito al telefono (non con me…Nota di PD) della strana definizione di elemento algebrico, che non sapevo se forse era la piu’ adatta alla divulgazione, e che avrei trattato la questione in maniera diversa, citando per esempio piuttosto Lindemann che non Lambert, ma mi sembra che valga la pena di spendere due parole solamente sulla seguente osservazione di Santoni:

    > Tra i vari strafalcioni vale la pena di notare quello secondo cui la circonferenza non sarebbe proporzionale al raggio.

    In effetti con essa si apre l’articolo, e mi aveva alquanto stupito, poi, sapendo che veniva da Odifreddi!, ho pensato a lungo se per caso non potesse avere un significato che mi sfuggiva, e noto con piacere che anche tu l’hai colto:

    “ben sottolineata le differenza tra le misure e la matematica”.

    Se infatti si usasse per pi greco il valore 3 dato nella Bibbia, e si volesse misurare per esempio con una corda il diametro di una colonna di diametro 1 metro, ecco che si troverebbe un valore sperimentale un po’ piu’ grande del 3 che proviene dall’uso della formula. Se il diametro e’ invece di 3 metri, ecco che il divario tra il valore atteso di 9 metri e quello sperimentalmente trovato sarebbe ancora piu’ grande, forse questo in effetti da fisico intendeva Zichichi. Ripeto, pero’, un’esposizione alquanto oscura, fatta da uno che si capisce subito certe cose le conosce solo per sentito dire (ribadisco, chissa’ perche’ si e’ cacciato nella questione della trascendenza di pi greco, Lindemann, quando bastava discutere la sua irrazionalita’, Lambert).

    Ciao, sempre un abbraccio, buona domenica,
    il tuo XY

    (Mi hai fatto sorridere di fronte alla constatazione: “nessuno della commissione ha un grado di pazzia tale da imitarmi e dedicare tanto tempo, alla sera, quando si torna a casa spompati, a una causa di principio, come questa”, in effetti non so come riesci a trovare le forze per fare tutto quello che fai…)

  31. Come ho già detto non mi interessa continuare a sostenere la candidatura di Zichichi per l’Asino d’Oro.

    Ho però voluto fare un po’ di corretta informazione sul problema della quadratura del cerchio.

    Quando anni fa lessi l’articolo di Zichichi ne rimasi molto colpito per la confusione che riusciva a fare, quindi ho pensato che sarebbe stato interessante proporvelo. Inoltre, visto che Zichichi è anche uno dei bersagli preferiti della polemica odifreddiana, mi è sembrato che fosse in tema con gli argomenti trattati in questa sezione del blog.

    Non ho intenzione di assegnare Asini d’Oro a nessuno, tuttavia nel mio precedente post ritengo di aver dimostrato con dovizia di argomenti che quello di Zichichi sia un pessimo articolo. Con buona pace quindi dei revisori, che avranno pure un’ottima preparazione in fisica e matematica (non lo metto minimamente in dubbio), ma evidentemente il problema della quadratura del cerchio non lo conoscono nei dettagli (ed in questo non ci vedo proprio niente di male; non si può sapere tutto, e questo vale per tutti e mi ci metto ovviamente pure io).

    Per cui prego i revisori di non arrabbiarsi per la mia piccola provocazione finale che voleva solo essere una facezia, e che posso assicurare ho fatto senza alcuna velleità polemica.

    Tra l’altro non riesco a capire l’ultima osservazione del professor XY che sostiene sarebbe bastato discutere l’irrazionalità del pi greco e non la trascendenza.

    Gli irrazionali o sono algebrici o sono trascendenti. Ora, dato che tutti i numeri costruibili sono algebrici ma non tutti gli algebrici sono costruibili, non basta dimostrare che pi greco è irrazionale per dire che non è costruibile.
    Quindi è la dimostrazione di Lindemann della trascendenza del pi greco, e NON quella di Lambert dell’irrazionalità, che permette di concludere che il problema della quadratura del cerchio non ha soluzione. (Vedere ad esempio Courant, Robbins, Stewart, “What is mathematics?: an elementary approach to ideas and methods”, Oxford University Press US, 1996 – capitolo 3)

    Francesco Santoni

  32. Ho votato Odifreddi.

    Formula dell’evoluzione.. ma mi faccia il piacere!

    Per una cosa del genere le possibilita’ sono due o gli si da’ il Nobel o l’Asino d’oro. Io propendo per la seconda.

  33. Caro Andrea,
    una breve risposta alla tua richiesta di mie opinioni sulle “asinate di Rubbia” (definizione non mia, utilizzata per il “Premio Asino d’oro”, di cui non conosco tutti gli organizzatori) :

    – Il Presidente Obama ha annunciato, finalmente, la necessità di costruire
    due nuove grandi centrali nucleari negli Stati Uniti, in Georgia, con una previsione di investimento di circa 8 miliardi di dollari (cifra da trasformare in euro ,per coloro che amano conoscere i costi del nucleare).
    Ma aggiunge che intende triplicare gli investimenti destinati al settore, ricordando che “il nucleare rimane la maggiore fonte energetica, che non
    produce emissioni inquinanti” e precisando che “non possiamo continuare ad essere bloccati nel vecchio dibattito tra destra e sinistra”. La cosa potrà interessare anche coloro che difendono a spada tratta il famoso “Protocollo di Kyoto” (piuttosto costoso e con effetti discutibili !! Anzi, ritenuti quasi trascurabili da alcuni).
    Finalmente gli Stati Uniti hanno preso la decisione che molti di noi “nuclearisti” prevedevano da anni e che io consideravo inevitabile (senza
    essere un profeta, ma con realismo) nel mio ultimo articolo riportato anche sul blog con il titolo “La compatibilità sociale del nucleare”.
    L’annuncio di Obama contiene, se lo si legge bene, molte verità sul nucleare, che da anni (anche quando pronunciare la sola parola “nucleare” era sufficiente per essere “condannati” dai tanti “signori che hanno capito tutto, anche se non hanno studiato molto”) vengono ribadite da molti esperti, anche in Italia :

    – Il presidente Obama, osannato finora da una parte della nostra politica in questo momento non maggioritaria, afferma, con la sua decisione, la
    indiscutibile “sicurezza” degli impianti nucleari e la “necessità” di questa fonte per soddisfare i bisogni energetici crescenti dell’umanità senza
    produrre emissioni inquinanti. Colgo l’occasione per riaffermare che la tecnologia nucleare è certamente una delle più sicure messe a punto
    dall’uomo, in questo mondo !! .

    – Quali saranno, ora, le reazioni di coloro che consideravano Obama il loro eroe anche per le scelte attese sulle sole “fonti alternative” (eolico e
    solare) ? Lo vedremo.

    – E Rubbia potrà continuare a raccontare la sua storiella del “quadrato” nel deserto del Sahara , dove installare i suoi pannelli solari per risolvere i
    problemi energetici dell’umanità ? Lo vedremo.

    – Bisogna ritenere che Obama si sia servito di consiglieri di alto livello per prendere le sue decisioni. Questi hanno qualcosa da invidiare al Prof. Rubbia ? Spero di no. Il Presidente Obama non ha nel suo curriculum studi approfonditi di Fisica, Ingegneria, ecc.. Ma credo che non manchino dei consiglieri affidabili al Presidente Obama. E in Italia ? Forse non ne mancano neppure da noi.
    – Credo che, in passato, Il prof. Rubbia sia stato invitato, anche in Italia, a qualche confronto pubblico, possibilmente in televisione e con
    sufficiente tempo a disposizione, per discutere di questi problemi con altre persone non prive di conoscenze apprezzabili, anche se prive di
    riconoscimenti di così alto livello, quale un “Premio Nobel”. Questi inviti possono essere considerati dal Prof. Rubbia una perdita di tempo, i suoi impegni essendo numerosi ed importanti. Ma credo che un sacrificio da parte sua sarebbe molto apprezzato anche da parte dei cittadini, oltre che dai “non Nobel”. Qualche volta bisogna scendere a livelli di conoscenza più bassi.

    – Se non ricordo male, quando il Prof. Rubbia fu nominato Presidente (?) di ENEA, annunciò di voler realizzare un reattore nucleare innovativo avente una sicurezza quasi assoluta e, comunque, più alta di tutti quelli fino ad allora progettati o realizzati. Tuttavia, non sono sicuro dei miei ricordi.
    Qualcuno potrà meglio riportare i programmi e le volontà espresse dal Prof. Rubbia in quel periodo, per sapere se questi programmi sono stati realizzati, secondo le sue buone intenzioni.

    – Mi sembra anche di ricordare che il Prof. Rubbia avesse lanciato un progetto “Idrogeno” molto importante. Devo ancora sottolineare che i miei
    ricordi possono essere imprecisi o del tutto inesatti. Mi sembrava di aver sentito parlare anche di un “motore ad acqua” (espressione qualche volta usata per riassumere un uso dell’idrogeno per i mezzi di trasporto, in
    particolare automobili) . Posso sbagliarmi. Sarei felice, tuttavia, di sapere a che punto sono arrivati gli studi ed il progetto in questione.

    – E’ probabile che molte cose “fatte” dal prof. Rubbia non siano state divulgate. Probabilmente non sono conosciute, come meriterebbero. Saremmo felici di conoscere se questi programmi hanno avuto successo.

    Caro Andrea Macco, raccogliendo il tuo invito, ho riassunto qui poche cose affidandomi anche ai miei labili ricordi. Il tempo passa ed i ricordi
    diventano sbiaditi in tutti noi.
    Forse qualche tuo lettore potrà illuminarci sui “quesiti” da me posti. Lo spero.

