Infinito (e dintorni meno infiniti ma più familiari)

Vorrei pubblicamente ringraziare Giuseppe, compagno di pianerottolo che in questi ultimi mesi ha animato le discussioni su queste pagine più di chiunque altro in un periodo di molta calma e di poca e limitata attività da parte del sottoscritto.

Giuseppe ogni tanto rispolvera vecchi post, apre ripostigli e armadi che sembravano ormai contenere solo abiti fuori moda (in un blog un post che esce dalla home diviene tale… così vogliono le dure regole degli internauti!) e li rende nuovamente vivi, e sempre con pensieri mai banali e che meritano davvero di essere visti.

Segnalo in particolare la discussione in merito al concetto, tanto antico quanto sempre nuovo, di INFINITO, che è stato toccato in questo post: il-fisico-e-un-grande-giocatore-di-scacchi-che-non-conosce-ancora-le-mosse.

Grazie Giuseppe, e grazie a tutti quei lettori (sempre tanti, sempre intorno ai 110-130 al giorno) che anche in silenzio tornano qui per vedere che succede e non abbandonano l’Universo in Clessidra allo scorrere lento e inesorabili degli ultimi granelli di una clessidra che potrebbe sembrare vuota ma che continua, infinitamente (?!), a scandire il tempo…

Andrea

4 commenti su “Infinito (e dintorni meno infiniti ma più familiari)

  1. Grazie a te Andrea:sono consapevole di non meritare una prima pagina nel tuo blog! Devo però dire che i blog, generalmente, hanno il grave difetto di dover trasferire in una specie di dimenticatoio, dopo un po’ di tempo, anche gli argomenti di estremo interesse come l’universo, l’infinito, il pianeta terra, Dio ecc. sui quali ci sarebbe tantissimo da commentare, e non solo per il piacere (sacrosanto) di scrivere un commento, ma anche, confrontandosi, per chiarirsi un po’ le idee sui tanti quesiti…ma che ci vuoi fare?… Peccato!
    Di nuovo un grazie a te ed un caloroso saluto a tutti.

  2. Andre, dicci qualcosa sul nucleare! C’è il referndum in vista e io non so ancora che votare… Questa si che è una infinita questione!!!

  3. FINIAMO L’INFINITO

    Immaginiamo (non ci riusciamo) una retta secondo il concetto tradizionale, e se non sbalio, “la retta è un insieme infinito di punti disposti linearmente sui due versi della stessa direzione, giacenti sullo stesso piano”. Se immaginiamo di scegliere uno degli infiniti punti della retta, dovremmo dire, secondo me, che quello è, in senso numerale, l’infinitesimo punto, considerato rispetto all’infinito dei due versi della retta stessa.

    Se invece consideriamo il punto che precede quello scelto in esame e quello che lo segue, potremmo dire che il punto in esame non è l’infinitesimo rispetto ai due punti di riferimento predetti. Quindi, potremmo estendere questo concetto “all’intera” retta ovvero a “tutti” i suoi punti e concludere che la retta non può essere infinita.

    Questo concetto,se giusto, è estendibile a tutti i concetti che coinvolgono l’ “INFINITO”, ovvero che l’infinito non ha una propria dignità concettuale e che tutto ciò che esiste, per esistere deve, per forza di ragione, essere FINITO.

    Infine, penso, forse sbagliandomi, che la storia millenaria dell’ “infinito” abbia causato danni intellettuali e di dottrina in ogni campo: filosofico,teologico,cultura popolare ecc.
    In minor misura o,forse, senza danni, per la matematica che usa l’infinito intendendolo come una ragionevole “distanza quantitativa” di ciò che potrebbe ostacolare i calcoli che interessano nella fattispecie o sorvolando,senza danni, sul fatto che l’infinito non esiste.

  4. FINIAMO L’INFINITO

    Per rendere più faclle il concetto della retta “finita”, si potrebbe immaginare che la debba costruire io, ma con l’aiuto di due cari amici e procedo così:
    io ho un punto,ma non mi basta per fare la retta, allora chiedo agli amici di darmene un altro e…provo e riprovo ,ma mi rendo conto che con due punti posso costruirmi un misero segmento. E’ già qualcosa…ma non demordo: devo rendere la retta infinita e i due punti non mi bastano, allora mi faccio dare da uno degli amici un terzo punto e ci riprovo e… riprovo…piazzo un punto, ma poi vedo che non mi riesce di piazzare all’infinito gli altri due punti e formare così la desiderata retta: dovrei uscire di casa, prendere un aereo o qualche altra diavoleria meccanica che mi porti all’infinito….ci rinuncio…anzi no…e sai che faccio? Faccio così: io resto seduto comodo al mio tavolo di lavoro ed incarico i due amici di fare quello che possono, purchè riescano a piazzarmi all’infinito gli altri due punti e a farmi avere la stramaledetta retta….So che non rivedro mai più i miei amici in viaggio verso l’infinito. Io,intanto, consapevole che i miei amici mi stanno aiutando, già mi rincuoro e vedo nella fantasia la mia retta bella e pronta. Che m’importa se non la vedo tutta? Faccio finta che ci sia e,soddisfatto, ci lavoro sopra.
    La stessa cosa faccio per avere uno spazio infinito: “come quello dell’universo!!” Ho due punti,sta volta, ma mi bastano solo per tracciare un segmento, allora me ne faccio dare un terzo dai due stessi amici che,intanto, erano tornati da me, ormai estenuati dal viaggio di prima e con i due punti della retta in mano che non erano riusciti a piazzare all’infinito. Provo e riprovo, ma con i tre punti non ci riesco a crearmi uno spazio, riesco a fare solo un misero piano. I due amici capiscono, si guardano, e mi danno il quarto punto…”bravissimi”! Dico…Ecco fatto lo spazio a tre dimensioni…è una specie di piramide, ma è uno spazio. Già…io,però, lo voglio infinito, “come quello del cosmo” e,girandomi verso i due amici, li vedo in distanza che fuggivano da me a gambe levate…allora ho capito il perchè…: l’infinito li aveva strapazzati e terrorizzati.
    Beh!…il mio spazio l’avevo costruito e, per averlo all’infinito, vedrò di trovarmi un terzo amico che,ignaro,possa prendermi quel quarto punto per portarmelo all’infinito e lasciarmi al tavolo a lavorare in pace.
    I due amici fuggiti dovrebbero aver sparso la voce, perchè non riuscii più a trovarne un terzo,disposto per l’infinito. Alla fine…s…finito anch’io, mi son detto: “il possibile l’ho già fatto…ho già un bel segmento travestito da retta ed un bello spazio finito in miniatura…per l’infinito vedrò di attrezzarmi…magari sento la Hack che conosce…Euclide”.

    Buona notte…anzi, buon giorno a tutti.

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