Ancora don Farinella, ancora deliri. Ma per la curia è tutto lecito.

Avevo preso il proposito di disinteressarmi a don Farinella. E l’avevo fatto pure seriamente. Pur avendo ricevuto il suo opuscolo sulle attività di San Torpete tra cui le conferenze per dibattere sul Concilio Vaticano II e il suo eventuale superamento e i richiami ai laboratori liturgici eseguiti durante le celebrazioni nella sua parrocchia, pur avendo letto su Repubblica una serie di editoriali e articoli politicamente schierati e non sempre con parole di riguardo verso la Chiesa, pur avendo ricevuto altre segnalazioni, avevo seguito il consiglio di chi mi diceva di ignorarlo. E di chi diceva al Giornale di ignorarlo.

Oggi vedo con rammarico che sulle pagine genovesi del Giornale Farinella fa nuovamente la sua comparsa. Doveroso atto di cronaca dinanzi al suo presentarsi sulla scena pubblica per dare voce alle sue sparate contro Curia, Comune, Istituzioni. Don Farinella ce l’ha con le feste: «Se fossi Papa abolirei il Natale»

A questo punto mi domando, una volta di più, perché la Curia genovese tolleri tutto questo. Perché la messa in rito farinelliano (si vedano precedenti post 12) sia concessa mentre la messa in genovese sia stata categoricamente proibita. E se saltasse fuori qualche prete ribelle sul fronte della lingua? Ci sommettete che questa volta la reprimenda ci sarebbe e non tarderebbe a giungere?

Chiunque voglia esprimersi in merito è ben accetto. Contro i deliri che evidentemente nemmeno il Presidente della Cei ha il potere di fermare, qualunque proposta sarà valutata con la massima attenzione

Andrea Macco