    Grazie
    Sabino Gallo

  34. Sono un fisico universitario, possibile membro della Commissione.
    Attenendomi alla decisione di non rendere noti i nomi dei commissari, non darò nome e cognome al termine di questo intervento.
    Avendo seguito la storia dell’istituzione del premio e conoscendo le regole che abbiamo deciso di darci, ritengo che le candidature più sostenibili, in base a regole e gravità di somaraggine, siano le seguenti:

    1) Piergiorgio Odifreddi
    2) Marco Cattaneo

    Le altre, per un verso o per l’altro, sono più deboli.
    Odifreddi e Cattaneo hanno le carte in regola avendo firmato le loro bestialità su una rivista che vorrebbe essere scientifica. Marco Cattaneo lo meriterebbe come “asino pappagallo”. Odofreddi, invece, come autentico “asino autore”. Il fatto poi che insista nell’insultare chi sottolinea la sua sparata, dà la possibilità a Diodati, ma anche a me e a tutti gli altri che
    insulta, di aggiungere che lui dell’asino, dimostra d’avere anche la proverbiale cocciutaggine nel non ammettere
    M A I
    i propri errori.
    Io sono ateo come lui (Diodati, per coerenza logica, si dichiara agnostico, in quanto, da vero logico fantasioso, sostiene che per essere atei, bisognerebbe prima dimostrare che non siamo “figli delle stelle e che i
    nostri padri e i padri dei nostri padri e così via, non siano tutti figli delle stelle” (!!!). Come provocazione finale aggiunge poi che tra diecimila anni potrremmo essere noi stessi il Dio creatore di vita in un altro pianeta. Dice pure che gli atei si dichiarano atei per mancanza di fantasia (sic!).)
    A Odifreddi bisognerebbe ricordare, visto che lui è la pessima copia del biologo Prof. Richard Dawkins e cerca di imitarne stile e contenuto dei libri, che tale vero esperto, è stato sfidato a mostrare o produrre la
    matematicizzazione della teoria evoluzionista. Odifreddi, incoscientemente improvvisatosi esperto di evoluzionismo, dovrebbe riuscire a convincere, se non qualche premio Nobel per la biologia, almeno un prof universitario di genetica. Potrebbe così far assegnare l’Asino d’oro al suo compare di scorribande ascientifiche Marco Cattaneo, che non si sa perché e percome, occupi il posto che occupa.
    Odifre’, sbrighete, che t’è rimasto poco!

    Vorrei infine rimarcare la serietà e la bontà dei premi dati finora.
    Ho assistito a crisi di riso durate 15 minuti durante la lettura delle motivazioni addotte per Umberto Bossi. Prego chi non le conosce, di leggerle. Odifreddi o Cattaneo potrebbero leggerle in caso di vittoria ex-aequo, per riavere un po’ di buon umore.

    Faccio notare infine che Diodati s’è fatto mettere nella tabella per signorilità e per non far gridare allo scandalo Odifreddi. Ma a nessun titolo doveva esserci inserito. Odifreddi lo ha proposto perché non ha capito la sua formula. Questa è una motivazione ridicola. Quella formula non l’ha capita nessuno e nessuno al mondo la capirebbe, per il semplice motivo che, come è stato ribadito da tutti quelli che l’hanno letta, dice l’esatto contrario dell’evoluzione. Con il suo ultimo intervento, Odifreddi ha staccato ancora di più tutti gli altri contendenti. E’ il mondo scientifico intero che gli dovrebbe dare l’Asinone d’oro.
    Pierpaolo, fisico e darwiniano convinto

  35. Approdo su questo bel blog su segnalazione di amici e partecipo volentieri al voto dando senza esitazione il voto a PIERGIORGIO ODIFREDDI.

    Caro professore, spero che lei mi legga e sappia quanto sia ARROGANTE da sempre la sua posizione. Ricordo quando ancora scriveva su TuttoScienze della Stampa ed è un peccato che allora non esistesse l’asino d’oro perche’ se lo sarebbe meritato già allora!!!

    Come mai?
    Rispolveriamo la mente ai lettori più giovani:
    era il lontano 1995 quando lei ci dimostrava sulla base della genetica odifreddiana che il postulato base di tutte le scienze e’ che viene prima l’uovo della gallina!

    http://www.vialattea.net/odifreddi/altri/galline.pdf

    http://www.vialattea.net/odifreddi/altri/macchine.pdf

    Oggi, a distanza di 15 anni, riprende un tema a lei caro e con una formula ci spiega come dall’uovo di gallina sia arrivato l’uomo? Ah, è vero, dimenticavo la formula dell’autoriproduzione!
    Che in effetti qui trova una ottima applicazione: da un asino discendono sono asinate ed esse col passare degli anni si autoriproducono sistematicamente!

    Saluti a tutti i nutriti lettori, alla Commissione per l’Asino d’oro (siete geniali!) e al padrone di queste pagine (davvero belli gli articoli sulla tematica Nucleare)

  36. Devo ringraziare due fisici. Il primo, anonimo perché non c’è nessun Pierpaolo tra i possibili Commissari. Il secondo, l’efficiente Francesco Santoni.
    Un grazie a Pierpaolo, per aver puntualizzato che in base al regolamento io non potevo essere inserito tra i possibili pretendenti. Mi sono fatto inserire tra i papabili per non ricevere altre lamentele-insulti da Odifreddi. Per l’identico motivo abbiamo mandato lo stesso comunicato (che qui, devo congratularmi con Macco, ha sollevato un dibattito di livello apprezzabile) al quotidiano telematico Tellusfolio, di opposto orientamento politico-religioso. E, sempre per lo stesso motivo di non ricevere accuse ancorché infondate, di faziosità, nell’edizione del 2007, furono messi in commissione dei fisici scelti in base alle loro competenze, ma che fossero atei e d‘estrema sinistra. Altrimenti Odifreddi avrebbe accusato i Commissari d’essere cristiani, cioè cretini e quindi ottusamente prevenuti nei suoi confronti.
    Un grazie ma anche una tiratina d’orecchie a Pierpaolo. Ha riportato in modo naif, discorsi simili a quelli che avrà ascoltato da me in una delle serate scientifico-culinarie o che gli avranno riferito. Avrei preferito una presentazione meno superficiale che gli avrei fornito, se me l’avesse chiesta.

    Il grazie a Santoni è dovuto alla segnalazione tempestiva dell’articolo di Odifreddi sulla solita Repubblica dove scrivono giornalisti che hanno dichiarato di non poter firmare commenti in negativo sulle affermazioni di Odifreddi che ritengono sballate, perché, parole testuali “non possono rischiare il posto di lavoro”. Come ha giustamente osservato Santoni, è molto improbabile la casualità dell’intervista a Richard Dawkins e ancor più improbabile la casualità del finale riferimento cavalleresco a un paio di fisici balzani (variante, nel monotono vocabolario odifreddiano di fisico un po’ tonto e cristiano-cretino).
    In questo scampolo di polemica grezza e superficiale c’è tutto Odifreddi.
    Il paio di fisici balzani, scrive frettolosamente, sostengono che “l’evoluzionismo non sarebbe scientifico perché non descritto da formule matematiche”.
    Se nel paio dei balzani ha messo anche me, che vada a rileggere quanto ho scritto su Affaritaliani (La fintascienza di Odifreddi). Che impari e ricordi una volta per tutte la definizione di scienza galileiana. Che impari a non rispondere a insulti, ma a ribattere che “non tutte le scienze possono essere galileiane”. Altrimenti addio, non solo all’evoluzionismo, ma all’astrofisica e a tante altre scienze. Ma la frase intera messa in bocca ai due balzani, era un’imbeccata che doveva servire per avere sul piatto d’argento, la risposta di Dawkins sull’esattezza del suo articolo “La formula dell’evoluzione”. Purtroppo, è proprio il caso di dirlo, qui è caduto l’asino. Pur dando per vero che le parole riportate da Odifreddi siano la traduzione esatta della risposta del biologo inglese, ecco le sue parole: “le principali ipotesi necessarie al cambiamento e dunque all’evoluzione, si derivano da una famosa formula dovuta a Hardy e Weinberg”.
    La zappa che Odifreddi s’è conficcata maldestramente in entrambi i piedi, sarebbe stata ancora più evidente per tutti, anche per i cretini non cristiani, se nella risposta su virgolettata, la formula di Hardy e Weinberg fosse stata ricordata con il nome che l’accompagna in tutti i testi in cui è citata: la FORMULA DELL’EQUILIBRIO.
    La rissa che Odifreddi ha scatenato a suo tempo su questo stesso blog, e il coro d’interventi che stiamo avendo ora, non sono serviti a far capire a uno che ha studiato matematica, che se cadono le ipotesi che garantiscono l’equilibrio, è ovvio che l’equilibrio viene meno.
    Ma neanche un asino confonderebbe una formula che garantisce l’equilibro con una che descrive il movimento.

    Infine, alcune informazioni.
    La Commissione sarà composta da tre membri, i cui nomi saranno estratti da una rosa di nove esperti e resteranno ignoti, in analogia con i referaggi nazionali e internazionali per la pubblicazione di articoli scientifici e per il finanziamento dei progetti di ricerca. Io non farò parte dei nove esperti.
    I Commissari potranno ovviamente avvalersi di riunioni telematiche.
    L’annunciata cena di lavoro è abolita, per motivi intuibili. Vi sarà una serata in cui verrà annunciato il nome del vincitore, verranno lette le motivazioni e mostrato alla stampa l’ormai rituale Asino d’oro, apprezzato per la sua bellezza.

  37. Ringrazio chi mi ringrazia, e alla luce del suo ultimo intervento, chiedo a Paolo Diodati (o membri della Commissione) se si debba lasciare come data di chiusura delle votazioni (che daranno solo una indicazione alla Commissione e che non saranno vincolanti in alcun modo) il 25 Febbraio.

    Frattanto un lettore che desidera restare anonimo mi manda varie considerazioni sul premio l’Asino d’oro e sul fatto che si sia già diffuso su internet. In particolare mi segnala questa pagina di wikipedia:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Piergiorgio_Odifreddi

    Il lettore teme ripercussioni per me, per Paolo Diodati e per tutti quelli che si schierano contro Odifreddi ma io gli rispondo pubblicamente che:

    a) specie in questa circostanza, non ho calcato la mano contro Odifreddi e che il plebiscito di voti che ha fin’ora ottenuto non è certo opera mia;

    b) in ogni caso, bisogna avere il coraggio della Verità e che essa, alla fine, con il tempo, emerge sempre. Meglio essere perseguitati a causa di una buona battaglia al fine di cercare la Verità (nessuno, tanto meno io, dovrebbe avere la superbia di possederla) che essere annoverati tra l’informe massa degli ignavi (altresì detta popolo bue che non sa ragionare con la propria testa).

    Per questo ringrazio tutti quelli che sono fin’ora intervenuti con contributi interessanti e significativi al fine di stimolare i lettori tutti verso una attenta ricerca della verità, in questo specifico frangente, scientifica.

    Andrea Macco

  38. caro Diodati,

    tu dici che “se cadono le ipotesi (A) che garantiscono l’equilibrio (B), è ovvio che l’equilibrio viene meno”.

    purtroppo, non solo non e’ “ovvio”, ma e’ falso! il procedimento di dimostrazione per casi, tipico della matematica, si basa infatti proprio sul contrario: cioe’, per dimostrare che B vale sempre, si dimostra separatamente che segue sia da A che da non-A.

    dunque, e’ possibilissimo, e succede spesso, che qualcosa (B) sia garantito da certe condizioni (A), ma anche dal loro venir meno (non A).

    e’ vero invece (come mostrava di sapere gia’ Aristotele negli Analitici Primi), anche se e’ un po’ meno ovvio (e infatti Platone non l’aveva ancora capito, e lo sbagliava sistematicamente), il contrario: che “se A garantisce che valga B, allora se cade B, cade anche A”. ed e’ questo di cui si parla, o si dovrebbe parlare, qui!

    ma, come diceva Coleridge, gli uomini nascono platonici o aristotelici…

    pgo

    ps. senza “arroganza”, dire che da “A implica B” segue “non A implica non B” e’ un errore di logica madornale. pretendere di “farlo capire a uno che ha studiato matematica” e’ ovviamente un’impresa disperata.

    la mia speranza, finora mal riposta, e’ di far capire a un fisico (o ai fisici, perche’ sembra che in questo post, cosi’ come nella vostra commissione, i fisici siano in maggioranza) che da “A implica B” segue “non B implica non A”.

    la nostra disputa e’ tutta qui, pensa un po’!

