Quel sorriso che fa fare strada…

scoutbaton“Un sorriso è una chiave che apre molti cuori” diceva Robert Baden-Powell, il fondatore dello scautismo. E in un altro passo aggiungeva: “Un sorriso fa fare molta più strada di un brontolio”.
Credo sia vero e credo che per i cuori brontoloni e a volte un po’ puntigliosi e pignoli questo valore del sorriso vada scoperto e riscoperto in continuazione.

L’articolo che segue di Attilio Grieco dal numero 58 di “Collegamento IPISE” (Foglio per i Capi FSE con IPISE – Gennaio 2017) tratteggia in poche righe il valore di questo sorriso e di questa capacità di ironia e, soprattutto, di autoironia. Non solo banale humor inglese, ma uno stile di vita!

Buona lettura, con un sorriso!
AM

il-senso-dello-humor

Addio Candido, maestro di giornalismo

Da circa tre anni, ogni 1-2 mesi, la Gazzetta dello Sport mi telefona  per un sondaggio settimanale  sui suoi articoli. Mi fa dare il voto ai vari articoli letti (che possono essere : solo titolo, mezzo articolo o intero articolo). Devo dire che, almeno personalmente, ho assistito ad un progressivo miglioramento della qualità. Anche se francamente il passaggio alla versione formato tabloid non mi è piaciuto molto.

Fatto sta che agli articoli di Candido Cannavò, non credo di avere dato mai meno di 7. E sono uno esigente (sarà che pure io scrivo articoli giornalistici e chiedo esigenza innanzi tutto verso me stesso). Un paio di volte gli ho dato anche 9. Scriveva dei pezzi che non erano cronaca, non erano commento: erano giornalismo divenuto arte. Te li gustavi proprio, con una ironia, o una lucidità impareggiabile nel tratteggiare certe pagine di campionato o di sport. Mi mancheranno i suoi articoli e le sua analisi mai scontate, mai banali, mai mediocri, ma sempre pronte a dare un qualcosa in più ai lettori e al mondo dello sport.

Andrea Macco

Fratelli Wachowski ancora spettacolari con Speed Racer

SPEED RACER (2008) – Regia di Andy e Larry Wachowski

VOTO 8.5

Quando usci’ al cinema non volli andare. Per me i fratelli Wachowski avevano dato il loro meglio con la saga di Matrix e mai avrebbero potuto uguagliare un film del genere.

Mi sbagliavo. Certo, Matrix resta Matrix, e i fratelli Wachowski hanno avuto la caparbietà di capire che dovevano cambiare genere per poter stupire ancora il pubblico. L’hanno fatto, mantenendo però il loro stile.

Effetti speciali ed elaborazione digitale delle scene proprio come nello stile di Matrix. Come pure i combattimenti con molto kong-fu. Ma genere, storia, trama sono tutt’altra cosa rispetto la saga di Neo.

La corsa alle auto appassiona, l’intreccio della storia personale di un ragazzo (Racer) tormentato per i propri sogni e per la perdita di un fratello (Rex) che amava è veramente ben congeniato. A questo si aggiunge una morale molto bella, quella di lottare per un bene difficile e doloroso contro un male suadente e facile.

Le emozioni non mancano, i colpi di scena neppure. Anche le note ironiche danno colore al film, in particolare grazie al tandem composto dal fratello più piccolo (Pops Racer) e dalla sua scimmietta personale.

L’unica cosa forse stona è l’eccessivo uso del kong-fu in un film dove, tutto sommato, poteva non essere la forma di combattimento dominante (si son mai visti piloti di formula 1 e manager azionisti essere campioni di arti marziali?). Ma non sarebbe stato un film firmato Wachowski brothers.

Andrea Macco

Che tipo è il Fisico? Un simpatico tratteggio a termine del Convegno SIF

logo SIF

Si è chiuso il noventaquattresimo Convegno della Società Italiana di Fisica, la SIF. Mi è sembrato bello dedicare durante questa settimana l’attenzione ad esso.

