«Il potere cambia le persone? No, fa esplodere i nostri difetti»

Ho proposto ai Capi Scout della mia Direzione di Gruppo questo articolo di Francesco Alberoni, apparso 10 anni fa (17.08.1998) sul Corriere della Sera, ma credo sia una riflessione sempre valida che non conosce età, riguardante il buon funzionamento dei gruppi e della società. Saper osservare le persone è molto importante per capirle e aiutarle a conoscere loro stesse. Se uno non si conosce non può nemmeno migliorare.  E probabilmente se in un adulto vedete qualche difetto particolarmente marcato, è probabile che esso fosse già presente quando era bambino o ragazzo: non curato, è rimasto e ha segnato forse irreversibilmente il carattere e il modo di agire di quella persona. Non che sia impossibile cambiare da adulti, semplicemente richiede uno sforzo molto, molto, molto maggiore.

Buona lettura!

Andrea

Una mia amica diceva che alcuni suoi colleghi del ministero, nominati ispettori con l’incarico di accertare le inadempienze delle imprese, in pochissimo tempo sono diventati altezzosi e aggressivi, perfino con i colleghi. Si divertono a infierire su coloro che controllano: “Andiamo a rovinarli!” dicono, e ridacchiano. Non provano la minima pena a far pignorare anche gli ultimi mobili dei disgraziati che non hanno pagato e, se qualcuno glielo fa osservare, rispondono: “Faccio solo il mio lavoro”.

Questa mia amica mi ha spiegato che ha rinunciato alla promozione proprio perché non se la sentiva di agire così duramente. Io però sono convinto che, se fosse stata  costretta a farlo, sarebbe riuscita a trasferirvi la sua umanità. Il compito, il ruolo, la divisa non creano, ma potenziano qualità e difetti che esistevano già prima. Ci sono professori che, agli esami, mostrano il loro animo malvagio e direttori di carceri che danno prova di animo nobile.

Ricordate il direttore del campo di concentramento del film «Schindler’s List»? Era un sadico che si divertiva a sparare sui prigionieri per capriccio. Ma come sarebbe stato se non ci fosse stato il nazismo, se avesse condotto una vita di tranquillo borghese, come dirigente di un’impresa?

Di certo non avrebbe sparato su degli innocenti, ma qualcosa della sua natura malvagia si sarebbe espressa ugualmente, anche se in altro modo. Avrebbe angariato i suoi impiegati, se la sarebbe presa con qualche disgraziato perseguitandolo, avrebbe licenziato chi aveva più bisogno, avrebbe tormentato sua moglie e si sarebbe circondato di violenti. Naturalmente ostentando maniere inappuntabili, in giacca e cravatta.

Per giudicare una persona, per capire che cosa essa è intimamente, dobbiamo immaginare come agirebbe se le venisse assegnata un’altra carica, una posizione di potere dove i suoi impulsi non sono tenuti a freno. Ho degli amici che, messi a dirigere un campo di concentramento, si sforzerebbero di aiutare in ogni modo i detenuti, rischiando la propria vita. Ma altri! Mio Dio, se immagino alcune delle persone che conosco con tale potere di vita e di morte, sono sicuro che, in poco tempo, si lascerebbero andare a crudeltà e intemperanze ripugnanti.

Perché già adesso non hanno il senso della misura e mancano di freni inibitori. Vengono presi da crisi di collera, hanno simpatie irrazionali, hanno attacchi di invidia, si vendicano. Si comportano con moderazione solo perché sono impotenti.

Di ogni persona immaginate che si trovi in una situazione in cui viene tentata nel suo lato più debole. Quell’impiegato avido e maneggione cosa farebbe se fosse nominato direttore amministrativo? Rinuncerebbe a prendere una tangente? E quest’altro, che allunga sempre le mani sulle colleghe, cosa farebbe se fosse il padrone dell’impresa? E se diventasse padrone quel tipo instabile, collerico, umorale? Creerebbe il caos. Esaminate anche quei difetti che appaiono innocui finché la persona svolge un ruolo subordinato. Costui è bravo, però non sa decidere. E se fosse amministratore delegato? Quest’altro è schietto fino alla brutalità. Se la caverebbe in un delicato compito diplomatico?

 

E ora, per finire, proviamo ad applicare la stessa regola anche a noi stessi.

Dove non sapremmo resistere alla tentazione?

In che ruolo si vedrebbero le nostre debolezze?

Quale attività ci farebbe diventare malvagi?