  39. Odifreddi contro Odifreddi

    Caro Odifreddi,
    scusa se non sarò brevissimo, ma devo alcune spiegazioni a chi non sa il perché della consegna del primo Asino d’oro. Tu, giustamente, non credi nell’infallibilità del Papa. Ma credi e pretendi che si creda alla tua infallibilità. Se così non fosse, non avresti imposto il silenzio sulle assurdità ancora leggibili nel tuo celebre Sette volte sette. Assegnare alle due vastissime bande dell’infrarosso e dell’ultravioletto due frequenze fisse di cui una anche totalmente fuori banda, per “dimostrare che il loro rapporto è esattamente due”, e far fare a Cattaneo la figura del direttore condizionato e subalterno, che si rimangia l’assicurazione a pubblicare osservazioni d’obbligo (che aveva definito, ringraziandomi, brillanti e pertinenti) la dice lunga su quanto tu ti batta per l’immagine che persegui di “infallibile”.

    E veniamo a questo ultimo arrampicarti su specchi monocristallo e oleati. Avresti potuto dire, ammettendo la tua fallibilità, che sì, nel titolo e nel punto cruciale, ti eri fatto prendere la mano e per colpire il lettore (cosa in cui, lo riconosco, sei sempre stato un maestro), l’hai sparata grossa. Avresti potuto riconoscere che sì, potevi risparmiarci una volta tanto, i conati acidi contro l’iddiota Zichichi, e che avresti potuto utilizzare lo spazio risparmiato per introdurre alcune delle specificazioni e alcuni dei distinguo a cui sei stato costretto a ricorrere dopo. Ma questo comportamento non appartiene al programma genetico che t’ha generato.
    La nostra disputa è molto più profonda, ma anche più semplice e comprensibile di quanto vorresti farla apparire. E questo tuo ulteriore commento (complimenti per il miracolo d’essere riuscito a reprimere, incredibilmente, i consueti insulti) continua a portare acqua al mio mulino. La mia affermazione che critichi, (se cadono le ipotesi (A) che garantiscono l’equilibrio (B), è ovvio che l’equilibrio viene meno) si riferiva alla frase del tuo articolo “Richard Dawkins”, segnalato da Santoni. Questa “le principali ipotesi necessarie al cambiamento, si derivano da una famosa formula dovuta a Hardy e Weinberg”. Quali sono queste ipotesi?
    Alla tua obiezione, che vorrebbe essere una dotta lezione di logica, rispondo con le tue stesse parole, riportate in rete e prese dal tuo libro, dove tutti dimostrano d’aver capito le mie stesse cose: “Poiché l’evoluzione avviene quando le cose cambiano, essa è possibile soltanto quando non si verificano almeno alcune delle condizioni che portano all’equilibrio di Hardy e Weinberg (pag.82). Che è come dire che l’evoluzione c’è, quando c’è evoluzione. Affermazione indiscutibilmente esatta. Ai lettori il giudizio su questo autentico autogol logico, per cui, bacchettando me, hai bacchettato te stesso.

    Consolati. Hai la disgrazia d’esser nato in una nazione dove non tutti sono come Cattaneo e compagnia bella e, oltre a mettere in dubbio l’infallibilità del Papa, non credono neanche nell’infallibilità delle tue deduzioni logiche.
    In confidenza, non hai mai avuto il dubbio che, oltre a essere criticato da dei balzani, tonti, suonati e ottusi, constatando che non riesci a trovare uno che condivida il tuo scritto, possa trattarsi di uno scritto infelice? No, eh?! E poi, in Italia sei circondato da ignoranti per colpa della presenza del Vaticano, ma perché neanche all’estero nessuno sa che esiste una formula dell’evoluzione? Perché non tagli la testa al toro e scrivi un articolo per Nature? Anzi, per darci una lezione, perché non mandi la versione tradotta del tuo articolo che mi sono permesso di criticare nel marzo scorso?

    Io, oltre a darti questo consiglio, a votare Cattaneo, a inserirmi nella lista dietro tua richiesta, a escludermi dalla Commissione, non posso aiutarti ulteriormente. In bocca al lupo.

  40. caro diodati,

    provo a ripetere il miracolo (che sembra non riuscire a te), di rispondere nel merito.

    noto con piacere che quello che agli inizi della disputa veniva presentato come un mio errore, ora e’ diventato “un ‘affermazione indiscutibilmente esatta”. mi sembra un passo avanti: ora sembra che io non mi sia sbagliato (a parte nel criticare zichichi…), solo che abbia detto delle banalita’.

    comunque, di nuovo, non e’ affatto vero che dalla formula di hardy e weinberg io ho dedotto che “l’evoluzione c’e’, quando c’e’ evoluzione”. questo e’ quello che hai capito tu, o voi, ma la cosa e’ molto piu’ interessante, e mi stupisco che ci si ostini a non volerla vedere.

    provo a ripeterla, per quanto puo’ servire. hardy e weinberg hanno dimostrato che se sono soddisfatte cinque condizioni, allora c’e’ equilibrio. MA l’equilibrio non c’e’ di norma (e quando non c’e’, questo e’ solo un FATTO sperimentale). dunque, almeno una delle condizioni deve essere fallita, il che significa che dev’essere successa una di quelle cose (ciascuna delle quali nega una delle condizioni del teorema). visto che chiedi “quali sono queste ipotesi?”, te le ricordo:

    1) selezione naturale
    2) selezione artificiale
    3) deriva genica
    4) mutazioni endogene o esogene
    5) flussi genici in entrata o in uscita.

    si e’ cosi’ data una SPIEGAZIONE teorica di un FATTO sperimentale, dimostrando con una formula matematica cio’ che darwin aveva semplicemente postulato in teoria. questo era cio’ che andava dimostrato dell’evoluzionismo darwiniano, e questo e’ cio’ che e’ stato dimostrato da un secolo.

    se questo non interessa, va benissimo: soprattutto se uno viene da un altro campo, la cosa puo’ lasciare indifferente. ma non e’ equivalente, mi sembra, a dire “l’equilibrio non c’e’ quando non c’e'”. e, soprattutto, e’ molto piu’ sofisticato.

    in ogni caso, non e’ un’invenzione mia (purtroppo). io mi sono limitato ad aver divulgato un sapere comune, del quale ho anche dato i riferimenti bibliografici e telematici, su cui nessun ha fatto commenti.

    trovo poi inutile e pretestuoso attaccarsi a un titolo, solo perche’ non ti piace l’espressione “formula dell’evoluzione”. ad esempio, il capitolo 2 del libro di fischer del 1930 “la teoria genetica della selezione naturale” (a scanso di equivoci, considerato il piu’ importante libro sull’argomento dopo quello di darwin) si intitola “il teorema fondamentale della selezione naturale”: non sono solo io a “farsi prendere la mano per colpire il lettore”, e l’ha “sparata grossa” pure lui?

    quanto al problema delle scienze dure e delle scienze molli da te sollevato, credo che anche la tua espressione “scienza galileiana” sia molto infelice. capisco che e’ uno dei motti di zichichi, ma chiunque abbia letto galileo sa che ne’ nel dialogo, ne’ nei discorsi, c’e’ la minima traccia di quello che tu/voi richiedete all’evoluzionismo e alla biologia!

    1) anzitutto, galileo non usa MAI formule, e usa RARAMENTE proporzioni. la matematica di galileo e’ MOLTO piu’ rudimentale di qualunque cosa si usi oggi nella genetica delle popolazioni, e i suoi libri sono molto piu’ vicini a quelli di darwin che al lavoro di hardy e weinberg, tanto per rimanere ai nostri eroi.

    semmai, si dovrebbe parlare di “scienza newtoniana”, che e’ ben altra cosa. anche se a voler esser pignoli neppure newton usa mai formule, solo proporzioni, e allora si dovrebbe parlare di “scienza euleriana”. ma ovviamente newton usava la matematica eccome, in ben altro modo da galileo.

    a scanso di equivoci, questo non e’ detto per denigrare galileo, al quale ho dedicato un libro dopo aver appunto letto i suoi, cosi’ come ho fatto con darwin.

    2) e poi, trovo pretestuoso negare la patente di “scientificita’ galileiana” all’evoluzionismo, e piu’ in generale alla biologia, perche’ non c’e’ una formula che tenga conto di tutti i parametri e di tutti gli individui, e sia in grado di predire l’evoluzione di tutte le specie sotto il cielo. con questo parametro, niente sarebbe scienza, neppure la fisica!

    infatti, non c’e’ neppure l’equazione d’onda, o l’hamiltoniana, dell’universo! e le formulette usate da newton per calcolare il moto di uno o due corpi, erano ben lontane da una formula del tutto! forse anche quelle non erano scienza “galileiana”?

    evidentemente, si usano due pesi e due misure, per motivi che sono noti a tutti dal 1859: l’evoluzionismo da’ fastidio, e ogni argomento e’ buono per denigrarlo, anche quello di dire che non e’ scientifico in un senso o nell’altro. non a caso, questo e’ appunto uno degli argomenti usati dai creazionisti (in quell’ “estero” che tanto ti piace).

  41. In questo blog ho letto due ottimi articoli sull’intreccio quantistico. Cattaneo è candidato per aver dedicato un numero de Le Scienze a un fenomeno di cui non ha capito nulla ed ha avallato l’ormai famosa espressione “un pugno dato a Napoli, può rompere un naso a Milano”. Diodati ha dedotto che così si possono spiegare tutti i miracoli. Mi domando perché Odifreddi non abbia speso una parola per criticare la superficialità del suo direttore. L’avesse detta un prete, o Zichichi quella frase, apriti cielo!!!
    Dando una versione meno miracolosa degli effetti di un pugno, possiamo dire che Odifreddi, col pugno che voleva dare a Diodati, s’è colpito da solo, finendo l’incontro al tappeto, con un KO tecnico. Al risveglio si ritroverà Asino.

