Quel sorriso che fa fare strada…

scoutbaton“Un sorriso è una chiave che apre molti cuori” diceva Robert Baden-Powell, il fondatore dello scautismo. E in un altro passo aggiungeva: “Un sorriso fa fare molta più strada di un brontolio”.
Credo sia vero e credo che per i cuori brontoloni e a volte un po’ puntigliosi e pignoli questo valore del sorriso vada scoperto e riscoperto in continuazione.

L’articolo che segue di Attilio Grieco dal numero 58 di “Collegamento IPISE” (Foglio per i Capi FSE con IPISE – Gennaio 2017) tratteggia in poche righe il valore di questo sorriso e di questa capacità di ironia e, soprattutto, di autoironia. Non solo banale humor inglese, ma uno stile di vita!

Buona lettura, con un sorriso!
AM

il-senso-dello-humor

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Presto l’assegnazione dell’asino d’oro 2012…

ASINO-D'OROPer i lettori che hanno seguito il dibattito sull’Asino d’oro e che anche recentemente mi hanno chiesto aggiornamenti, segnalo di aver avuto notizie dal prof. Paolo Diodati in merito alla imminente assegnazione dell’asino d’oro 2012. La Commissione è stata consultata e il verdetto pare sia stato emesso… Resta da fare la proclamazione ufficiale.

Frattanto lo stesso Diodati avanza una candidatura per l’asino d’oro 2013

Per avere aggiornamenti rimando al post dedicato: Assegnazione dell’asino d’oro 2012.

PREGO DI INSERIRE COMMENTI SUL TEMA DIRETTAMENTE SU TALE POST e non qui, di modo da mantenere l’organicità degli interventi e non frammentare la discussione.

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Approfitto di questo post per scusarmi con tutti i miei affezionati 25 lettori per i pochi aggiornamenti di questo ultimo semestre. Gli impegni personali, in particolare sul fronte scolastico, sono stati tantissimi. Quest’anno non si è neppure tenuta la consueta gara a quiz (il “Maccoquiz”) che in diversi ormai frequentavano con assiduità. Non disperate, il Maccoquiz tornerà, insieme a tante altre idee e novità… !

Come hanno concluso alcuni miei sagaci studenti in questi ultimi giorni scolastici dove ho loro riservato varie attività a sorpresa (e non solo test a sorpresa… ma a volte – spero! – anche qualcosa di più piacevole!):

probabilità matematiche– “Da lei ci si può sempre aspettare di tutto… ci aspettiamo anche l’imprevedibile!”

Al che ho chiesto:”Ma se una cosa è imprevedibile come fate a prevederla?”

Gianluca ha risposto:  “Non sappiamo cosa  sarà, ma sappiamo che ci sarà, e pure con una probabilità decisamente vicina a 1, cioè a quello che abbiamo imparato essere un evento certo!”

Che dire? Chapeau.

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[Commento al commento: e se trasponessi il ragionamento fatto dal saggio Gianluca a quel che ci aspetta da parte del prof. Diodati e della Commissione per l’Asino d’oro?  Non sappiamo che accadrà, ma  prevediamo che ancora una volta ci stupiranno per lo stile con cui il premio verrà assegnato! Scommettiamo?

 

Addio, Presidente! Genova tutta ti saluta

RICCARDO GARRONE

Non solo la Genova della prima squadra di calcio della città, la tua squadra, ma una intera città – genoani compresi – ti salutano con un po’ di nostalgia e con gratitudine.

Nostalgia per le sfide lanciate con stile, il tuo stile, per le sferzate che a volte facevano trasalire (Cassano ne sa qualcosa), ma anche per l’entusiasmo con cui hai sempre affrontato la vita, non solo l’avventura Sampdoria.

Gratitudine per aver salvato una squadra quando era sull’orlo dell’abisso, per aver insegnato a questo calcio senza freni e senza limiti che è importante avere delle regole e una moralità.

Nostalgia per le tue partite a scopone prima di ogni sfida con l’acerrimo amico di sempre, Spinelli, gratitudine per averne vinte tante di quelle sfide, soprattutto quelle che contavano.

Nostalgia per lo sponsor ERG che con giusta vanità dicevi essere portato per tanti anni con onore su una delle più belle casacche del mondo, gratitudine per aver fatto sì che quello sponsor ci fosse e aiutasse la Samp in tanti momenti bui.

Nostalgia per la tua presenza discreta allo Stadio o sui campi da gioco, gratitudine per aver fatto sì che, attraverso te, qualcun altro fosse protagonista.

Nostalgia per le belle coreografie da te promosse in più d’una occasione, gratitudine per esserti innamorato della Sampdoria, e, come fa un bambino quando sogna, per averla coccolata a lungo.

