Senza fatica cosa si ottiene?

Nessuno ama la fatica, ma le cose e le vette conquistate con il sudore sono quelle che sicuramente valgono di più,  perchè lo sforzo personale è la molla che, in molti casi, ci fa migliorare e spendere al meglio le nostre capacità.

A questo proposito, ho trovato due bei pensieri sulla fatica che condivido con i compagni di pianerottolo che navigano ancora su queste pagine e non solo su quelle (senza fatica) delle spiagge italiane…

“Una fatica compiuta per la felicità degli altri
ci eleva al di sopra di noi stessi”
(Lydia Maria Child)

“Ciò che è scritto senza fatica
in genere è letto senza piacere”
(Samuel Johnson)

Fare matematica per essere felici

Come già capitato non molto tempo fa (si veda il post dello scorso 14 gennaio), mi sono imbattuto in una curiosa citazione posta tra le primissime pagine di un libro di Matematica. Ve la propongo subito senza troppi preamboli:

«Se mi sento triste, faccio matematica per essere felice.
Se sono felice, faccio matematica per restare felice»

(Alfréd Rényi)

Non avevo mai sentito questo personaggio e una rapida ricerca in internet mi ha permesso di scoprire che si tratta di un matematico ungherese del Novecento:  Alfréd Rényi (1921 – 1970) famoso soprattutto per i suoi contributi alla teoria dei numeri e a quella della probabilità, in particolare è ricordato in merito alla cosiddetta “congettura di Goldbach“.

La faccia, diciamocelo, è quella di una persona davvero simpatica e con un forte senso dell’humour. In rete si scopre facilmente che sempre a lui è attribuito quest’altro aforisma:

«Un matematico è una macchina che converte caffè in teoremi»