«Il sorriso è una cosa sacra»

Piccolo granello di sabbia tratto da uno degli ultimi libri del Cardinale C. M. Martini: “Le ali della libertà“. Verso la fine troviamo questo passaggio:

“Il sorriso è una cosa sacra.
È un grande dono ricevere un sorriso vero, gratuito, dove non c’è calcolo, né seduzione.
Il sorriso è una delle più grandi qualità dell’essere umano,
che ci fa pregustare qualcosa dell’eternità, del sorriso dei santi e di Dio”

Credo che  tutti, nel vivere quotidiano, sperimentiamo la bellezza e il beneficio di un sorriso che esprime ospitalità del cuore e sincera amicizia. Forse dovremmo essere più consapevoli del valore del sorriso e della gioia che scaturiscono da un cuore radicato nell’amicizia con Dio.

È stato detto che il sorriso è la più breve distanza tra le persone. Forse è vero! Se pensiamo al contrario: l’indifferenza, la freddezza, l’atteggiamento imbronciato… creano una triste distanza nei rapporti.

Infine il pensiero di Baden Powell con due piccole frasi che sono due perle da custodire:

“Un sorriso fa fare molta più strada di un brontolio”.

“Il sorriso è una chiave che apre molti cuori”.

Con un sorriso, buona giornata!

Andrea

La politica del fare e del disfare. Anche in Vaticano

Ho sempre guardato con sospetto la politica del fare-disfare che ha visto protagonista l’Italia negli ultimi decenni. Sale un Governo e dispone certe Leggi, ne arriva un altro e disfa il lavoro compiuto e ne imbastisce uno nuovo. Poi il Governo cade e il successivo rifà tutto. E avanti.

Cosa si ottiene? Il rinnovamento di cui ha bisogno il Paese va a rilento.

  

Scandalo. Si tratta metaforicamente di un inciampo su strada ciottolata.  

Scandalo. Si tratta metaforicamente di un inciampo su strada ciottolata.

In questi giorni mi è sembrato di vedere, purtroppo, qualcosa di analogo in Vaticano. Con il gesto di riconciliarsi con i Lefevriani visto da molti come un disfare quanto compiuto dal precedente pontificato. È probabile che le intenzioni non fossero quelle di allentare il dialogo ecumenico (ossia con le altre confessioni cristiane) e il dialogo inter-religioso (con l’ebraismo in particolare) ma di fatto l’effetto sortito è stato quello di dare scandalo, nel senso letterario del termine, ovvero, di fornire un inciampo per chi stava con fatica e sudore portando avanti questo cammino.

 

Ma il fare-disfare vaticano non sembra si sia limitato a questo episodio: si pensi ai viaggi compiuti da Giovanni Paolo II in giro per il mondo. Il nuovo Papa li ha ridotti. Poi c’è tutta la questione del rito tridentino e della Messa conciliare  post-conciliare. Certo, non è stata imposta ma lasciata facoltativa. Ma per molti il messaggio recepito è stato quello di un ritorno al passato, quello, appunto, di un disfare. E se cosi non è, allora servirebbe che il prelato-Ministro di turno esponesse con maggiore chiarezza le intenzioni, il significato di queste mosse. E si dimostrasse di non voler volgere le spalle al cammino intrapreso da Giovanni Paolo II e invece… politica italiana docet. Martini ha la sua linea politica, Tettamanzi ne ha un’altra. Il Vescovo tal dei tali è favorevole al sacerdozio di persone già sposate, l’altro dice che non se ne deve manco parlare pena la scomunica. Il don Farinella di turno predica arsenico contro le gerarchie, il card. Bagnasco sempre di turno predica invece il praticar la massima obbedienza verso le voci ispirate. Ma poi lui stesso va a disfare quel che il suo predecessore (non l’ultimo arrivato) aveva intessuto, vedi messa in genovese. 

 

La domanda che vi lascio: Cui prodest? A chi giova tutto questo?