Parroci che sfidano la società – Non di solo ipod vive l’uomo…

Mentre don Franco Pedemonte, parroco di Santa Zita, affigge sul portone della Chiesa il seguente manifesto (tra provocazione e arguta riflessione) sul Grande Fratello:

don Guido Gallese, responsabile della pastorale giovanile di Genova, propone questa settimana attraverso la newsletter della diocesi “Sale&Luce” una riflessione incentrata sul rumore e sul silenzio che potrebbe benissimo avere come titolo il versetto donguidiano posto nel finale: Non di solo ipod vive l’uomo…

Buona lettura!

Andrea

Silenzio & Parola

In effetti c’è il rumore sordo della combustione di una caldaia e quello più acuto, simile ad un soffio, di una turbina. C’è anche la strana rotazione delle pale di un impianto di ventilazione che qualche volta al secondo fanno sentire la loro irregolarità. Ma è un po’ come essere in un aereo che decolla: i motori salgono a pieni giri, scuotono l’aereo, lo fanno vibrare, ma non appena i carrelli si staccano dalla pista il velivolo sembra piombare nel silenzio. È il silenzio, relativo, del volo.

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Il segreto che risiede in ogni parola

È in ogni uomo attendersi che forse la parola, una parola, possa trasformare la sostanza di una cosa. Ed è nello scrittore di crederlo con assiduità e fermezza. È ormai nel nostro mestiere, nel nostro compito. È fede in una magia: che un aggettivo possa giungere dove non giunse, cercando la verità, la ragione; o che un avverbio possa recuperare il segreto che si è sottratto a ogni indagine.

(Elio Vittorini)

Mi imbatto in questo aforisma e avverto una illuminazione interiore. Difficile circoscriverla; il valore delle parole appare grande, immenso. E così spesso ne diciamo tante inutili, a vanvera, superficiali. Eppure… i sofisti al tempo di Socrate dicevano che la parola è poetica, ovvero creatrice. Un’idea che cavalcherà la storia, che ritroviamo in molte religioni… un’idea, forse, che nasce da una illuminazione interiore.

 Modulare quel che ci sta intorno è in qualche modo prenderne possesso, o prenderne parte. Dà un senso di appartenenza, di sicurezza, di conoscenza. Per questo chiamiamo per nome, a volte un nome tutto nostro, scelto con cura,  le persone che ci sono più care. 

E ora una domanda resta viva, famelica di risposte: che avverbio, che aggettivo accompagniamo, per recuperare il segreto che vi è in ogni nome?