Saghe a confronto: Signore degli Anelli, Eragon, Narnia, Riddick, Hellboy

Ritornano, e non potrebbero fare altrimenti: si tratta infatti di SEQUEL. Spesso ci deludono e non mantengono il livello del primo film, ma fanno botteghino solo sull’onda del successo dei precedenti episodi (si veda ad esempio l’ultimo Indiana Jones). Altre volte, più rare ma che danno soddisfazione, i sequel hanno una marcia in più (è stato il caso di Batman – Il Cavaliere Oscuro).

Quest’estate varie le saghe cinematografiche sul genere fantasy che hanno proposto il secondo capitolo, in particolare Hellboy II – The Golden Army e Le Cronache di Narnia – Il Principe Caspian.

Segue una rapida disamina delle saghe, con voto complessivo e ai singoli film.

LE CRONACHE DI NARNIA – Voto: 6 +

Il Leone, la strega bianca e l’armadio (2005 diretto da Andrew Adamson): deludente primo film, regia lenta e assenza di quel quid che, invece, si poteva cogliere nel testo del grande, grandissimo C.S. Lewis che ha saputo rendere in racconto fantastico le principali storie della Bibbia tra cui il sacrificio di Cristo divenuto il leone Aslan. In ogni caso il messaggio è certamente positico ed edificante. Bello e seducente il volto del male (la regina bianca), banali e scontate le battaglie. (Voto: 5/6)

Il Principe Caspian (2008). Un tocco di vitalità fin da subito, con la fuga del giovane Caspian che sfugge per miracolo al perfido zio, usurpatore del trono di Telmar. Ci sono molte novità nel ritorno a Narnia dei sovrani, i giovani protagonisti del primo film. “Le cose non avvengono mai nello stesso modo” è uno dei temi che ricorre in tutto il film, con il ritorno finale di Aslan che avviene solo per la fede della più piccola, Lucy… Così si manifesta – nei Vangeli – il Regno di Dio: ai piccoli e ai semplici che hanno sperato e in cuor loro non hanno dubitato. Restano in ombra alcuni personaggi, come il precettore di Caspian (spentosi completamente nella seconda parte del film), la moglie del perfido zio e anche lo stesso Edmund, che invece aveva avuto un lungo combattimento interiore nel primo episodio. Voto: 6 1/2

 

HELLBOY- Voto: 5

Se il primo episodio (2004 – regia di Guillermo del Toro) aveva una sua caratterizzazione e una sua logica (ambientazione:  la II guerra mondiale e la ricerca occulta del potere da parte dei nazisti), il secondo episodio proietta i protagonisti in una storia (ambientata ai nostri giorni) che non ha nulla a che vedere con la precedente. Di per sè carina l’idea della leggenda dell’armata d’oro e dei principi gemelli…ma mi spiegate perchè non ambientarla con personaggi nuovi? Perchè richiamare il diavolo divenuto più un Hulk innamorato che un demone combattuto tra il suo istinto primordiale e la fedeltà all’uomo che l’ha cresciuto e salvato? Il voto assegnato alla saga nel suo complesso è dato proprio da questo incolmabile strappo tra i due film. / Se la sufficienza piena non la si nega al primo film (voto: 6 1/2), se non altro per certi tratti di originalità nella trama (emozioni pochine) e nella caratterizzazione dei personaggi, una netta bocciatura va invece al secondo film per i suddetti motivi (voto: 5).

***

CONFRONTI IN POSITIVO:

 

IL SIGNORE DEGLI ANNELLI: voto 9

Ha fatto scuola. Ne son testimonianze le continue scopiazzature. Colonna sonora ineguagliabile, storia ben adattata dai libri anche se con qualche taglio  (solo per questo non prende 10) rimediato in parte con le extended edition in DVD. Costumi, ambientazioni, messa in opera e attori tutti da oscar. Il migliore della saga il secondo episodio, con l’epica battaglia del Fosso di Helm. Più pasticciata quella del Ritorno del Re a Minas Tirith. Ma chi non si è calato nei panni ora di Legoas ora di Aragon, ora della bellissima elfa Arwen ora della altrettanto bella principessa Eowin (anche più umana!) che si innamora – come le dirà Aragon-  di un’ombra… ma con il cuore, con il sentimento! E l’eccelso Gandalf, il combattimento col Balrock, la liberazione di Re Teoden: scene epiche, ineguagliabili. Bravissimo Peter Jackson, mi piace definirlo il nuovo Lucas.