  42. Ho votato per assegnare il premio al Prof. Piergiorgio Odifreddi.
    Prima di spiegare le motivazioni ritengo opportuno una breve presentazione per evitare che il Prof. Odifreddi pensi che tutti coloro che lo votano siano creazionisti (credenti o non credenti).
    Sono ingegnere elettronico, dirigente d’azienda in pensione, agnostico, mi interesso di botanica da oltre 30 anni (ho una grande serra in cui, come Gregor Mendel, mi diletto, tra le altre cose, di ibridazioni) ed ora che sono in pensione mi sono iscritto alla facoltà di Scienze Naturali, infine ritengo che l’evoluzionismo darwiniano, nella sua “semplicità” (ma evidentemente tanto semplice e scontato non è se è stato formulato solamente nel 1859 e se ancora oggi se ne discute animatamente), sia una delle maggiori conquiste della mente umana e per approfondire questo tema ho una notevole quantità di libri sull’argomento compresa la prima edizione italiana delle Opere di Darwin tradotte con il consenso dell’autore.
    Vengo ora alle motivazioni del mio voto: Odifreddi non solo ha commesso, a mio avviso, un errore, ma insiste pervicacemente in questa posizione. Per quanto ho scritto sul mio interesse per l’argomento, quando su Le Scienze (di cui sono abbonato da moltissimi anni) è comparso l’articolo mi sono precipitato a leggerlo ed ho capito che il ragionamento non stava in piedi. Comunque per sicurezza ne parlai con due amici (un fisico ed un ingegnere) ed anche loro si dimostrarono molto perplessi. Avrei voluto scrivere alla Direzione della rivista ma poi ho lasciato cadere la cosa. Ma ora che Odifreddi insiste sia sul suo libro su Darwin che nell’ultima intervista a Dawkins mi sento in obbligo di dire, nel mio piccolo, la mia! Nel famoso articolo de Le Scienze, dopo il solito attacco a freddo a Zichichi e dopo un breve richiamo storico, Odifreddi dimostra la semplice formula che esprime la legge di Hardy-Weinberg relativa a due alleli A ed a (rispettivamente con percentuali p(t) e q(t) di presenza nella popolazione; ho scritto volutamente che sono funzioni del tempo anche se in situazione mendeliana sono costanti) la quale dice che sotto le seguenti condizioni (che enumero nell’ordine indicato da Odifreddi e che d’ora in poi chiamerò nel loro complesso situazione mendeliana):
    1. Incrocio casuale
    2. Non selezione (incroci equiprobabili)
    3. Popolazione molto grande
    4. Sistema chiuso (Assenza di immigrazione ed emigrazione)
    5. Non mutazione
    il rapporto degli alleli A ed a rimane di generazione in generazione quello iniziale, cioè
    F(t) = p(t)/q(t) = cost, si tratta cioè di una legge che esprime un equilibrio. Fino a questo punto nulla da eccepire. Poi Odifreddi osserva che “ Poiché l’evoluzione avviene quando le cose cambiano, essa è possibile soltanto quando non si verificano almeno alcune delle condizioni che portano all’equilibrio di Hardy-Weinberg. “, seguono poi due paragrafi in cui Odifreddi argomenta, correttamente, sulla situazione in natura in cui le 5 condizioni suddette non sono verificate. Il problema di tutta la querelle sta nell’asserzione di Odifreddi, (“Poiché l’evoluzione avviene …) che, a mio avviso, è inesatta poiché non sussistendo le 5 suddette condizioni non si può dire nulla sull’andamento nel tempo della funzione F(t) salvo che (probabilmente) non è più costante come lo era nell’ambiente mendeliano in cui le 5 condizioni erano rispettate. F(t) in ambiente non mendeliano dipende dai 5 parametri indicati sopra, i quali sono, naturalmente, funzione del tempo ed anche, probabilmente, correlati tra loro, e quasi sicuramente non rimane costante (sarebbe un caso fortuito) ma in realtà nulla possiamo dire sull’andamento di F(t). Anzi, il solo rapporto F(t) = p/q, una volta caduti i 5 vincoli, in particolare quelli ai punti 2), 4) e 5), non esprime più in maniera adeguata la situazione degli alleli dell’individuo e quindi l’andamento nel tempo degli stessi alleli all’interno della popolazione e men che meno il prevalere di una configurazione genica più favorevole da un punto di vista di un vantaggio riproduttivo acquisito rispetto alle altre configurazioni geniche esistenti nella popolazione.
    La condizione in natura, situazione non mendeliana, è quindi solamente una condizione necessaria all’evoluzione ma non è una condizione sufficiente.
    Infine osservo un secondo errore (una svista?): agli effetti evolutivi non e vero che, come scritto da Odifreddi, “L’evoluzione…..è possibile soltanto quando non si verificano almeno alcune delle condizioni che portano all’equilibrio di Hardy-Weinberg. “ è essenziale che non sia verificata la condizione 5 cioè che sia possibile una mutazione genetica poiché senza mutazioni non può avvenire la speciazione che è alla base del meccanismo evolutivo.
    Il problema quindi è, a mio avviso, molto, ma proprio molto, più complesso di quanto non voglia far intendere Odifreddi il quale, per un colpo di teatro si fa spesso prendere la mano. Peraltro queste uscite proprio perché provengono da un noto evoluzionista, sono molto più nocive al fine di far accettare l’evoluzionismo di quanto non sia la scontata posizione antidarwiniana di un Prof. De Mattei (tanto per fare un esempio)!
    L’occasione, poi, per Odifreddi era ghiotta per entrare a gamba tesa sul solito Zichichi il quale (al di là di un giudizio complessivo come scienziato, come divulgatore e come organizzatore di attività scientifiche), dal canto suo, sbaglia (ed in questo è in buona e folta compagnia) quando invalida l’evoluzionismo in quanto non supportato da un’adeguata trattazione matematica. Infatti Zichichi ha cultura scientifica sufficiente per sapere che la matematizzazione delle scienze naturali è avvenuta in maniera graduale e che le scienze del vivente sono quelle in cui la modellizzazione matematica è estremamente più complessa che per le altre discipline. In particolare il modello matematico che tenga conto della teoria dell’evoluzione probabilmente non è allo stato dell’arte alla portata delle nostre potenzialità di calcolo. Inoltre esistono numerosi fenomeni o addirittura interi campi scientifici che sono compresi da un punto di vista empirico per i quali la trattazione matematica è ancora incompleta, tali sono tutti i fenomeni caotici, un esempio su tutti è la climatologia.
    Esistono peraltro modelli evolutivi di singoli organi ad esempio è ben nota la modellizzazione al calcolatore dell’evoluzione dell’occhio (una di quelle strutture complesse la cui spiegazione evolutiva faceva venire i brividi allo stesso Darwin) effettuata da due zoologi svedesi si veda: http://rspb.royalsocietypublishing.org/content/256/1345/53.full.pdf+html?sid=c95d5a0f-e569-42cb-93fb-6d4297c49f88 .

    Odifreddi, noto per la notevole cultura ma anche per la vis polemica, è una figura straripante molto adatta a quella che Guy Debord ha definito la Società dello spettacolo. È quindi inevitabile che questi interventi, fatti come “esperto” in tuttologia, che sale in cattedra su temi anche distantissimi dalle sue competenze, siano superficiali e frettolosi. Ritengo pertanto che questo tipo di rubriche abbassi lo stile dello scienziato che le scrive (ma questi sono problemi suoi) e quello della rivista che lo pubblica, questo invece è problema della sua Direzione e dei suoi lettori, tra i quali mi annovero.
    Mi scuso per la lunghezza dell’intervento.
    Giovanni Calcagno

  43. Alla luce degli ultimi commenti (sia di Odifreddi, sia di Diodati, sia degli altri lettori) credo che i membri che saranno estratti per formare la Commissione finale avranno ottimo materiale su cui contare per esprimere il loro verdetto finale.
    Lo attendiamo fiduciosi nelle prossime settimane.

  44. Cari Tutti,
    è possibile, ora, rilassarsi con un po’ di sano umorismo?

    Bene, caro Macco, allora ….attacco.
    A chi la fai intendere di non aver organizzato un imbroglio secondo solo a
    quello di San Remo e, a quel che dicono, alla nascita della Repubblica italiana? A me, no di sicuro! Hai ospitato una corsa all’Asino d’oro e poi hai pilotato i voti in modo da far risaltare le doti da cavallo di razza di uno dei candidati! L’hai fatto partire con uno scatto da sprinter che ha distanziato subito tutti gli altri. Hai fatto la finta di lanciare Rubbia che s’è rivelato un carciofo di ronzino. Subito dopo l’intervento berlusconesco di Odifreddi (ha ricusato il Presidente della Commissione, perché “complotta contro di lui” e addirittura l’ha messo tra gl’imputati…) gli hai fatto piovere addosso un effluvio di voti che s’è fermato solo ieri sera. Un puledro dallo sprint fulminante! Hai organizzato, coi tuoi amichetti di parrocchia, tutti col paraocchi, dei fuochi d’artificio scoppiettanti che hanno illuminato le nostre notti, con tanto di calcolatissimo botto finale, quello dell’ingegnere-botanico, che in quattro, scrivendomi, hanno erroneamente attribuito a me, in quanto, con altro linguaggio, ha ripetuto esattamente tutti i punti che avevo toccato nell’articolo su affaritaliani di un anno fa. Persino le considerazioni, sulle responsabilità della direzione de Le Scienze! Come se non bastasse, vuoi che non abbia notato il tuo calcolo malvagio, la tua ciliegina velenosa ancora più incredibile, vista l’aria che hai da bravo ragazzo boy-scout …, nel far arrivare i voti del puledro al numero fatidico che ti permetterà di dire che Odifreddi ha subito la… carica dei 101. Insomma, tutto sembra un sospetto e programmato crescendo rossiniano… .
    Fine dell’umorismo.

