Sarmel e Dio – sesto (ed ultimo) quadro

Sarmel, pur di continuare a parlare
di Dio e della follia di chi affermò ch’era venuto tra noi
di quella favola sempre più pazza e più bella,
inaspettatamente dichiarò che un solo filo d’erba
è di per sé un gran miracolo
e, pur restando ateo,
riprese a litigare, ma con i bestemmiatori
e tutti gli atei del mondo.

Litigò come fosse un vero credente
di quelli che dicono la Fede è un dono,
è come una vista o un udito particolare.
I numeri immaginari sono Dio per quelli reali
che non possono concepirli.
Il suono è Dio per i sordi
e la luce lo è per i ciechi.
Si convinse che la pazza certezza di tanti,
la cieca fede con cui parlavano di Luce
un piccolissimo germe di dubbio, inconfessato,
nel più profondo gli aveva inculcato
sulle capacità della nostra mente.
E Sarmel, che aveva spento la fede in tanti,
prese, lui senza Fede, a riaccenderla in tanti.

Lui, che spaziava dall’infinito al gluone,
la Fede, diceva, fa riascoltare la mamma che canta
una musica nota che placa.
E scoprì che cantare è pregare due volte
e pregare è cantare due volte.
Pregare, cantare, pregare anche senza motivo
per riavere quel caldo insensato di dentro.
Quel caldo insensato che alla Vita dà senso.

Sarmel, ateo-cristiano

 (Tratto da: Sarmel e Dio in 6 Quadri – Di P. Diodati, musicato da F. Sulpizi)

 

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2 commenti su “Sarmel e Dio – sesto (ed ultimo) quadro

  1. Ho letto critiche e commenti di letterati professionisti di fronte ai quali dovrei tacere. A me questo scritto strano e affascinante di un fisico piace tantissimo. E’ profondo e ha frasi fortissime e da brividi (vo, leva restar miscredente, ma avendo accanto almeno un credente, la pietra sta all’uomo, come l’uomo sta a Dio, ecc…, ecc….). Il significato? Oltre a quelli dichiarati in alcune interviste (ero alla prima all’auditorium di Perugia) per me uno non è stato colto, almeno io non l’ho letto. Non credo che il riavvicinarsi alola religione di tanti atei coltissimi in punto di morte, sia una vera conversione razionale. Dopo tanto freddo ragionare, anche mio padre, ateo da sempre, accettò l’estrema unzione e morì invocando sua madre. Mi sembra proprio come Sarmel.

  2. Anche mio padre mori,nel 1996,invocando sua madre,suo padre e suo fratello defunti più di trent’anni prima di lui.Non ho mai capito a fondo il motivo di queste invocazioni…se per la sofferenza,per la paura o per cosa d’altro? Molti sono i moribondi che invocano i parenti defunti, non quelli vivi. Poco fa,in ospedale a Urbino, ho sentito un tale che diceva ad un suo conoscente “luigi ha belle che fatto…sta chiamando i morti…”
    Un saluto e buon anno.

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