 

LA SAGA DI RIDDICK: voto 7

Saga poco conosciuta, ma merita d’essere scoperta e diffusa. Protagonista Vin Diesel, una rivelazione nei panni dei un eroe anti-eroe. Un fuggitivo, un assassino che diventa salvatore delle sue guardie nel primo film a dimensione terrestre (”Pitch Black” – 2000 – regia David Twohy –  ambientazione su un pianeta deserto dai 2 soli – non brilla la sceneggiatura – voto 6/7); e passa ad essere inopinatamente salvatore della Galassia intera nel secondo film a dimensione galattica, stile Star Wars (diversi i richiami e in questo manca l’originalità, data invece dalla figura sempre brillante di Vien Disel e della sua nuova compagna dal temperamento altrettanto esplosivo – The Chronicicles of Riddick (2004 – voto 7,5) . Attendo con una certa aspettativa il terzo episodio della saga, il finale del secondo è davvero inaspettato e al contempo ti lascia con la voglia di sapere che succederà.

CONFRONTI IN NEGATIVO:

Eragon. voto: 4,5

Scopiazzatura immane del Signore degli Anelli (non così sarebbe il Libro). La voce del drago resa in Italiano da Ilaria D’Amico è pessima e non rende per nulla. Chi l’ha scelta? Possibile non ci fosse nessuno di meglio? Trama banale, finale prevedibile, poche emozioni. Dal secondo della saga (chissà come mai non se ne sente più parlare? Rumors dicono che non uscirà nemmeno più) si attende qualcosa di più o il fallimento sarà immane. Un peccato vista la bella trama che invece offre il libro di Christopher Paolini (classe 1983), una giovane penna emergente.

Immenso umano Dio

Rientro a Genova. Umido e afa mi accolgono.  Solo ieri sera mi trovavo sul massiccio di roccia che vedete qua in foto, a 3847 m sul livello del mare, l’Aiguille du Midi, sull’immenso ghiacciaio del Monte Bianco.

Ho compiuto la Grande Traversata di quella che è definita l’Ottava Meraviglia del Mondo, la Cattedrale di Ghiaccio d’Europa. 

E’ stata un’esperienza indescrivibile, una volta nella vita la consiglio a tutti, basta un po’ di cautela con i dislivelli per chi soffre di cuore. Ma la vista, posso assicurare, è immensa, oltre l’umano.

Ti fa sentire piccolo e, come diceva Kant, dinanzi alla Natura così grande, così potente, avverti qualcosa di nuovo e unico: il sublime. Il sublime dei monti, il sublime dei ghiacciai, il sublime degli spazi infiniti, il sublime della bellezza, il sublime dell’Altissimo, l’immenso umano Dio.

Già, pure umano questo immenso Dio. Perchè si comprende che sublime è anche la mente dell’uomo, che riesce a cogliere una simile grandezza. l’Altissimo innalza, trasfigura la nostra umanità, la chiama a vette che solo Lui conosce, le vette che colmano l’infinito dei cuori e che, in qualche misura, tutti sentiamo dentro, come sete di assoluto, di libertà. 

***

Non solo per questo parlo dell’immenso umano Dio.

Spulcio la settantina di e-mail che sono arrivate durante la mia assenza. Tolte le newsletter, i comunicati stampa e le pubblicità varie, restano una dozzina scarsa di lettere dense di umanità.  Si tratta di amici che mi fanno commuovere per quello che scrivo.

Uno di essi, trafitto da un tumore all’occhio diagnosticato dall’oggi al domani, ha dovuto rivoluzionare la sua esistenza e aggrapparsi più che mai alla fede che, come sempre, passa attraverso mani umane, quelle dei medici e della scienza che progredisce. Da 7 mesi di vita che gli avevano dato, passa ad una diagnosi a prognosi aperta, ma con la vista irreparabilmente compromessa. Miracolo di una fede, ma, se penso che io ieri, con il dono della vista, godevo di paesaggi che il mio amico, probabilmente, non potrà più assaporare, allora  il mo cuore si apre a sentimenti altrettanto indicibili…

Poi, sempre oggi, il mio cammino di cercatore di Dio viene illuminato dalla testimonianza di un altro amico, un sacerdote che, con una serenità che ha del miracoloso, si rimette all’obbedienza del suo vescovo. Io mi scaldo, mi accendo, al suo posto non ci starei. Lui mi insegna, ancora una volta, la via dell’umiltà. Quella che porta a scalare le vette più alte, quella scelta da questo Dio che faticosamente cerco, questo immenso umano Dio.

