Il segreto che risiede in ogni parola

È in ogni uomo attendersi che forse la parola, una parola, possa trasformare la sostanza di una cosa. Ed è nello scrittore di crederlo con assiduità e fermezza. È ormai nel nostro mestiere, nel nostro compito. È fede in una magia: che un aggettivo possa giungere dove non giunse, cercando la verità, la ragione; o che un avverbio possa recuperare il segreto che si è sottratto a ogni indagine.

(Elio Vittorini)

Mi imbatto in questo aforisma e avverto una illuminazione interiore. Difficile circoscriverla; il valore delle parole appare grande, immenso. E così spesso ne diciamo tante inutili, a vanvera, superficiali. Eppure… i sofisti al tempo di Socrate dicevano che la parola è poetica, ovvero creatrice. Un’idea che cavalcherà la storia, che ritroviamo in molte religioni… un’idea, forse, che nasce da una illuminazione interiore.

 Modulare quel che ci sta intorno è in qualche modo prenderne possesso, o prenderne parte. Dà un senso di appartenenza, di sicurezza, di conoscenza. Per questo chiamiamo per nome, a volte un nome tutto nostro, scelto con cura,  le persone che ci sono più care. 

E ora una domanda resta viva, famelica di risposte: che avverbio, che aggettivo accompagniamo, per recuperare il segreto che vi è in ogni nome?