I grandi amano le cifre

«I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai: “Qual è il tono della sua voce? Quali sono i suoi giochi preferiti? Fa collezione di farfalle?” Ma vi domandano: “Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?” Allora soltanto credono di conoscerlo.»

(Da: “Il piccolo principe” di Antoine-Marie-Roger de Saint-Exupéry)

Oggi i grandi domandano di una persona:  è laureata? Di che corrente politica è? E’ su facebook?

Nel caso di una donna: Tiene figli? Vuole averne? Sa usare il computer?

Nel caso di qualcuno che vogliano attaccare o screditare: cosa si trova su internet di lui? E’ vicino alla Chiesa? Fa parte di qualche strana associazione? E’ amico o in qualche modo, anche lontanissimo, riconducibile a qualche politico corrotto?

La grande rete web molto facilmente fornisce tutte queste risposte. In maniera rapida, immediata. E con ciò i grandi credono di conoscere la persona, o comunque di averla conosciuta per quello che volevano loro. 

Pirandello e altri direbbero che in fondo è impossibile conoscere una persona, noi siamo dei misteri anche a noi stessi.  E dunque tanto vale accontentarsi di quello che la grande rete mediatica offre, giusto?

Io invece, che mi sento un poco ma non completamente pirandelliano, credo che conoscere una persona sia il lavoro di mesi, di anni, di un tempo indeterminato intessuto di eventi rari e di quotidianità. Credo sia una bella sfida, perchè la conoscenza vera è fonte di arricchimento, a volte anche di rabbia, delusione. Ma soprattutto, non è solo una questione  di cifre… entrano in gioco l’ascolto, la trasparenza e la semplicità che sono prerogative (ma non esclusività) dei bambini, di coloro insomma che sanno cogliere – per dirla sempre con il Piccolo Principe – anche ciò che è invisibile agli occhi.

Andrea Macco

Da Leopardi all’LHC: quel che ci insegna oggi l’Astronomia

La più sublime, la più nobile, tra le fisiche scienze ella è, senza dubbio, l’Astronomia. L’uomo si innalza per mezzo di essa come al di sopra di se medesimo, e giunge a conoscere la causa dei fenomeni più straordinari”. (Giacomo Leopardi – Storia dell’Astronomia) 

Sarebbe interessante capire che intendesse Leopardi con l’espressione “conoscere la causa dei fenomeni più straordinari”. Che alludesse all’astrologia o all’astromanzia? Probabile. Oppure che avesse già in mente quegli studi che il Fisico del Nuovo Millennio avrebbe compiuto indagando il comportamento delle stelle, buttando giù le equazioni in grado di descrivere perfettamente la loro nascita, la loro vita e persino la loro morte, in ogni singolo dettaglio?

Dallo studio delle stelle negli ultimi anni la nostra conoscenza ha dilato le dimensioni dell’Universo, ne sono nati strumenti di comunicazione e osservazione sempre più potenti e scoperte in vari settori delle scienze che forse, magari, non sarebbero mai avvenute. Guardando ciò che nel cielo risplende abbiamo scoperto, paradossalmente, che c’è pure molto altro che non brilla affatto e che non vediamo: è la materia oscura   

Rappresentazione al calcolatore di un buco nero

Rappresentazione al calcolatore di un buco nero

A proposito, amico lettore, lo sapevi che affinché una stella morente possa dare vita ad un Buco Nero occorre che la sua massa sia superiore al cosiddetto  Limite di Chandrasekhar?

Esso è pari a 1,44 volte la massa del Sole, ossia, in chilogrammi, un 3 seguito da 30 zeri.

 
Sembra che in questi giorni vada di moda sparare a zero sul nuovo esperimento del CERN, l’acceleratore di particelle LHC: colorare con toni apocalittici l’imminente fine del mondo è una notizia che riesce a riempire paginate di giornali, riviste e forum su internet in maniera sorprendente. Dite davvero che è possibile che si crei un buco nero da semplici particelle elementari che collidono?!? Le energie in gioco delle particelle (PARTICELLE!) accelerate si avvicinano a quelle in gioco all’inizio dell’Universo ma… le 1,44 masse solari?!? Abbiamo a disposizione, al più, una sola massa terrestre, pari a 6 x 10^24 Kg (un 6 seguito da 24 zeri). Dite che è proprio la stessa cosa? Mancano giusto giusto 6 zeri, 1 milioni di chili da reperire dal nulla… Sicuri sicuri che il buco nero nascerà?!?  
 

Torniamole a guardare le stelle, ma senza spasmi e testamenti da stilare. L’unica cosa da conservare davvero è lo stupore. Lo stesso che aveva Leopardi due secoli fa.