    Caro Ingegner Calcagno, complimenti per la sua iscrizione a un nuovo corso di laurea. Mi auguro che possa reggere il ritmo da forsennati che l’attuale università impone a docenti e, soprattutto, a studenti. Spero che il suo bel commento di cui, avrà immaginato, condivido anche le virgole, non le causi, da parte di Odifreddi e/o odifreddiani, la solita pioggia di insulti, improperi, lettere anonime e i rituali “spero nell’impresa disperata di riuscire a farle capire… se lei non capisce, non posso farci nulla”. Spero non le capiti la sorpresa di leggere su certa stampa, né di ascoltare in trasmissioni radio e televisive, “di un ingegnere ottuso”, “un ingegnere un po’ tonto e quelli della sua risma”, “so che ha debiti con Zichichi”, “so che nella sua zona è ritenuto matto”, ecc…ecc… . Spero non riceva insulti e minacce da ricercatori frustrati che, anche se di estrema destra, ammirano Odifreddi, a tal punto da proporgli azioni congiunte. Spero inoltre che questo utilissimo scambio multiforme e multidisciplinare, possa esser letto dal direttore de Le Scienze Marco Cattaneo, che conosco solo per via epistolare, che reputo umanamente molto gradevole (doveva venire a bere un bicchiere di rosso nella mia casa di campagna), ma affetto da sudditanza psicologica nella gestione di rettifiche scientifiche sacrosante. Ha quindi fatto bene a non perdere tempo a spedire delle critiche che non sarebbero state prese in considerazione. Spero anche che l’eco di questi dibattiti sia giunto al prof. Andrea Frova che ha preferito buttare alle ortiche l’ottimo rapporto che aveva con me nella realizzazione di straordinarie conferenze fisico-musicali, pur di difendere l’indifendibile, a base di volgari insulti e senza entrare minimamente nel merito del dibattito.
    Ho ricevuto, da ieri sera, già quattro lettere di protesta di odifreddiani quasi quanto lo stesso Odifreddi, in cui si parla di “inattendibilità di un blog di orientamento fideistico che rende alquanto ideologici certi pronunciamenti, per cui e’ facile etichettarli come reazioni di cattolici offesi”. Queste lettere provano il meccanicismo della difesa-attacco, insegnata dal Maestro ai propri adepti. Infatti, la prima lettera, che il Maestro mi scrisse, incredibile al punto che ebbi il dubbio che fosse uno scherzo, iniziava, senza tanti fronzoli formali di intestazione, così: “bisogna proprio essere cristiani, cioè cretini, per scrivere…”. E anche allora, il Maestro, ne aveva sparate di tutti i colori su quasi tutto lo scibile (ottica, acustica, musicologia, Platone, astronomia, accoppiamenti matrimoniali, ecc…). Alle proteste di questi difensori disattenti, tutte prevedibilissime, ho risposto già nell’inviare il Comunicato sulle nomine, al quotidiano telematico Tellusfolio, anticlericale al 100% (consultare, per credere). Nonostante sia un collaboratore recente ma che detiene il record dei commenti ai propri articoli, la risonanza del Comunicato in quel ambiente iperpoliticizzato, è stata cinque volte inferiore a quella avuta in questo blog. E, quel che conta di più, nessun intervento in difesa del Maestro. Oltre a scegliere i commissari atei e di estrema sinistra, a fare un sondaggio nella testata più radicale del panorama italiano, si critica il contatto con un blog moderato egregiamente da un fisico, su questioni scientifiche e con lettori sensibili a tali questioni? Mi sembra un atteggiamento da parrucconi, loro sì, prevenuti ideologicamente.
    Ringrazio, quindi, ancora una volta Andrea Macco, che ha dato modo a tanti di polemizzare anche molto vivacemente, una volta tanto, e finalmente, di scienza e non del tritume politico-calcistico. Ancora di più ringrazio Odifreddi che con i suoi ripetuti interventi ha dato maggiore risonanza all’iniziativa, riconoscendo e ufficializzando il suo significato e la sua, anche se modesta, importanza. L’ostinata e fiera difesa della sua immagine di Infallibile, è certamente irritante e lo colloca ancora a fianco dell’irriducibile Berlusconi che, come lui, credo non abbia mai ammesso un suo peccato condannabile. Se non fosse così platealmente accecato dalla polemica, dalla politica, dall’antireligione, dall’appartenenza a una vera e propria mafia “scientifica”, potrebbe addirittura presiedere la Commissione per le prossime edizioni dell’Asino d’oro, visto il suo quasi commovente impegno (non scherzo) in questa occasione e ricordando che due anni fa, in versione umana e disposto a venire a ritirare l’Asino che aveva meritatamente vinto, ebbe a scrivermi “Caro Paolo, quella dell’Asino è la sola notizia divertente di questo periodo, per me un po’ nero”. E non scherzava.

  45. Vedo che qui gli argomenti si moltiplicano e con essi la confusione, le imprecisioni e, purtroppo, gli errori. Ho deciso quindi di dar sfogo alla mia naturale pignoleria partendo dagli argomenti finora trattati, ed aggiungendovi qualcosa, magari un po’ fuori tema, che ritengo, come sempre, possa stimolare i lettori più curiosi e fare in modo che, alla fine, questa iniziativa dell’Asino d’Oro possa avere una sua, seppur minima, rilevanza culturale (non vorrei essere troppo serioso, dico subito quindi che probabilmente è proprio la pignoleria più sopra invocata il motivo principale che mi spinge a scrivere; una mia amica mi chiama “Il Puntualizzatore”, e devo dire che è un soprannome che non mi dispiace).

    Mi sembra d’obbligo partire dalla logica, così che Odifreddi non pensi che noi fisici non ne possediamo neanche le basi. Dubito che il professor Diodati avesse intenzione di impegnarsi in questioni di logica, ma mi sembra chiaro che Odifreddi, riportando la frase “se cadono le ipotesi che garantiscono l’equilibrio, è ovvio che l’equilibrio viene meno”, abbia colto l’occasione per portarsi nel terreno a lui congeniale della logica, sul quale certamente è più preparato di noi (il contrario ci stupirebbe assai).

    Ma posso rassicurare Odifreddi che in logica non siamo così ingenui, e sappiamo benissimo che da “p implica q” (p->q) non segue che “non p implica non q”, o per essere più precisi, mentre è vero che ((p->q)· p)-> q (modus ponendo ponens), sono invece fallaci ((p->q)· q)-> p (fallacia del conseguente) e ((p->q)· ~p)-> ~q ) (fallacia della negazione dell’antecedente). L’implicazione logica è infatti definita come p->q = ~p v q (definizione già data da Filone di Megara nel III secolo a.C.).

    Corretto è invece il modus tollendo tollens ((p->q)· ~q)-> ~p da cui si giunge al metodo di falsificazione popperiano. Se ad esempio come ipotesi p abbiamo la teoria newtoniana, possiamo prevedere (q) che all’istante t un pianeta si trovi in una certa posizione. Se osservando il pianeta lo troviamo in una posizione diversa allora abbiamo formalmente falsificato p, ma se invece lo troviamo nella posizione prevista allora non abbiamo formalmente verificato p (per la fallacia del conseguente) perché anche ipotesi diverse da p (ad esempio la relatività generale) possono implicare la stessa q. Seguendo Popper quindi, si deve dire che la scienza non può attingere positivamente al reale; questo può essere raggiunto solo attraverso la falsificazione: “Le nostre falsificazioni indicano i punti in cui abbiamo, per così dire, toccato la realtà” (quest’ultimo punto non mi trova personalmente molto d’accordo, ma non lo tratterò qui).

    E già che si è parlato molto di equilibrio mi sembra interessante portare anche il seguente esempio, ben più complesso del primo, così da non lasciare dubbi sul fatto che i fisici conoscano la logica.

    Semplificando all’osso, diciamo che il modello cosmologico standard attualmente accettato prevede un universo in espansione che avrebbe avuto origine da una singolarità iniziale (il famoso Big Bang). La temperatura dell’universo diminuisce con l’espansione, e negli istanti iniziali, con temperature altissime, tutte le specie di particelle presenti nell’universo sono tenute all’equilibrio termodinamico attraverso i più svariati processi del tipo a+b -> c+d (particelle a, b che producono particelle c, d) che possono avvenire in entrambi i sensi, da destra verso sinistra e da sinistra verso destra. Ogni specifico processo è caratterizzato da una specifica frequenza di interazione che dipende dall’energia, e quindi dalla temperatura. Man mano che la temperatura, e quindi l’energia cinetica delle varie particelle, si abbassa, alcuni processi potranno avvenire in un senso ma non nell’altro. Ad esempio un elettrone ed un positrone (che hanno massa divesa da zero) possono sempre annichilarsi in due fotoni (che hanno massa zero) indipendentemente dalla loro energia iniziale, ma due fotoni non possono produrre una coppia elettrone-positrone se non hanno sufficiente energia per produrre la massa di queste particelle. Analogamente ad esempio i neutrini sono mantenuti all’equilibrio termodinamico attraverso processi del tipo neutrino_elettronico + positrone -> neutrino_muonico + muone-positivo. Ma al di sotto di temperature corrispondenti ad un energia di circa 4 MeV anche questo processo si ferma ed i neutrini non sono più in equilibrio termodinamico.

    All’equilibrio termodinamico, la distribuzione statistica delle varie specie di particelle può essere determinata utilizzando la statistica di Fermi o di Bose (a seconda del tipo di particella). Dopo la rottura dell’equilibrio termodinamico l’evoluzione temporale di queste distribuzioni può essere studiata attraverso l’equazione di Boltzmann. Ebbene si può dimostrare che, mentre per le specie non relativistiche (particelle che hanno velocità bassa rispetto alla velocità della luce) la distribuzione statistica cambia dopo la rottura dell’equilibrio, le specie relativistiche (velocità uguali o molto prossime a quella della luce, come i fotoni ed i neutrini) mantengono la stessa distribuzione che avevano prima della rottura dell’equilibrio. Quindi, per le specie relativistiche la stessa distribuzione statistica (q) è ottenuta sia sotto l’ipotesi di equilibrio termodinamico (p) che di non-equilibrio (~p), ovvero l’ipotesi (p) di equilibrio implica una certa distribuzione (q), ma la negazione dell’ipotesi p non implica il venir meno della conseguenza q.

    E torniamo ora all’equilibrio di Hardy e Weinberg. Ricordiamo ancora le ipotesi necessarie che portano ad esso:
    p1) Popolazione molto grande
    p2) Accoppiamenti completamente casuali
    p3) Non sovrapposizione delle generazioni
    p4) Sistema chiuso (niente emigrazione, immigrazione o qualunque altro tipo di scambio con materiale genetico estraneo alla popolazione)
    p5) Assenza di selezione artificiale o naturale
    p6) Assenza di mutazioni nel materiale genetico
    p7) Assenza di deriva genetica

    Sotto queste ipotesi si può derivare la formula (q) di Hardy e Weinberg che lega tra loro le percentuali degli alleli di ogni specifico gene in una certa popolazione. Siamo quindi nella seguente situazione: (p1·p2·p3·p4·p5·p6·p7)->q Proviamo ora ad applicare ancora il modus tollendo tollens e vediamo che cosa succede: ((((p1·p2·p3·p4·p5·p6·p7)->q)· ~q)-> ~p? )
    Che significa: se facendo un esperimento osserviamo che la relazione di Hardy e Weinberg viene violata, quale ipotesi è venuta meno? Ovvero: in generale non sappiamo quale specifica ipotesi p viene falsificata dalla negazione di q. Ci siamo così imbattuti nella famosa “Tesi di Duhem-Quine”, secondo la quale lo schema falsificazionista popperiano sarebbe troppo semplicistico, visto che in generale le teorie scientifiche presentano una complessità tale che quando una previsione viene falsificata dall’esperimento, diventa difficile o addirittura impossibile indentificare quale è venuta meno delle tante ipotesi sulle quali la teoria si regge.