Andrea

 

PS: dai prossimi giorni riprenderanno i consueti post. Questo era dedicato a chi mi continua a seguire, chi chiede notizie, chi vista il blog anche quando è in ferie (ebbene sì, siete sempre in tanti, tra il mo stupore) e di chi, persona che non conosco di persona,  mi manda persino una cartolina per dirmi che continua a leggere i miei articoli. Se tutto questo accade, giungo alla conclusione che non è merito mio: temo proprio che Dio, per vie imperscrutabili, ci metta davvero tanto del suo.

Riposo e fatica nel sublime delle montagne

L’attività del blog si fermerà per qualche giorno, amici naviganti. Il richiamo della montagna si fa sentire…
Nella pagina dedicata a “Foto e Frase del Periodo” potete già trovare qualche granello delle mie toccate verso il sublime delle montagne…

 

Buona estate a tutti!
Andrea

 

 

“Non è il riposo il rimedio alla stanchezza:
ma è l’alternar fatica alla fatica il vero riposo”

(Dal registo del Rifugio Garelli – m 1990 Alpi Marittime)

 

«Io, medico genovese senza frontiere vi racconto come ho curato la Cina»

La Staff di Medici Senza Frontiere in cui ha operato anche Chiara in Cina

La staff di Medici Senza Frontiere con cui ha operato chiara in Cina

Su il Giornale di oggi (12 Agosto 08) trovate un servizio di una intera pagina sull’opera di un’amica, la genovese Chiara Montaldo,  che lavora con i Medici Senza Frontiere. Dopo aver trascorso un anno in Cina, attualmente è in India. Periodicamente manda ad una serie di amici un piccolo resoconto della sua attività, che va dalla semplice nota personale ad una vera e propria testimonianza (spesso corredata da bellissime foto) su mondi a noi così lontani.

Lo scorso anno questa corispondenza aveva dato vita ad un Libro-Diario intitolato «Sono in Cina – Da Genova a Xiangfan con Medici Senza Frontiere» (Sagep editorie, 2007) di cui avevo scritto la recensione che potete leggere cliccando qui.

Dell’articolo di oggi vi propongo questo estratto riguardante in particolare le CONTRADDIZIONI che vive la Cina. Mi sembra altamente significativo.

«[…] L’omino del Mac Donald a fianco della gente povera di strada, le torri di Shangai e l’architettura cinese classica di Yicheng, le insegne luminose di Hon Kong e le pagode di Pechino, le scritte fatte rigorosamente a mano (l’arte della calligrafia è qualcosa di sacro) e quelle tecnologiche di ultima generazione… questa è la Cina. Vedi grandi insegne luminose della Coca Cola come nemmeno in Italia ci sono, ma poi i cinesi non la bevono quasi: tutti si portano sempre dietro una bottiglietta con del the bollente, e la ricaricano ovunque si trovino, perché sui treni e per le strade si trovano punti di distribuzione dell’acqua bollente.
Accanto alle grandi case farmaceutiche sopravvive molta medicina tradizionale cinese, fatta di medicine speziali che il medico realizza andando a cercare in montagna, di persona, le erbe che gli servono. Su una zattera giapponese tradizionale ci trovi la fotografa con tutta l’attrezzatura digitale che ti vende i propri scatti.
Ci sono dei contrasti enormi in Cina.
Le insegne stesse del comunismo sono un esempio di queste contraddizioni. Esse sono presenti ovunque. La foto di Mao è come un santino, tutti ce l’hanno. Non può mancare nelle scuole e università, ma la trovi anche nelle campagne sperdute. Ma è stata svuotata completamente dell’ideologia. La gente comune nemmeno sa bene chi sia stato Mao. La cultura è capitalistica. Se non hai soldi non hai nemmeno l’assistenza sanitaria: ti lasciano morire nell’atrio dell’ospedale. Da noi si presentava della gente con test Hiv falsificati perché li prendessimo. Ho visto una madre di famiglia pregare perché il marito risultasse positivo all’Hiv: solo così poteva sperava di ricevere assistenza sanitaria.