Nostalgia per il tuo sigaro che sempre accompagnava il tuo sorriso che pareva il sorriso di chi la sa lunga… forse il sorriso di chi si fida, di chi è sereno, di chi ha fiducia della vita. Gratitudine perché la tua vita è stata vera vita, sempre pronto a battagliare, sempre pronto a sorridere e insegnare qualcosa e a dirci che tutto può essere fatto con stile. Lo stile Garrone. 

Grazie Presidente! 

Salutaci Paolo da lassù, … e continuate a fare il tifo per tutti noi!

Andrea Macco

Grandi Presidenti

Fratelli Wachowski ancora spettacolari con Speed Racer

SPEED RACER (2008) – Regia di Andy e Larry Wachowski

VOTO 8.5

Quando usci’ al cinema non volli andare. Per me i fratelli Wachowski avevano dato il loro meglio con la saga di Matrix e mai avrebbero potuto uguagliare un film del genere.

Mi sbagliavo. Certo, Matrix resta Matrix, e i fratelli Wachowski hanno avuto la caparbietà di capire che dovevano cambiare genere per poter stupire ancora il pubblico. L’hanno fatto, mantenendo però il loro stile.

Effetti speciali ed elaborazione digitale delle scene proprio come nello stile di Matrix. Come pure i combattimenti con molto kong-fu. Ma genere, storia, trama sono tutt’altra cosa rispetto la saga di Neo.

La corsa alle auto appassiona, l’intreccio della storia personale di un ragazzo (Racer) tormentato per i propri sogni e per la perdita di un fratello (Rex) che amava è veramente ben congeniato. A questo si aggiunge una morale molto bella, quella di lottare per un bene difficile e doloroso contro un male suadente e facile.

Le emozioni non mancano, i colpi di scena neppure. Anche le note ironiche danno colore al film, in particolare grazie al tandem composto dal fratello più piccolo (Pops Racer) e dalla sua scimmietta personale.

L’unica cosa forse stona è l’eccessivo uso del kong-fu in un film dove, tutto sommato, poteva non essere la forma di combattimento dominante (si son mai visti piloti di formula 1 e manager azionisti essere campioni di arti marziali?). Ma non sarebbe stato un film firmato Wachowski brothers.

Andrea Macco

A volte sembrano davvero “bambini vestiti da cretini…”

La fase è celeberrima: “Gli scout sono dei bambini vestiti da cretini, guidati da cretini vestiti da bambini.”  L’attribuzione un po’ meno certa. Molti la fanno risalire a George Bernard Shaw ma non vi è alcuna fonte ad attestare che il premio Nobel irlandese per la letteratura l’abbia mai pronunciata.

La frase è invece di Jack Benny (1894 – 1974), comico e attore statunitense che nei suoi spettacoli radiofonici e televisivi pare ironizzasse sovente contro gli scout.

Perchè tiro fuori questa frase? Perchè sto seguendo un simpatico dibattito sul forum scout di Grosseto sul modo in cui gli scout portano la loro uniforme. In realtà è un po’ di tempo che questo tasto mi preme come un nodo in gola (uno dei primi articoli che scrissi per Esperienze & Progetti, la rivista del Centro Studi Badel Powell, fu proprio dedicato a questo argomento).

Vediamo se riesco a rendere l’idea con qualche foto che parla forse più di mille immagini:

1) Fazzolettone scout ben fatto e ben portato:

fazzolettone

2) Fazzolettone “collana vudu” in varie varianti e modelli :

 a) Classico

  

b) con sciarpa per il collo (per le signorine)  c) con accessori multiuso: stendi abiti e fermacarte

3) Collane vudu propriamente dette:

collana wudu-2  collana vudu - benin  collana wudu

4) Fazzolettone vudu propriamente detto (NO COMMENT):

[immagine non più disponibile]

5) (tiriamoci su il morale) Capi Scout con fazzolettoni scout ben fatti!
scout uniforme bella

A termine di questa rassegna, credo che se qualcuno vede qualche scout per strada con uno dei modelli di fazzolettone scout trasformato in collana vudu, ecco credo che abbia i suoi buoni e fondati motivi per farsi passare, almeno nell’anticamera del cervello, la famosa frase dei cretini vestiti da bambini….

Non pensate? È solo una uniforme, ma essa da’ uno stile, diventa un habitus.
Dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei dice un antico proverbio. Se è vero che il nostro modo di apparire è anche riflesso di quel che portiamo nell’anima e nel cuore e di quel che siamo, credo sia importante curare il modo di presentarsi. O non si spiegherebbe nemmeno perché in certi ambienti di lavoro sia chiesta ancora oggi una certa tenuta formale.

Non aggiungo altro, spero di aver lanciato un piccolo seme che auspico possa essere raccolto da chi di dovere…

Buona Strada!

Andrea

PS: cliccare QUI e QUIper leggere due articoli interessanti di zio-web sull’argomento

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