«Io, medico genovese senza frontiere vi racconto come ho curato la Cina»

La Staff di Medici Senza Frontiere in cui ha operato anche Chiara in Cina

La staff di Medici Senza Frontiere con cui ha operato chiara in Cina

Su il Giornale di oggi (12 Agosto 08) trovate un servizio di una intera pagina sull’opera di un’amica, la genovese Chiara Montaldo,  che lavora con i Medici Senza Frontiere. Dopo aver trascorso un anno in Cina, attualmente è in India. Periodicamente manda ad una serie di amici un piccolo resoconto della sua attività, che va dalla semplice nota personale ad una vera e propria testimonianza (spesso corredata da bellissime foto) su mondi a noi così lontani.

Lo scorso anno questa corispondenza aveva dato vita ad un Libro-Diario intitolato «Sono in Cina – Da Genova a Xiangfan con Medici Senza Frontiere» (Sagep editorie, 2007) di cui avevo scritto la recensione che potete leggere cliccando qui.

Dell’articolo di oggi vi propongo questo estratto riguardante in particolare le CONTRADDIZIONI che vive la Cina. Mi sembra altamente significativo.

«[…] L’omino del Mac Donald a fianco della gente povera di strada, le torri di Shangai e l’architettura cinese classica di Yicheng, le insegne luminose di Hon Kong e le pagode di Pechino, le scritte fatte rigorosamente a mano (l’arte della calligrafia è qualcosa di sacro) e quelle tecnologiche di ultima generazione… questa è la Cina. Vedi grandi insegne luminose della Coca Cola come nemmeno in Italia ci sono, ma poi i cinesi non la bevono quasi: tutti si portano sempre dietro una bottiglietta con del the bollente, e la ricaricano ovunque si trovino, perché sui treni e per le strade si trovano punti di distribuzione dell’acqua bollente.
Accanto alle grandi case farmaceutiche sopravvive molta medicina tradizionale cinese, fatta di medicine speziali che il medico realizza andando a cercare in montagna, di persona, le erbe che gli servono. Su una zattera giapponese tradizionale ci trovi la fotografa con tutta l’attrezzatura digitale che ti vende i propri scatti.
Ci sono dei contrasti enormi in Cina.
Le insegne stesse del comunismo sono un esempio di queste contraddizioni. Esse sono presenti ovunque. La foto di Mao è come un santino, tutti ce l’hanno. Non può mancare nelle scuole e università, ma la trovi anche nelle campagne sperdute. Ma è stata svuotata completamente dell’ideologia. La gente comune nemmeno sa bene chi sia stato Mao. La cultura è capitalistica. Se non hai soldi non hai nemmeno l’assistenza sanitaria: ti lasciano morire nell’atrio dell’ospedale. Da noi si presentava della gente con test Hiv falsificati perché li prendessimo. Ho visto una madre di famiglia pregare perché il marito risultasse positivo all’Hiv: solo così poteva sperava di ricevere assistenza sanitaria.

«Diventare ricchi è glorioso» è il motto di Deng Xiaoping, ed è diventato l’emblema di tutta la gioventù cinese. Una ragazza venne da noi per mostrarci la sua carta di credito: ne era così fiera che organizzò una festa apposta. I giovani cinesi, pur di guadagnare, purtroppo farebbero qualunque cosa. »

Per leggere l’articolo completo in pdf cliccare qui

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