«Diventare ricchi è glorioso» è il motto di Deng Xiaoping, ed è diventato l’emblema di tutta la gioventù cinese. Una ragazza venne da noi per mostrarci la sua carta di credito: ne era così fiera che organizzò una festa apposta. I giovani cinesi, pur di guadagnare, purtroppo farebbero qualunque cosa. »

Per leggere l’articolo completo in pdf cliccare qui

Borghezio da Giussano e l’eterna moschea

L’amico vaticanista Luigi Accattoli dedica sul suo blog questo simpatico post ad una vicenda di estrema attualità per la mia Genova:

Raggiunto l’altare, Mario Borghezio da Giussano profferì il santo giuramento:
“Noi cavalieri combattenti proteggeremo la cristianità ora e sempre”.
“Mecojoni” fu il commento del blogger timoroso dei giuramenti.

Il riferimento è a quanto l’europarlamentare leghista Mario Borghezio e i suoi accompagnatori hanno giurato venerdì sera all’interno della chiesa di San Giovanni alla Commenda di Genova, che il sindaco Marta Vincenzi vorrebbe destinare a Centro interreligioso aperto alle tre fedi abramiche. Subito prima, al termine di un comizio Borghezio aveva inneggiato a “Genova cristiana e mai musulmana”, minacciando cavallereschi calci al sindaco. La Curia ha “disapprovato” il giuramento.

Per chi se le fosse perse, ci son successivamente state le pubbliche scuse del Borghezio da Giussano alla curia genovese: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=282378

Al di là di quello che il solito folklore che contraddistingue immancabilmente gli uomini della Lega possa far discutere o meno, avverto che il clima che si respira qua a Genova per la questione “moschea” non è bello.

La Sindaco Vincenzi ha detto che è favorevole al referendum. Prevedo, da quel che respiro nell’aria da cittadino della strada qualunque, che se referendum sarà ci sarà un plebiscito di NO da parte di quasi tutte le parti politiche, o meglio, da parte dei cittadini, qualunque schieramento abbiano recentemente votato (le parti politiche istituzionalizzate infatti si differenzieranno di sicuro).

La questione non sarà in ogni caso semplice: terminato il referendum, che succederà?

Sono anni che il progetto della moschea girovaga per tutta Genova, ora sotto la Lanterna, ora alla Commenda di Prè, ora in periferia… Qualcuno ha persino proposto di costruirla su delle zattere galleggianti al largo del porto…

A me piacerebbe che ogni tanto si parlasse, non dico di una cattedrale, ma di una chiesetta di campagna, da costruire in qualche regione Araba… La reciprocità non esiste più nel dizionario inter-religioso?

Andrea Macco

Osservare le “Lacrime di San Lorenzo”

Su il Giornale di ieri è uscito un mio articolo di Astronomia dedicato al fenomeno delle Stelle cadenti o “Lacrime di San Lorenzo” o, meglio ancora “Sciame delle Perseidi” che ci fa volgere sguardo e sogni al cielo in queste notti di agosto. Per leggere l’articolo in pdf potete cliccare qui, mentre di seguito riporto la parte scientifica di suddetto articolo, leggermente più completa e depurata degli appuntamenti per gli astrofili liguri. Buone osservazioni a tutti!
Andrea

La Terra incontra nel suo moto di rivoluzione lo sciame di meteore delle Perseidi tra il 12 e il 13 agosto

La Terra incontra nel suo moto di rivoluzione lo sciame di meteore delle Perseidi tra il 12 e il 13 agosto

  

Le chiamiamo stelle cadenti. Ma non sono stelle e non cadono da nessuna parte.  Si tratta di uno sciame di metore, che se andiamo bene a vedere altro non sono che dei “sassi volanti” che impattano ad una consistente velocità contro l’atmosfera terrestre (non sono loro a cadere, ma è la Terra nel suo moto intorno al Sole a finirgli contro!), e che divengono incandescenti per poi disintegrarsi ben prima di raggiungere il suolo, producendo così il caratteristico bagliore luminoso che fa volgere sguardi, pensieri e sogni al cielo.