    È chiaro che anche in questo caso, dalla violazione della formula di Hardy e Weinberg non c’è una maniera generale di procedere che permetta di risalire a quale o quali ipotesi siano venute a cadere, tuttavia, e fortunatamente, è possibile trovare molti casi specifici nei quali si riesce ad effettuare uno studio dettagliato. Ad esempio si può studiare in laboratorio l’influenza delle mutazioni genetiche utilizzando popolazioni di Drosophyla Melanogaster (il comune moscerino della frutta), diventata famosa proprio per la sua versatilità nell’essere utilizzata per i più svariati studi di genetica. Fuori dal laboratorio è invece possibile effettuare analisi precise scegliendo con acume gli alleli da studiare. Ad esempio, per studiare il ruolo della selezione naturale, è stato considerato l’allele HbS che causa l’anemia falciforme. I portatori di questo allele hanno il vantaggio di essere più resistenti alla malaria, così che nelle zone dove la malaria è endemica esso è avvantaggiato e la selezione naturale ne ha permesso la diffusione; ciò però ha putroppo causato, nelle stesse zone, anche una maggiore diffusione dell’anemia falciforme. Il concetto ormai dovrebbe esser chiaro, quindi è inutile continuare ad insistere su questo punto; chi fosse interessato ad approfondire non deve fare altro che consultare la letteratura dedicata. Siamo quindi tutti d’accordo che alcuni specifici (od estremamente specifici) meccanismi dell’evoluzione possono essere studiati in laboratorio e che la formula di Hardy e Weinberg è certamente uno strumento utile.

    Fino a questo punto presumo quindi che anche Odifreddi possa concordare su tutto. Ma purtroppo per lui ora arrivano le critiche. Scrive Odifreddi: “Poiché l’evoluzione avviene quando le cose cambiano, essa è possibile soltanto quando non si verificano almeno alcune delle condizioni che portano all’equilibrio di Hardy e Weinberg”. Vediamo allora di analizzare questa frase. Scrive Odifreddi che l’evoluzione è possibile solo quando non si verificano alcune delle condizioni di Hardy e Weinberg; osserviamo che tra queste condizioni ci sono l’assenza di mutazioni, deriva genetica e selezione naturale; ma come avviene l’evoluzione? Essa avviene attraverso mutazioni, deriva genetica e selezione naturale; conclusione? Per avere l’evoluzione ci vuole l’evoluzione, mentre per avere l’equilibrio, l’evoluzione non ha da esserci; e tutto ciò è lapalissiamo più dello stesso Jacques de La Palice che “morì di venerdì, l’ultimo giorno della sua età, se fosse morto il sabato, avrebbe vissuto più in là”. Mi pare che altro non si possa dedurre dal ragionamento di Odifreddi.

    La formula di Hardy e Weinberg ovviamente dice ben poco sull’evoluzione. Essa è una formula che, come ho già detto in un altro mio intervento, lega tra loro le varie percentuali di alleli in una situazione di equilibrio, così come l’equazione di stato PV=nRT lega tra loro la pressione, il volume e la temperatura di un gas perfetto in equilibrio termodinamico. Quando l’equilibrio termodinamico viene rotto, PV=nRT viene violata; quando esse viene violata che cosa ci dice su quanto sta accadendo al gas? Niente di niente, tranne il fatto l’equilibrio termodinamico è rotto e che qualcosa sta cambiando. Che cosa ci dice la formula di Hardy e Weinberg quando essa viene violata? Niente di niente, tranne il fatto che l’equilibrio mendeliano è rotto e che qualcosa sta cambiando. Essa può essere utilizzata come una spia, un indicatore dell’evoluzione, ma non dice assolutamente nulla su come avviene l’evoluzione; essa non descrive l’evoluzione; essa non fornisce uno schema in cui inquadrare i fenomeni evolutivi; essa ci dice solo: attenzione, qualcosa sta cambiando.

    Che cosa ci dice la formula di Hardy e Weinberg riguardo a cosa realmente avviene nel materiale genetico quando si verifica una mutazione? L’evoluzione è inoltre un fenomeno complesso che dipende dall’interazione con l’ambiente, che cosa dice su questo quella formuletta? E quando poi andiamo a considerare l’evoluzione in grande e non le singole mutazioni genetiche, essa che informazioni ci fornisce? Che cosa ci insegna sull’origine delle specie? Niente di niente di niente di niente. Come si fa è dire che quella è la formula dell’evoluzione?

    Anche l’obiezione che non esiste l’hamiltoniana dell’universo eppure continuiamo tranquillamente a far fisica, è un obiezione che non regge, perché l’equazione di Schroedinger oppure quella di Dirac sono equazioni del tutto generali nelle quali possiamo inquadrare un gran numero di fenomeni, e che in linea di principio possono essere estese indefinitamente. Per la teoria dell’evoluzione invece non solo non esiste ancora niente del genere, ma non sappiamo neanche se sia lecito ipotizzarne l’esistenza. Il fatto che un certo paradigma epistemologico abbia funzionato e funzioni per la fisica, non implica che esso debba funzionare anche per le scienze della vita.

    Colgo allora l’occasione per lanciare una piccola provocazione suggeritami dal professor Diodati (e che mi meraviglio non l’abbia ancora proposta lui): coloro che sono veramente convinti che la teoria dell’evoluzione sia arrivata ad un livello paragonabile a quello delle scienze fisiche, perché non provano a fornirci qualche previsione verificabile? Non chiediamo di sapere come evolveranno le specie da qui a qualche milioni di anni; ci accontentiamo di meno; ad esempio qualcuno provi dirci, magari anche solo in maniera grossolana, come saranno i virus della prossima influenza stagionale. Non sono un biologo, quindi forse dovrei chiedere qualcosa di più specifico, ma non ne ho le competenze; ma credo comunque che ci siamo capiti; una piccola, piccolissima previsione verificabile, trovatela voi, ma poi vi prego di farcela conoscere.

    Solo un avvertimento prima di passare ad altro: qui nessuno è un antievoluzionista; non siamo creazionisti evangelici né sostenitori dell’Intelligent Design; quindi se qualcuno volesse replicare, lo faccia nel merito degli argomenti proposti.

    ***

    Andando ora un po’ fuori tema, sento la personale esigenza di fare alcune, ritengo doverose, puntualizzazioni a quella che, come ha scritto il professor Diodati, avrebbe voluto essere una dotta lezione di logica. Eh già, perché non si possono tirare in ballo due geni come Platone ed Aristotele, ridicolizzare il primo come se fosse un sempliciotto, contrapporre artificiosamente questi due personaggi raffazzonando allo scopo un’improria citazione di Coleridge, e poi passarla liscia magari pensando pure di aver fatto bella figura. No no no, proprio non si può.

    Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza. Joseph Bochenski, filosofo e logico matematico di indubbio valore (nonché frate domenicano e quindi, secondo Odifreddi, un cretino, ma questo a noi non interessa), nella sua storia della logica formale dai presocratici alla moderna logica matematica, scrive di Platone che egli fu praticamente il primo a fornirci un concetto chiaro di logica. Nel Timeo è infatti contenuto un passo che suona così:

    “Dio ha trovato la vista e ce ne ha fatto dono affinché potessimo osservare i corsi degli astri che la sua mente produce nei cieli ed applicarli ai corsi della nostra mente che sono simili a quelli, ma profondamente perturbati mentre essi sono senza perturbazioni; e affinché, apprendendoli e partecipando della naturale verità della ragione, potessimo imitare i corsi infallibili di Dio e regolare i nostri cicli errabondi”.

    Continua Bochenski:

    “Platone potè tuttavia elaborare questa concezione della logica soltanto perché fu, come pare, l’autore di un’altra idea assai originale, precisamente quella di leggi universalmente valide […] Il concetto di tali leggi è strettamente connesso con la teoria delle idee che Platone a sua volta elaborò riflettendo sulla geometria già esistente in quel tempo. L’intera tradizione occidentale postplatonica è così penetrata di queste idee che non è facile per un occidentale coglierne l’enorme importanza. Evidentemente non poteva esserci una logica formale senza la nozione di legge universalmente valida. Da questo punto di vista l’importanza di Platone per la storia della logica può essere colta meglio considerando l’evoluzione di questa scienza in India, cioè in una cultura che dovette creare la logica senza aver avuto un Platone. Si può vedere nella storia della logica indiana che ci vollero centinaia di anni per compiere quello che fu fatto in Grecia nel corso di una generazione grazie all’impulso del genio di Platone, cioè l’essersi innalzati al punto di vista della validità universale.”

    Certamente Platone “si accosta faticosamente a leggi del tutto semplici” e trova molta difficoltà “nel risolvere problemi logici che ci paiono elementari”. Ad esempio nei suoi testi è, per l’appunto, implicita la seguente tesi falsa: supponiamo che se A appartiene a x allora anche B appartiene a x; allora: se A non appartiene a x, anche B non appartiene a x. Ma questo non deve sorprenderci, perché siamo solo all’inizio, al momento della fondazione.

    Proseguendo con Bochenski:

    “La logica formale è riservata ad Aristotele. Un esame più attento del contenuto delle sue opere logiche ci rende però certi che tutto ciò che è contenuto nell’Organo è condizionato in un modo o nell’altro dalla prassi del platonismo. I Topici sono probabilmente soltanto un’elaborazione cosciente dei numerosi logoi di uso comune nell’Accademia. […] Questo è il grande servizio reso da Platone alla logica formale: il suo pensiero ha reso possibile la nascita di questa scienza con Aristotele.”

    Quindi, per favore, cerchiamo di avere un po’ di rispetto per Platone.

    E allora Odifreddi come ha potuto contrappore così aspramente Platone ed Aristotele sul piano della logica citando nientemeno che Samuel Taylor Coleridge? Questi era fuori di sé quella volta? Grazie a Dio no. Leggiamo quindi cosa realmente scrisse:

    “Every man is born an Aristotelian, or a Platonist. I do not think it is possible that any one born an Aristotelian can become a Platonist; and I am sure no born Platonist can ever change into an Aristotelian. They are the two classes of men, beside which it is next to impossible to conceive a third. The one consider reason a quality, or attribute; the other consider it a power. I believe that Aristotle never could get to understand what Plato meant by an idea […] With Plato ideas are constitutive in themselves. Aristotle was, and still is, the sovereign lord of the understanding; the faculty judging by the senses. He was a conceptualist, and never could raise himself into that higher state, which was natural to Plato, and has been so to others, in which the understanding is distinctly contemplated, and, as it were, looked down upon from the throne of actual ideas, or living, inborn, essential truths.”

    La contrapposizione quindi sta nelle diverse dottrine della conoscenza sviluppate da questi due filosofi. Il mondo delle idee platonico contro la conoscenza basata sui sensi e l’astrazione di Aristotele; contrapposizione magistralmente illustrata da Raffaello ne La Scuola di Atene (http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/68/Raffael_058.jpg) nella quale si vede Platone indicare il cielo con un dito, mentre Aristotele stende invece la sua mano verso la terra.

