Quel senso delle cose che a volte non c’è…

A volte capitano cose e fatti, CI capitano cose e fatti, per cui trovare un senso appare difficile. La parola che ben esprime il sentimento legato a ciò è tipicamente questa: ASSURDITÀ!

Io credo che in questi casi l’assurdo possa celare qualcosa che al momento non è manifesto… semplicemente perché non lo vediamo, perché il nostro modo di ragionare non lo sa cogliere, oppure ancora perché è celato. I tempi per la comprensione, i tempi per dare un senso, non sono ancora maturi. Magari passeranno mesi, anni, perché l’assurdo prenda una forma più umana, un senso più concreto e razionale. Magari, addirittura, lo prenderà solo, come diceva Paolo di Tarso (crf 1 cor 13, 12), quando vederemo le cose non più come riflesse in uno specchio antico, ma faccia a faccia, nella luce di Dio.

Io credo che tutto questo sia ben riassumibile con una vignetta di questi miei due amici che spesso ci hanno già accompagnato. Nella puntata n.5 ci facevano vedere come cammini tortuosi spesso abbiano il nome dell’Amore. L’assurdo può anche avere in certe occasioni questo nome nascosto, ma più spesso, invece, sembra proprio non avercelo. E allora? Gustiamoci la vignetta e seguiamo il filo della vita, ovunque esso ci condurrà…

Andrea Macco, cercatore in cammino

Gibì e Doppiaw e il filo

(Qui le scorse puntate delle vignette di Gibì e Doppiaw: N.1 – N.2 – N.3 – N.4 – N.5 – N.6 – N.7)

Seneca su una bustina da zucchero addolcisce la vita

Ad un bar molto buono di Genova dove però non capito di frequente, pesco a caso una bustina da zucchero per il Caffè e che ci trovo?

Una frase di Seneca, che  mi addolcisce la vita in un mondo che spesso procede frenetico e che vuole slanciarsi verso una vita sempre  più lunga… ma è vera vita?

«È importante vivere bene, non vivere a lungo
e spesso vive bene chi non vive a lungo»
(Seneca)

 

Pensieri cupi? Uno spunto da Gibì

Riprendo la pubblicazione di vignette degli amici Gibì e Doppiaw. (Qui le scorse puntate: N.1N.2 )

Questa è dedicata a tutti i lettori che in questo periodo hanno la mente piena di pensieri che vanno dal grigio al nero profondo. In particolare penso all’amico scout Andrea, ricoverato inaspettatamente all’ospedale, che si crede solo e vede la vita tutta nera. Ci sia sempre per te una carezza dal cielo a ricordarti che la vita è bella, che essa può rendere il mondo un po’ migliore  e che va spesa con gioia.

Andrea

Autunno. Stagione delle metafore

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.

(Vincenzo Cardarelli)

foglie d'autunno - foto A.Macco

Autunno, da sempre la stagione più ricca di sorprendenti colori. La stagione stessa ti sorprende, giornate fredde ma terse e giornate cupe e uggiose, in cui le fronde sono sbattute dal vento come l’anima sembra essere sbattuta, talvolta, dagli eventi della vita.
Nell’autunno Cardarelli coglie una metafora della vita che si spegne; personalmente ci vedo il continuo mutare dell’animo umano che, errabondo, cerca nuovi colori, nuovi venti per placare la sua inquietudine.
L’aria tersa è come se suggerisse agli occhi dell’anima di guardare lontano e poi ancora più lontano… il freddo che come un brivido percorre la terra è come se invitasse a godere del calore delle persone che si hanno vicine, della presenza dell’amico che riscalda, degli affetti che puri e gioiosi ci fanno riscoprire in una risata la gioia di vivere, e non di morire.

Andrea

Diritti, diritti, diritti!

Leggo in questi giorni che il Presidente Napolitano, il Ministero per le Pari Opportunità  e autorità varie hanno lungamente dibattuto sul tema dei Diritti delle donne (9 e 10 settembre Roma ha ospitato la Conferenza Internazionale sulla violenza contro le donne, iniziativa promossa della Presidenza italiana del G8 – Per chi vuol saperne di più, cliccare qui). Molto bene, difendiamo i diritti, specie per quelle situazioni e quegli Stati dove appaiono davvero calpestati.

Leggo poi sui giornali un eterno tema che prosegue da tempo: i diritti degli omosessuali. Giusto e doveroso non discriminarli, nè ghettizzarli, ci mancherebbe. Così come è doveroso parlare di diritti dell’accoglienza, per ogni persona, cittadino italiano o straniero che sia.

