L’ecologia della carta sprecata

Su il Giornale del 29 Aprile 2009 è uscito un intervento del sottoscritto contro i volantinaggi indiscriminati che vengono compiuti COSTANTEMENTE, per tutto il periodo dell’anno, davanti ai principali poli universitari di Genova. In certi periodi dell’anno questo fenomeno raggiunge picchi di attività da tenere sott’occhio: un buon cittadino ecologista vi ricava davvero tanta bella carta per la brutta. Spesso pure patinata e di ottima qualità. Per gli ecologisti che si fanno portavoce dei disastri della globalizzazione, beh, che dire? Con la loro campagna danno un ottimo contributo alla campagna disboscamento dell’Amazzonia. Un esempio di grande coerenza.

Per maggiori dettagli ecco l’articolo con tanto di dati e di volantini raccolti. Alcuni sono veramente imperdibili.



Strani ecologisti: difendono i boschi e poi sprecano montagne di carta


La foresta dell’Amazzonia piange e noi ci allietiamo nel portare avanti campagne pseudo ambientaliste. Come scrive di tanto in tanto Massimiliano Lussana, la scelta di cosa stampare e pubblicare non è un vezzo, ma è un contributo diretto alla campagna ambientalista, al risparmio delle risorse, siano esse soldi pubblici o privati, energie personali, tempo speso, materie prime investite tra cui, appunto, la carta.
Fatta questa doverosa premessa, sapete sulla scrivania del sottoscritto quanta carta si è accumulata in un mese? Una cosa come venti volantini: tolte le festività, la media è di quasi uno al giorno. A leggerli tutti c’è da sentirsi male, fortuna che sono di carta di ottima qualità (a volte persino satinata) e il retro è bianco: non mancheranno le scorte della carta di brutta. Ma dite che anche altri avranno pensato al riutilizzo di questi volantini o – caso del cittadino medio – avranno afferrato frettolosamente il volantino messogli quasi con la forza nelle mani già occupate con borse, ombrelli e cellulari, vi avranno dato sì e no un’occhiata della durata che va dai due secondi netti al microsecondo abbondante, il tempo di realizzare che si può tranquillamente appallottolare e gettare via, magari pure per terra se nei paraggi non c’è un immediato cestino della spazzatura?

Rassegna di alcuni volantini (tra cui quelli a firma di ecologisti e supposti tali, ovvio). NO al decreto legge numero tal dei tali, NO a quel che dice l’emendamento n. xxx al comma yyy nella direttiva zzz, NO a tutta una serie di altri numeri, relativi ad altre leggi di cui il cittadino sarà sicurissimamente informato (ovvio, se ha seguito la campagna volantini a puntate non può non esserlo). L’importante è dire NO (maiuscolo prego). In fondo al medesimo una vignetta: «Non facciamo cazzate! … capito?» Mi sa tanto che la caz… è già stata fatta: redatta, sottoscritta e stampata: ce l’ho tra le mani.


Via col secondo: «La crisi capitalistica la pagano i lavoratori di tutto il mondo» (notare l’ottimo italiano, da accademia della crusca). E avanti con uno sproloquio sulla crisi internazione. Estraggo qua e là frasi succulente, imperdibili: «La verità è che la crisi internazionale conferma ulteriormente la validità della teoria marxista… La crisi non è una semplice turbolenza del capitalismo: conferma l’attualità della rivoluzione socialista internazionale quale unica via d’uscita, storicamente progressiva…» E, perla delle perle, udite udite: «Il futuro dell’umanità non è compatibile con il potere delle banche, delle assicurazioni, delle grandi imprese, insieme ai loro partiti, governi e Stati».

Terzo volantino. Qui si parte meglio: «Giovani protagonisti e coscienti nelle tempeste della storia». Sottotitolo: «Ciclo di incontri giovani». Il finale è ancora meglio: «Primo incontro: cereali, mattoni e benzina: l’assurda logica del capitalismo». Ritorna nuovamente il leitmotiv dell’inno alla speranza, viva i Comitati Leninisti Universitari. Italiani, genovesi doc. Mica Russi di quaranta anni fa. Attualissimi, poco ma sicuro.

I tre volantini di cui sopra sono stati scelti assolutamente a caso tra la pila della carta di brutta che il sottoscritto ha dinanzi; vi si risparmiano gli altri diciassette. Se volete saperne di più o siete interessati a collezionare questi cimeli storici densi di contenuti formativi per la gioventù genovese assetata di valori, basta vi facciate un giro intorno ai principali poli universitari: Via Balbi, Stradone S.Agostino, Via S.Martino. A voi la scelta. Due euro di carta in omaggio è assicurata.

Andrea Macco

Un commento su “L’ecologia della carta sprecata

  1. Credo si chiami “eterogenesi dei fini”… Insomma: per ottenere un risultato previsto dalla propria ideologia (vedi comunismo, illuminismo, ECOLOGISMO etc…) si attuano metodi che si concretizzano in un risultato che è l’opposto del fine voluto.
    E, andando fuori tema, per quanto giusto sia aver cura della natura, mi stanno abbastanza antipatici quegli ideologi che si preoccupano di salvare gli alberi e promuovono massacri di bambini attraverso l’aborto e altri mezzi di “controllo delle nascite”!!!
    Perchè se “ce ne freghiamo” (mi si passi l’espressione) dei nostri figli, cosa ce ne può effettivamente importare degli alberi?

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