Non si preoccupino i miei 25 affezionati lettori (ultimamente siamo tra gli 80 e i 100 al giorno!) di manzoniana memoria: dalla prossima settimana ripartiranno tutte le rubriche proprie di questo blog nonché i piccoli spunti di vita, i granelli di sabbia che ci fanno fermare, nella loro semplicità, a riflettere. E magari pure a sorridere.

il mondo delle particelle, a volte caotico come quello dell'amore...E a proposito di sorriso, vorrei porre a chiosa del Congresso questo articolo di Isabella Calogero uscito su il Giornale di ieri a fianco di un articolo del sottoscritto su LHC di Ginevra e i super Magneti realizzati dall’Ansaldo Superconduttori di Genova. Lo so, è indiscussamente più divertente e gustoso l’articolo della Calogero: niente adroni e leptoni, niente campi scalari, niente sfasamenti e rinormalizzazioni, niente sigle strane, XRF, MRI, LEP, LHC e via dicendo. Nessuna supersimmetria e nemmeno alcuna trasformata di Fourier. Nessuna ricerca del bosone di Higgs, solo, al più, quella del dottor Stranamore.  E allora… Buona lettura!

Andrea Macco

Lo confesso: quando ho appreso dai giornali che sotto la Lanterna erano in arrivo seicento tra i migliori fisici italiani, beh, ho esultato.

Finalmente – mi son detta – dopo la doccia fredda del Gay Pride programmato a Genova per il 2009, diamine, ecco una vera politica rosa, una politica giustamente pensata per risarcire noi femmine dimenticate da Dio (e dalla giunta comunale): d’altronde, se le veneziane hanno il Festival del Cinema con i divi e le milanesi la settimana della moda con i modelli, è sacrosanto che noi genovesi si possa contare almeno su un esercito di vispi palestrati.

Dopo una più attenta lettura, scoprivo tutto a un botto che non si trattava di un’ormonale convention di muscolosi e arrapati fisicati, quanto di un serio raduno di scienziati astrofisici, biofisici e quantistici, probabilmente eccitanti come una scampagnata alla sagra del merluzzo a vapore.

Votata però a una politica di risparmio lacrimale e seriamente pervasa in ogni follicolo di un sano rigurgito di spirito giornalistico, giuliva come solo una femmina a cui è permessa ogni insensatezza sa essere, mi sono ritrovata di buon’ora al discorso inaugurale del raduno scientifico.

Ebbene si, ero alla caccia di un fantomatico dottor… Stranamore.

 D’altronde, dal momento che dalla notte dei tempi noi signore ci lagniamo lagnose per l’antipatica latitanza di cervello nelle teste dei nostri uomini, mi è suonato logico e coerente ovviare alla… deficienza, azzardando un salto laddove invero era annunciata una rara abbondanza di vivaci neuroni maschili.

Consapevole inoltre che nell’immaginario erotico femminile è al cervello che spetta la palma d’oro del  protagonista, senza indugio alcuno mi dirigevo verso quello che cominciavo a ritenere il raduno più intrigante del secolo.

Dunque, che tipo è il fisico?

 Innanzi tutto, bisogna sottolineare come l’immagine stereotipata di genialoidi distratti, con la mente trascendentalmente per aria, non corrisponda per nulla alla realtà: gentili e cortesi, questi sapientoni hanno invece la testa immanentemente piantata per terra. Assai sensibili al fascino dell’altro sesso, se posti di fronte a un bell’esemplare di femmina,magicamente dimenticano che la particella di Dio la si deve cercare nel tunnel del Cern di Ginevra e non nel decoltè della signora in questione.

Vero è che tra un discorso sul neutrino e un altro sulla parallasse, tra un dibattito sull’entropia e uno sulle nanostrutture, la conversazione può stentare a decollare. Soprattutto se a oggi la cosa più vicina alla fisica in cui ci si è imbattute è l’alabarda spaziale di Goldrake o i raggi cosmici di Mazinga Zeta.

Già.

Pur tuttavia, proprio in questo frangente varrebbe la pena ricordare come anche con tutti gli altri uomini le chiacchiere non sgorghino mai impetuose come torrenti in piena.

Anzi.

Tanto varrebbe quindi, al fine di un personale progresso cognitivo, provare a inerpicarsi su nuove strade di discussione proprio con i fisici.

Per le signore/ine interessate, ecco dunque un breve campionario di temi che potrebbero essere positivamente e costruttivamente affrontati con i nostri scienziati: per esempio, hanno già studiato un acceleratore che ci trasporti al volo da Genova a Roma senza Alitalia?

E poi: planerà mai sul mercato un «rimedio antigravità» che riesca a tenerci sempre su (naturalmente in tutti i sensi…)?

Isabella Calogero

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