    E dal momento che oltre Aristotele e Platone, l’argomento della discussione si è spostato anche sulla nascita della moderna scienza con Galileo Galilei, nonché sul ruolo della matematica nella scienza stessa, non si può non ricordare il magistero di uno dei più importanti storici della scienza del XX secolo, Alexandre Koyré:

    “Se tu reclami per la matematica uno stato superiore, se per lo più le attribuisci un valore reale (le idee platoniche – N.d.R.) e una posizione dominante nella fisica, sei platonico. Se invece vedi nella matematica una scienza astratta che ha perciò un valore minore di quelle – fisica e metafisica – che trattano dell’ente reale, se in particolare affermi che la fisica non ha bisogno di altra base che l’esperienza e dev’essere costruita direttamente sulla percezione, che la matematica deve accontentarsi di una parte secondaria e sussidiaria sei un aristotelico. In questo dibattito non si pone in discussione la certezza delle dimostrazioni geometriche, ma l’Essere. E neppure l’uso della matematica nella scienza fisica – nemmeno gli aristotelici avrebbero mai negato il diritto di misurare ciò che è misurabile e di contare ciò che è numerabile – bensì la struttura dell’essere.”

    Il famoso passo galileiano contenuto ne Il Saggiatore, nel quale ci viene proposto che il libro della natura sia scritto in lingua matematica, che cos’è se non una dichiarazione di platonismo? Il passaggio dal secondo al terzo grado della conoscenza secondo Platone, ovvero l’elevarsi dalla conoscenza degli oggetti sensibili alla conoscenza degli enti matematici, costituisce il primo stadio dell’elevazione verso il mondo delle Idee. Il riconoscere quindi come il reale, con la sua molteplicità, partecipi all’unicità dell’idea, della quale è soltanto una copia, una similitudine.

    Proseguiamo con Koyré:

    “Il Dialogo ed i Discorsi ci narrano così la storia della scoperta del linguaggio parlato dalla natura. Ci spiegano la maniera di interrogarla, cioè contengono la teoria di quella ricerca sperimentale in cui la formulazione dei postulati e la deduzione delle loro conseguenze precede e guida l’osservazione. Questa poi, almeno per Galileo è una prova di fatto. La nuova scienza è per lui una prova sperimentale di platonismo.”

    Abbiamo così mostrato come anche la scienza moderna sia in debito con Platone, un motivo in più per rispettarlo. Possiamo allora ben comprendere l’efficace definizione che Alfred North Whitehead ci ha dato della filosofia occidentale: “The safest general characterization of the European philosophical tradition is that it consists of a series of footnotes to Plato.”

    Chiaramente la nascita della scienza moderna non è tutta qui. Parallelamente a Galileo andò infatti sviluppandosi una tradizione atomista che discendeva direttamente da Democrito, Epicuro e Lucrezio, ma che non era necessariamente atea, e su quest’ultimo aspetto valga come esempio l’opera scientifica di un cristiano convinto come Robert Boyle, le cui riflessioni filosofiche sono all’origine della teologia naturale (quella contro la quale, in seguito, si scontrarono gli evoluzionisti atei ed agnostici, ma non Darwin stesso). Fu poi Newton che riuscì a sintetizzare queste due tradizioni, ma non continueremo qui a trattare tale questione.

    È invece quantomai necessario fare alcune precisazioni su che cosa intenda Zichichi quando parla di quella che lui chiama, con una espressione in verità non molto comune, scienza galileiana. Non ho mai avuto modo di leggere il suo libro “Perché io credo in colui che ha fatto il mondo”, tuttavia ho letto la relazione di Zichichi, con la discussione che ne è seguita, presentata al convegno “Scientific insights into the evolution of the universe and of life” organizzato tra il 31 ottobre ed il 4 novembre 2008 dalla Pontificia Accademia delle Scienze, istituzione sulla cui autorevolezza (qualunque cosa ne pensino Odifreddi e seguaci) non esiste il benché minimo dubbio. Gli atti completi del convegno, nel quale l’evoluzionismo è stato tutt’altro che attaccato, possono essere scaricati qui: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_academies/acdscien/own/documents/rc_acdsci_doc_190999_publications_it.html .

    Cercherò di sintetizzare la posizione di Zichichi. Intanto sgomberiamo il campo da un obiezione fondamentale: Zichichi non è un antievoluzionista come qualche volta qualcuno si diverte a dipingerlo. Per lui l’evoluzione biologica è solo un aspetto particolare dell’intera evoluzione cosmica, tanto che egli definisce tre fasi evolutive che chiama Big-Bang-1, Big-Bang-2 e Big-Bang-3, ovvero l’origine dell’universo, il passaggio dalla non-vita alla vita, l’emergere di forme di vita intelligenti. Senza continuare ad insistere su questo, che non è qui di interesse, andiamo subito agli aspetti epistemologici.

    Dopo aver ricordato che gli aspetti essenziali della scienza galileiana sono la riproducibilità sperimentale ed il rigore matematico, egli distingue tre livelli di conoscenza. Il primo livello è quello in cui è possibile effettuare e ripetere esperimenti in laboratorio, quindi in condizioni completamente controllate; questo è il livello in cui si scoprono e si studiano le leggi fondamentali della fisica, come quella della meccanica o dell’elettrodinamica. Il secondo livello è invece quello in cui si possono fare molti esperimenti, ma non si può direttamente intervenire sul sistema studiato, come ad esempio il moto dei corpi celesti e l’evoluzione stellare. Il terzo livello invece è quello nel quale esiste un solo evento che non può essere riprodotto in alcun modo; questo è il livello della cosmologia.

    Secondo Zichichi tuttavia la teoria dell’evoluzione non rientra in nessuno di questi tre livelli, fondamentalmente perché manca del rigore matematico richiesto. Questo non significa che essa debba essere esclusa dall’ambito delle scienze e che gli scienziati non dovrebbero dedicarsi ad essa. Significa solo che essa ancora non merita la denominazione di “scienza galileiana” e che non possa essere considerata come una teoria ben fondata al pari delle teorie fisiche. Alla fine Zichichi si dichiara comunque speranzoso che anche la teoria dell’evoluzione possa presto raggiungere lo status di “scienza galileiana”.

    Si potrebbe tuttavia obiettare che l’evoluzione delle specie potrebbe rientrare nel terzo livello. A questa obiezione Zichichi risponde che il secondo ed il terzo livello hanno senso solo se possono fondarsi sul primo. Nello studio del moto degli astri ad esempio si utilizzano le leggi della meccanica, ben studiate e conosciute attraverso il primo livello; oppure nella cosmologia rientrano praticamente tutte le branche della fisica, anche queste tutte quante ben fondate sul primo livello. Niente del genere è invece possibile, secondo Zichichi, per l’evoluzione, visto che non esistono delle leggi, dei meccanismi fondamentali riprodotti e studiati in laboratorio, fondati quindi sul primo livello di conoscenza scientifica.

    Tra tutti gli scienziati presenti al convegno, soltanto due hanno replicato a Zichichi. Uno è Gereon Wolters, filosofo e storico della scienza, che ha criticato Zichichi per avere un concetto troppo restrittivo di scienza. L’altro è Francis Collins, biologo di fama che ha guidato lo Human Genome Project; questi fondamentalmente ha affermato di essere d’accordo con l’analisi di Zichichi, tranne per il fatto di ritenere che la teoria dell’evoluzione possa a buon diritto appartenere al terzo livello di scienza galileiana. Infatti, sempre secondo Collins, fino a qualche decennio tempo fa l’opinione di Zichichi era corretta, ma oggi ormai molti meccanismi considerati fondamentali per l’evoluzione vengono comunemente studiati in laboratorio, così da costituire il primo livello su cui fondare gli altri due.

    In conclusione quindi, il punto di vista di Zichichi può essere condivisibile o meno, apprezzabile oppure criticabile, ma comunque merita di essere discusso e su di esso val la pena di riflettere, senza liquidarlo con qualche battuta magari appellandosi a fantomatiche formule dell’evoluzione.

    Termino con un’ultima provocazione. Odifreddi dice che l’evoluzionismo dà fastidio; rispondo che è vero, sicuramente per molti è così. Ora però invece chiedo io: come mai Zichichi viene sempre attaccato? Perché si spara sempre a zero su di lui? Anche in questo caso le ragioni sono chiare sin dal 1859: gli scienziati credenti, soprattutto quando sono bravi, danno fastidio! A proposito di ciò vi invito a leggere questa interessante ricostruzione che Stanley Jaki ha fatto delle vicende relative alla pubblicazione della più importante opera di Pierre Duhem: http://www.mmisi.org/ir/21_02/jaki.pdf

    Alla fine ho scritto un post lunghissimo sicuramente tediando qualcuno. Ma al contempo sono sicuro che ci sarà anche qualcun’altro che apprezzerà questo mio intervento. Ringrazio comunque tutti quelli che avranno avuto la pazienza di leggerlo per intero.

    Saluti a tutti quanti

    Francesco Santoni

  46. Cari tutti,
    prima di tutto un grazie e un bravo a Santoni, che ho avuto modo di conoscere in questa occasione e che, per la seconda volta, si guadagna il giudizio d’aver innalzato il livello della discussione. Poi aggiungo

    – nonostante le mie dimissioni dalla Commissione, continuo a ricevere messaggi, come fossi ancora in carica. Prego l’ingegnere Calcagno, se ci legge ancora, di dare qualche informazione ulteriore che lo riguarda, perché si continua ad insistere, data la perfetta assonanza tra le nostre argomentazioni, il tutto aggravato dalla sua affermazione di agnosticismo, che io, per aumentare il peso delle mie critiche, le abbia ripresentate sotto falso nome e diverso linguaggio. Ci dica almeno dove risiede e dove frequenta l’università. Due lettori si sono intestarditi su questo mio imbroglio, senza osservare che una lettura neanche poi tanto attenta degli interventi sulla formula dell’equilibrio, mostra che tutti, indistintamente, abbiamo sostenuto la stessa critica, anche se con parole ed esempi diversi.