E avanti ancora nei TG e sulla bocca delle persone: diritti delle coppie, sposate e non sposate. Diritti, ovviamente e più che santamente, dei bambini e dei neonati (ma non di quelli ancora nelle pance delle mamme… lì i diritti sono solo delle mamme!)

E di certo qualcosa mi sto dimenticando… in questi giorni, con le polemiche sulla stampa e i giornali sollevate da Governo e opposizione, più che mai importante il diritto di stampa, quello di replica, quello di controreplica. Diritto di espressione e di controespressione.

Diritti per i calciatori di guadagnare quanto più gli aggrada e diritti per i presidenti delle società di spendere quanto più vogliono, diritto dei tifosi di tifare come vogliono e diritto per chi vuole bere di bere, per chi vuole fumare di fumare e per chi vuole drogarsi di farlo. Diritto di vita e di morte. Diritto per le piante e per gli animali (che diritti non si sa bene, ognuno ci mette quelli che vuole, ma l’importante è dire diritto!).

Insomma, tutti rivendicano diritti. Si parte da iniziative buone e giuste, si sfocia talvolta, come ho cercato di mostrare, nell’assurdo, nel ridicolo.

E in tutto questo, una sola domanda resta elusa, tremendamente senza risposta: E i doveri?

Desideri

“Se esprimi un desiderio è perchè vedi cadere una stella, se se vedi cadere una stella è perchè stai guardando il cielo e se guardi il cielo è perchè credi ancora in qualcosa”

Bob Marley

Se c’è un ostacolo, c’è sempre un orizzonte che va oltre; se c’è della nebbia, c’è sempre della luce che può indicare la direzione.

La speranza è una prerogativa inalienabile: nessuno ce la può togliere. Una speranza perduta può essere sempre ritrovata.

Perché guardare al bicchiere mezzo vuoto? Che vantaggi se ne trae?

Molti desideri non si realizzano per una intera vita, ma tentando di raggiungerli si continua a volare e talvolta si raggiungono vette, traguardi, cuori e persone che mai avremmo immaginato di raggiungere se non avessimo creduto in qualcosa di grande.

***

Un post estivo di speranza, per comunicare la voglia di vivere a chi mi legge, sia egli un navigante capitato qui per la prima volta per caso, sia esso un affezionato compagno di pianerottolo. Seminare speranza non toglie nulla, ma può arricchire il cuore di qualcuno. 

Andrea 

La banale perfezione

Dal blog di Divulgazione Scientifica e Astronomica Tuttidentro (legato alla omonima trasmissione radio), leggo questo pensiero dell’artista Carmine Scalzi:

“Chi si spinge con lo sguardo molto in alto, in profondità verso un estremo, non sta facendo altro che spingersi verso il contrario, verso l’opposto: chi guarda molto in alto sta guardando anche in basso.

Questo vale in tutti i campi dello scibile e di tutto quello che si vuole conoscere, non solo nell’astronomia o nella filosofia. Ad esempio, nella recitazione, non ti possono insegnare solamente i caratteri “buoni”, perché per arrivare al buono, devi capire anche il cattivo, che è il contrario… Buono e cattivo fanno parte della stessa faccia. Come la vita e la morte. Se guardi la vita, pensi alla morte, se guardi la morte pensi alla vita”.

Nella vita è importante porsi obiettivi ed ideali alti. Il sottoscritto è uno che non si accontenta. Mai. Eppure tanto più si punta in alto tanto più emerge il nostro limite, la nostra fragilità, la nostra pochezza di esseri non onnipotenti, ma limitati.

Il perfezionismo può essere un processo che si autoa-limenta senza avere mai fine, capace di innescare non solo sconforto, ma anche distruzione. Proprio come un processo di Fisica nucleare: se diviene incontrollato, il perfezionismo genera una bomba che annienta ogni rapporto umano, isolando l’uomo che ha sganciato la bomba che spazza via ogni imperfezione: egli resta solo, coi suoi rimorsi, i suoi sensi di colpa, con l’eterna imperfezione che sarà sempre in lui.

C’è solo un modo di venirne fuori, di far sì che la sete di bello, di assoluto, di verità, di perfetto (di per sè positiva) non diventi un laccio teso per gli altri o un cappio al collo per se stessi: l’accoglienza, la gratitudine, l’apertura a chi ci tende la mano per dirci, oggi e sempre:

«Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».
(2Cor 12,9)

Questo il cammino di questi miei tormentati giorni… Solo così, con l’amore e la grazia,  si potrà fare – come dice l’adagio cinese – qualcosa di più della “banale perfezione”…

Andrea

Quando l’amore vi chiama…

Riscopro con piacere questa pagina del Profeta di Kahlil Gibran. Mi permetto di fare alcune evidenziature e di augurare ad ognuno dei miei lettori di potersi specchiare in questi spunti di vita.