Francesco Alberoni

 

4 commenti su “«Il potere cambia le persone? No, fa esplodere i nostri difetti»

  1. due cose:
    1. Dal Vangelo secondo Matteo: “Non giudicate, affinché non siate giudicati. Perché sarete giudicati secondo il giudizio col quale giudicate, e con la misura con cui misurate, sarà pure misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Ovvero, come puoi dire a tuo fratello: “Lascia che ti tolga dall’occhio la pagliuzza”, mentre c’è una trave nel tuo occhio?” e qua apriti cielo.. hai coraggio da vendere buon Andrea per proporlo in DdG
    2. Don Milani (una delle mie frasi di vita intramontabili) da “lettera ad un ragazzo comunista”: “Ma il giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò. Quel giorno io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso.”

    Questa è la mia esperienza ad uso dei tuoi lettori, e non sono belle parole, ho tirato su generazioni di 14enni odiati dai 18enni e quando a 18 anni si son vantanti di esser grandi e snobbavano i 14enni a loro volta, io ero ancora a mangiare al tavolo ed ascoltare i 14enni dicendo, non ti manca nulla contro quelli di 18, ma ricorda quello che hai sofferto e il giorno che ne avrai 18, rispetta quelli di 14 sennò sarai uguale.
    la mia idea è questa: tu lo chiami difetto io lo chiamo disagio, chi lo passa reagisce così:
    – ne diventa succube e lo fa a sua volta (se ha sofferto fa soffrire) 98% delle persone (di cui 70% non ne è cosciente e il 28% si e fa parte della casata della “serpe verde”);
    – lo supera capendo che non può punire chi incontra per torti ricevuti da terzi (2% di cui forse parecchi puniscono se stessi);
    suvvia non voglio passar da negativa.. poi ci sono i carismatici con forza di volontà! uno su mille ce la fa..
    ps: le percentuali sono opera di mia fantasia non ci sono studi alle spalle.

  2. Cara Agnese Paola,
    grazie della tua lunga analisi, ma specie sulla citazione del passo del Vangelo non mi trovi d’accordo.
    Lunedì sera a Direzione un altra persona ha citato questo passo: Chi è fedele nel poco sarà fedele nel molto.
    Inoltre, io potrei ora citarti il passo relativo alla correzione fraterna che Gesù invita a fare: Se tuo fratello sbaglia, tu rimproveralo, e se non ti ascolta, va’ da lui con un amico… e se ancora non vi ascoltalo, portalo dinanzi all’assemblea…

    Un gruppo e una società più in generale ha delle RESPONSABILITA’ verso le persone che gli vengono affidate. La scelta delle persone cui affidarle è molto importante e va fatta con criterio e non – come spesso capita- sull’unico principio: è la sola persona che abbiamo. Oppure: sa essere un buon animatore.
    Infatti la chiacchierata in Direzione scout è stata accompagnata da questo altro spunto: Educatore è diverso ds Animatore. Possiamo essere ottimi animatori, ma non educare per nulla, perché il nostro carattere non è formato, perché non abbiamo incontrato Cristo nella nostra vita.
    A conclusione della chiacchierata è stato infine da me proposto un passo che dovrebbe esserti caro e che ora inserisco addirittura come nuovo post…

    In ogni caso grazie del contributo sulla base della tua esperienza coi giovani,
    Andrea

  3. ci manca che capo = animatore saremo fuori come terrazzi (come si direbbe in toscana, in veneto è più grezza l’affermazione).

    rimpallo al tuo consiglio fraterno dicendo che consiglia di aiutare il fratello debole con una citazione più vicina a quella che intendevo dire io con la trave: “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” ossia il bel coraggio che ho detto che hai avuto era inteso come se uno inizia a sparar difetti agli altri (seppur fraternamente) dovrebbe almeno accettare serenamente come testimonianza i difetti detti dagli altri.. mi spiego? detta alla capo scout: non si chiede mai ad un ragazzo ciò che il capo non fa

  4. non si chiede mai ad un ragazzo ciò che il capo non fa

    Concordo. La mia professoressa di storia/filosofia – una donna di carattere e di preparazione culturale e umana straordinaria, stimata da tutti anche se odiata da molti per la sua severità – diceva sempre questa frase: esigo molto perché do molto. E io aggiungo: a volte le persone più esigenti sono quelle che esigono innanzi tutto molto da loro stese. (Poi ci sono anche quelle che invece infieriscono per il gusto di fare… Ma allora ricadiamo nella frase di partenza).

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