    -Devo rettificare la mia affermazione che nessuno abbia speso una parola in difesa di Odifreddi. Un mio carissimo amico mi scrive, non per difendere il suo scritto, ma per sostenere che ben altre bestialità meriterebbero il premio. Bene, la comunicazione delle nomine, è stata fatta proprio per dar voce ad altre proposte. Voglio comunque rispondere, qui in pubblico, a una critica sollevata sempre dal difensore occulto che potrebbe essere l’ultima spiaggia della linea difensiva di Odifreddi. Sempre più odifreddianamente, dice testualmente: l’argomento dell’equilibrio e dell’evoluzione è così complesso, da non poter essere liquidato in modo così superficiale in una discussione in un blog, per giunta dichiaratamente cattolico. Rispondo: e se è così complesso, perché è stato trattato in una paginetta con tanto di spazio rubato per la polemica e in una rivista che non accetta critiche o rettifiche? Autogol magistrale. In secondo luogo, conoscendo fin troppo bene la tattica dialettica di Odifreddi (spero ricordi la lezione di logica che diedi alla prima lettera di insulti che mi scrisse, dicendo che non volevo battibeccare con lui, in base ad un’eccellente massima confuciana), gli ho chiesto, ripetutamente, anche nel primo scontro, quando fece intervenire Frova e Cattaneo, di farsi difendere da un prof di genetica. Credo infine che il livello della discussione che si è avuta qui, sia da ritenere eccellente. L’ingegnere Calcagno e il fisico Santoni, ma anche tutti gli altri intervenuti, permettetemi di dire che hanno messo macigni tombali sulla prima pietra tombale che inviai ad affaritaliani.

    -Abbiamo una lista di 15 nomi scelti tra ordinari, associati e ricercatori universitari (Roma, Perugia, Firenze, Milano, Genova). Stiamo aspettando l’accettazione di altri tre ordinari di genetica. Anche se nessuno potrebbe difendere Odifreddi, meglio di quanto abbia fatto lui stesso (forse è questa la ragione per cui non ha voluto fare un solo nome di un esperto che potesse difenderlo), fa ancora facoltà di inviare a me o a Santoni, il nome di cui garantiamo l’anonimato.

    -Una fabbrica di Deruta e una ceramista che espone a Montefalco, stanno lavorando per noi.

    Il Comunicato ufficiale, sarà dato quando “sarà scoperto” al pubblico, il bellissimo Asino.
    Vi terremo informati sui tempi di consegna, che dovrebbero aggirarsi sui 10 giorni (salvo complicazioni tecniche).

  47. Da una analisi della provenienza degli indirizzi IP (visibili solo al sottoscritto) posso solo testimoniare che la zona da cui ha scritto Giovanni Calcagno non e’ quella di Perugia da cui, invece, ha sempre scritto Paolo Diodati.
    Non conoscendo Calcagno non ho ulteriori dati da aggiungere.

    Spero che i lettori abbiano notato che ho inserito un nuovo post con un grafico a torta riepilogativo della votazione e alcune importanti considerazioni ad esso connesse.

    In attesa del nuovo comunicato finale che sara’ messo nella home page, ringrazio ancora una volta tutti quelli che sono intervenuti e che hanno portato avanti con sereta’ questa discussione che ho avuto – devo davvero dirlo senza retorica – il grande piacere di ospitare.

    Andrea Macco

  48. Gentili Signori,
    innanzi tutto mi scuso per non aver visto per tempo sul sito che era richiesto qualche chiarimento (mi sento un poco “wanted”). Mi chiamo Giovanni Calcagno sono di origini triestine ma per motivi di lavoro mi sono trasferito nelle Marche (Camerano, a 13 Km a sud di Ancona alle pendici del Conero) ed anche ora che sono in pensione (da un po’) sono rimasto a vivere in questa zona. Dopo la laurea in Ingegneria elettronica (telecomunicazioni) all’Università di Trieste nel 1968 e dopo due anni di servizio in Marina Militare (38° Corso Ufficiali all’Accademia di Livorno ed in seguito interessandomi a sperimentazioni su radar di nuovo tipo) ho lavorato per alcuni anni al centro ricerche della Zanussi a Pordenone interessandomi di Home video recording. Ho vinto poi un concorso nazionale alla RAI lavorando per circa 30 anni nel campo della progettazione, costruzione ed esercizio delle reti televisive. Sono stato iscritto al corso di Scienze Naturali all’Università di Camerino. Spero che queste notizie siano esaustive. Se qualcuno, spinto da smanie investigative, volesse telefonarmi per vedere se esisto davvero sentirà un inevitabile accento triestino che, se il Prof. Diodati non proviene da quelle zone, costituirà segno evidente che siamo due persone diverse.

    GIOVANNI CALCAGNO
    Via A. GRAMSCI 27
    60021 CAMERANO (AN)
    Tel.: 071 731564
    e-mail: pachypo@alice.it

    Cordiali saluti,
    Giovanni Calcagno.

  49. Ieri per una svista, dovuta ad un po’ di stanchezza ed alla fretta, ho scritto che mi ero laureato nel 1968, in realtà mi sono laureato il 30 novembre del 1967. Si vede che quando ho scritto il post avevo in mente la successiva data di partenza per il servizio militare, avvenuta il 10 gennaio del 1968. Questa rettifica per evitare che eventuali inquisitori non rinvengano la mia laurea all’Università di Trieste cercando nel 1968!
    Colgo l’occasione per osservare che il confronto, a mio avviso, ha preso una brutta piega: proseguendo su questa strada non solo mi sembra che si avvelenino i pozzi per una serena discussione, ma che addirittura vadano in frantumi consolidate amicizie. Ne vale la pena?
    Cordiali saluti,
    Giovanni Calcagno.

  50. La Commissione, composta inizialmente da 18 membri, ha proclamato all’unanimità il vincitore del Premio.
    Non essendo io il premiato, sono stato reintegrato nelle mie funzioni e curerò pertanto la stesura e la pubblicazione del comunicato finale.
    Ringrazio l’Ing. Giovanni Calcagno e rispondo alla sua saggia domanda se valga la pena rompere amicizie a causa di dissensi scientifici. Anche in questo, caro Calcagno, siamo in assonanza. Assolutamente, dal mio punto di vista, non ne vale la pena. E infatti, io non ho mai rotto amicizie, né per dissensi scientifici, né per altre cause. Ma perché io mi attengo alla bella affermazione “Quando la Verità spunta all’orizzonte, il contenzioso scientifico cessa e le armi vengono deposte.” La possibilità di avere la risposta ai contenziosi scientifici da parte della Natura, è uno dei motivi che mi spinsero, verso i 16 anni, a scegliere fisica e non, per esempio, la filosofia. Le amicizie vengono rotte da parte di chi presume di incarnare la Verità, si disinteressa delle risposte della Natura e chiamato a pronunciarsi sul tema che ci ha coinvolto, si esprime in questi termini:
    “qualsiasi persona dotata di un minimo di materia grigia non può non riconoscere che Odifreddi ha almeno una marcia in più dei suoi denigratori e che, in quest’Italia opportunista e bigotta, svolge una funzione altamente educativa. Coloro che di intelligenza non ne hanno abbastanza per apprezzarlo, farebbero meglio ad ascoltare e starsene zitti, memori del proverbio veneziano “merda montata in scano o la spusa o la fa dano.” (parola di Frova)
    Per difendere questa posizione:
    “il fatto che la formula per spiegare l’evoluzionismo darwiniano sia così semplice, è proprio uno degli aspetti interessanti della faccenda: in particolare, perché dimostra che coloro che avversano la teoria di darwin si situano al di sotto del livello di alfabetizzazione matematica della scuola media.” (parola di Odifreddi)
    Ne converrà, caro ingegnere, che parlare con persone ideologizzate (politicizzate) a tal punto da rinunciare agli argomenti scientifici, per usare solo l’insulto e lo scherno, diventa impossibile. Anche in presenza di amicizia che in questo caso, tra l’altro, non c’era. Non avevo mai sentito parlare di Odifreddi prima del febbraio 2007. Tuttora non lo conosco e per quanto riguarda Frova, c’erano solo i miei inviti a fargli tenere delle conferenze, che non ho voluto mai tenere io, per non essere accusato di narcisismo e di conflitto d’interessi (pagandole sui miei fondi o fondi della mia università).
    Capito spesso dalle “nostre” parti, ingegnere. Si ritenga invitato alla Giustina, alle pendici del Conero per un pranzetto a base di pesce e Verdicchio…

    Nel fare il quadro completo dell’andamento delle due riprese del match (il primo è iniziato addirittura nel marzo dello scorso anno, il giorno prima che fosse pubblicato il mio atto d’accusa sulla formula dell’evoluzione in seguito a una telefonata a Macco) ho avuto la bella sorpresa di leggere il primo intervento del giovanissimo Francesco Santoni. Devo dare una bonaria tiratina d’orecchie allo stesso Macco, per non aver lodato stile e completezza dell’intervento. Questo blog ci ha dato la possibilità di scoprire, tra tantissimi interventi intelligenti e pertinenti, un giovane di talento e cultura la cui profondità e completezza creano il giusto stridore con gl’interventi di Odifreddi e dei suoi difensori alla Frova.
    Dal prossimo Comunicato… buonumore e umorismo!

  51. la matematica creò l’universo?
    Per me no.L’universo dal nulla?Dal nulla materiale sì.
    L’universo ha avuto un origine,perchè l’infinito, in regressione ed in progressione significa inesistenza: niente potrebbe esserci all’infinito,tantomeno un inizio ed una fine;ciò sarebbe un’antitesi dell’esistenza materiale ovvero uno “sconcetto” (piccola idea sconcia).Allora l’universo non è infinito proprio per poter esistere. Se non infinito,l’universo dovrebbe essere,per forza concettuale,eterno, perchè l’eternità è l’unica antitesi del nulla (e poi…nulla de chè?Nulla generale=”sconcetto”). Ma se l’universo dev’essere eterno per poter esistere e visto che egli è un’entità dinamica,finirebbe,per logica,con il dover essere infinito,cioè inesistente come detto qui sopra. Quindi,dovendo escludere l’eternità dell’univereso materiale,per l’esclusione di altre possibilità concettualmente sostenibili,dobbiamo dire che l’universo è, in primis, un’idea, ovvero un’idea che si è materializzata ,nella sua primordialità,nel suo nulla materiale ed in un sol modo possibile,che è quello esplosivo,da intendersi come istante coincidente con la vanificazione del nulla materiale. Altro concetto sostenibile, subordinato al concetto di universo=idea e suo rafforzativo, è che l’universo,da solo,non sarebbe stato in grado di scegliere una sua dimensionalità primordiale: infatti, non c’era possibilità di scelte dimensionali nel suo nulla proprio.Nell’istante della comparsa dell’universo materiale primordiale,questo necessita,per forza concettuale,almeno di una sua dimensionalità e nello stesso istante della acquisizione di una dimensionalità esistente,sarebbe nato il quesito del perchè non scegliere una dimensionalità maggiore o minore di quella appena emersa dal nulla materiale? Ecco che non ci sarebbe scelta possibile,pertanto l’universo non sarebbe nato autonomamente,perciò la sua esistenza primordiale sta nella sua monoidea che l’ha emerso,o meglio,creato dal suo nulla,escludedo per fatto necessario la matematica.

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