La dedica è per chi verso l’amore mi ha chiamato in certi momenti della vita e per chi ora mi sta ricordando questa chiamata e mi dice di abbandonarmi ad essa e di credergli…

Andrea

Quando l’amore vi chiama, seguitelo, benché le sue vie siano faticose e ripide.
E quando le sue ali vi avvolgono, abbandonatevi a esso, quantunque la spada nascosta tra le sue piume vi possa ferire.
E quand’esso vi parla, credetegli, sebbene la sua voce possa frantumare i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.

Poiché proprio come l’amore vi incorona, così vi crocifiggerà.
Come è per la vostra crescita, così favorisce la vostra potatura.
Proprio come sale fino alla vostra altezza per accarezzare i vostri più teneri rami che tremano nel sole, così esso scenderà alle vostre radici per scuoterle dov’esse sono più fortemente attaccate alla terra.

Come covoni di grano vi raccoglie a sé.
Vi trebbia per mettervi a nudo.
Vi setaccia per liberarvi dalle vostre pellicole.
Vi macina sino a rendervi candidi
Vi impasta sino a quando non sarete flessibili, e poi vi cede al suo sacro fuoco, affinché voi possiate diventare pane sacro per la santa mensa di Dio.

Tutte queste cose farà a voi l’amore affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore, e in quella conoscenza diventare così un frammento del cuore della Vita.

Ma se per paura cercherete dell’amore soltanto la pace e il piacere, meglio sarebbe allora per voi coprire la vostra nudità, uscire dall’aia dell’amore, ed entrare nel mondo senza stagioni dove voi riderete, però non tutto il vostro riso, e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.

L’amore non dà nient’altro che se stesso e non prende nulla se non da se stesso.
L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto, perché l’amore basta all’amore.

Quando amate non dovreste dire:
“Dio è nel mio cuore”, ma piuttosto “Sono nel cuore di Dio”.
E non pensiate di poter dirigere il corso dell’amore, perché è l’amore, se vi trova degni, a dirigere il vostro corso.

L’amore non ha nessun altro desiderio che quello di adempiersi.

Ma se nel vostro amore non potete fare a meno di desiderare, fate che questi siano i vostri desideri:

Sciogliersi ed essere come un ruscello che canta la sua melodia alla notte.
Conoscere la pena di troppa tenerezza.
Essere feriti dalla comprensione stessa dell’amore.
E sanguinare volentieri e con gioia.
Destarsi all’alba con un cuore alato e render grazie per un altro giorno d’amore.
Riposare nell’ora del meriggio e meditare l’estasi dell’amore.
Rincasare la sera con gratitudine, e addormentarsi con una preghiera in cuore per l’amato e un canto di lode sulle labbra.

  Gibran

La clessidra dà il “via”

In concomitanza con l’apertura degli Europei di Calcio (Forza Italia di Cassano & Compagni! ), riparte il blog. Dopo circa 6 mesi di chiusura (forzata), nei quali ho comunque usato qualche ritaglio di tempo per allestire queste pagine, finalmente ecco il taglio del nastro.

Vorrei ringraziare quegli amici che hanno sollecitato la ri-apertura del blog, sentendone la mancanza, quasi più di me. Tra questi anche diversi che sono amici-naviganti, persone di cui ho fatto la conoscenza proprio grazie alle pagine del vecchio blog e che son rimasti in contatto anche dopo la repentina e improvvisa chiusura del vecchio blog.

Trovate una veste molto differente dal vecchio Universo di Feynman. Di esso ho conservato qualche memoria nella pagina STORIA DEL BLOG a cui potete accedere dal menu in alto. Le novità non si limitano tuttavia alla sola parte grafica. La principale riguarda i commenti: grazie a wordpress saranno moderati, potranno essere ri-editati dal sottoscritto e non verranno accettati se anonimi. Chi ha orecchi per intendere intenda…  I contenuti saranno da un lato sul filo della continuità col passato, dall’altro vedrete  presto qualche novità… Non mancate!

Un due tre… il fischietto trilla, la clessidra ruota e lo spettacolo del calcio, del blog, della vita riparte

Andrea Macco

La Clessidra del Blog riparte