E ora che faranno gli ambientalisti con il vulcano Islandese?

Mi giunge una riflessione  tanto vera quanto amara sull’inutilità di anni  e anni di campagne pseudo ambientaliste.

Ora che l’impronunciabile Vulcano islandese ha riversato nell’atmosfera di tutto il mondo milioni di tonnellate di Anidride carbonica, come inventeranno gli amici ambientalisti?!?

Sì, avete capito bene: parlo di loro, quelli del no perchè sì (vedere questo post), quelli della raccolta firme (e soldi) a favore delle loro campagne, quelli del blocchiamo tutto (sviluppo, tecnologia, scienza, e magari pure intelligenza) in nome di Sommi Principi Primi sapientemente dettati da Madre-Natura e, ovviamente, dalla loro illuminata intelligenza.

Non aggiungo altro, le restanti considerazioni le lascio a Mario Lauro.

Andrea Macco

***

Credo che i “soloni” del riscaldamento del pianeta e del rischio “desertificazione” dell’Italia,gli esperti del protocollo di Kyoto e del “mitico” 20-20-20 come obiettivo da raggiungere entro il 2020, i propugnatori delle domeniche a piedi per ridurre il PM 10, i legislatori che impongono livelli di emissioni al limite tecnico oppure l’utilizzo di impianti per la CCS (Carbon Capture Sequestration) in tanti impianti industriali, oggi ci dovrebbero dire come dobbiamo comportarci di fronte ad un’eruzione di quelle dimensioni con milioni di Ton. di CO2 immesse in atmosfera!

Continua a leggere

Quanto durano le scorte di Uranio?

Torno ancora sul tema Centrali Nucleari (per leggere gli altri post basta cliccare sull’omonima categoria) con una domanda che mi sento continuamente rivolgere:

se il petrolio è certo che si esaurirà e probabilmente pure a breve (se siamo arrivati al “picco di produzione”, allora la stima con questi ritmi di consumo è sui 50-80 anni al massimo), perché non dovrebbe valere lo stesso con l’Uranio? Anzi, sento esperti che parlano di scorte di Uranio al massimo per i prossimi 25 anni…

Ha fornito una ottima risposta su il Giornale, con tanto di discussione e di numeri alla mano,  Franco Battaglia (docente di Chimica dell’Ambiente a Modena, esperto internazionale di tematiche energetiche, fondatore dell’Associazione Galileo; qualche info biografica in più qui). La riporto:

 

Innanzitutto, l’uranio che è previsto esaurirsi entro alcune decine d’anni è l’U-235 delle riserve attualmente utilizzate (quindi senza tenere conto né di quelle ancora da utilizzare né di quelle fantastiche del mare). In ogni caso, l’U-235 è meno di un centesimo dell’uranio naturale che contiene, cento volte di più, U-238. Poi, sulla Terra abbiamo il torio-232, almeno il doppio dell’U-238. Quelle decine d’anni di cui sopra vanno moltiplicate almeno per 100 (senza che ancora si sia toccato l’uranio nel mare).

Fin qui l’aritmetica. Ora la fisica: è vero che solo U-235 è fissile, ma l’U-238 e il Th-232 sono fertili e, in reattori autofertilizzanti, si trasformano rispettivamente in Pu-239 e in U-233, che sono fissili (e la fissione del Pu-239 avviene già negli attuali reattori).

Dismessa, la centrale di Superphenix in Francia

Una parola vorrei però dirla all’amico Libero, che sponsorizza la tecnologia di produzione elettrica, la fotovoltaica (FV), che non solo è la più costosa al mondo (se un impianto nucleare costa 3 miliardi, un equipollente FV costa 60 miliardi), ma che, anche, non può fare assolutamente a meno della presenza di impianti convenzionali, necessari quando il sole non brilla, per cui gli impianti FV hanno una sola funzione: far risparmiare il combustibile di quelli convenzionali.

Di conseguenza, quando questo sarà esaurito (come, io pavento, avverrà «presto» per petrolio, gas e carbone, ma come Libero paventa avverrà presto anche per uranio), gli impianti FV saranno inservibili perché non ci sarà più nulla da risparmiare.

Franco Battaglia

A queste puntuali considerazioni vorrei precisare solo che la tecnologia dei reattori autofertilizzanti è stata adottata e migliorata tecnologicamente dai rettori di IV generazione, sia quelli raffreddati al sodio in fase ancora di studio, sia quelli al piombo che Russia e Del Fungo Giera Energia stanno già realizzando (vedi mio articolo del 28 Maggio su il Giornale).

Se dunque le scorte di Uranio non sono infinite (nulla lo è se non – diceva Einstein – l’universo e la stupidità umana. E del primo non siamo nemmeno certi che lo sia), di certo non ci faranno stare a gola asciutta per i prossimi 250 anni (almeno).

Andrea Macco

Barre di uranio immerse in una piscina di contenimento all'interno di un reattore