Giovanni Pascoli ha reso famosa questa ricorrenza  astronomica con i versi: “San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l’aria tranquilla / arde e cade, perché si gran pianto / nel concavo cielo sfavilla.” Da qui è nato il nome di “lacrime di San Lorenzo” per quelle che tecnicamente sono invece meteore dello sciame delle Perseidi, i residui della disintegrazione progressiva di una cometa, la Swift-Tuttle. Perseidi dal nome della costellazione di Perseo, la direzione della volta celeste dalla quale provengono le nostre metore (in realtà è solo apparenza: le stelle a cui diamo il nome di Perseo son distanti anni luce). Perché infine il nome di San Lorenzo? Ciò deriva dal fatto che nel XIX secolo il massimo della loro frequenza si registrava il 10 agosto, giorno della ricorrenza del Santo; ai giorni nostri il massimo si è però spostato in avanti di circa due giorni. Il culmine di attività dello sciame ha luogo il giorno 12, quando la Terra nel suo percorso orbitale intercetta la parte più densa delle nubi di particelle  delle Perseidi. 

 Queste e altre spiegazioni, in un connubio tra leggende dell’antichità e rigore scientifico,  accompagnano in queste serate astronomi, astrofili, ma anche tante persone sempre affascinate dallo spettacolo delle “stelle candenti”.

Ricordiamoci che la possibilità di osservare un maggior numero di meteore si ha quando la costellazione del Perseo è più alta nel cielo, cosa che ad agosto avviene nella seconda parte della notte. In Italia il essa diventa visibile intorno alle ore 22, dapprima bassa sull’orizzonte nord-orientale, poi sempre più alto, fino all’alba. Le ore migliori per andare a caccia di meteore sono quindi quelle tra la mezzanotte e le 3 del mattino, prima dell’aurora: mentre la costellazione del Perseo si alzerà sempre più in cielo, la Luna toglierà il disturbo abbassandosi verso l’orizzonte fino a tramontare.  Che possa allora davvero valere la pena attendere un’intera notte per esprimere il proprio desiderio?  Si scongiurino in tal caso cielo nuvoloso e il terribile inquinamento luminoso delle nostre città.

Andrea Macco

 

 

“Un mondo, un sogno”

Un mondo, un sogno è il motto di queste XXIX Olimpiadi.

Vorrei davvero che queste parole si concretizzassero in gesti politici e sociali concreti e si incarnassero in atti di sportività e lealtà propri dello spirito decoubertiniano.

 

Rileggevo in questi giorni la storia delle olimpiadi dell’Antichità e ho rinvangato fatti interessanti. Mi limito a questi due:

1) I Giochi raggiunsero in Grecia una tale importanza che durante il loro svolgimento non si potevano dichiarare guerre, e quelle che erano in corso dovevano essere sospese.

2) Le Olimpiadi sopravvissero fino al 393 d.C.. La corruzione era entrata prepotentemente nei Giochi, il tramonto definitivo della cultura classica fece il resto: il vescovo di Milano Ambrogio chiese all’imperatore Teodosio l’abolizione delle Olimpiadi, cosa che avvenne.

Che ne pensate? Spazio nei commenti ai lettori che non son ancora fuggiti in vacanza o che non son esclusivamente dediti a fare i nottambuli per seguire le dirette pechinesi…

Quando si negava l’anti-Umanità dei Gulag…

Aleksandr Solzenicyn, Premio Nobel per la Letteratura per le sue opere di denuncia storica dei gulag sovietici

Aleksandr Solzenicyn, Premio Nobel per la Letteratura per le sue opere di denuncia storica dei gulag sovietici

«C’è una parola che si usa molto oggi: “anticomunismo”. È una parola molto stupida e mal composta perché dà l’impressione che il comunismo sia qualche cosa di primitivo, di basico, di fondamentale. E così, prendendolo come punto di partenza, anticomunismo è definito in relazione a comunismo. Per questo affermo che la parola è stata mal scelta e fu composta da gente che non conosceva l’etimologia: il concetto primario, eterno, è Umanità. Ed il comunismo è anti-Umanità. Chi dice “anti-comunismo”, in realtà sta dicendo anti-anti-Umanità. Un costrutto molto misero. Sarebbe come dire: ciò che è contro il comunismo è a favore dell’Umanità. Non accettare, rifiutare questa ideologia comunista, inumana, è semplicemente essere un essere umano. Non è essere membro di un partito.»

(Aleksandr Isaevič Solženicyn)

 

Sulla Stampa di ieri (5 Agosto 08) fa capolino un attento editoriale di Barbara Spinelli dal titolo Il profeta nel purgatorio del Gulag. Si parla dell’opera di Aleksandr Solzenicyn, scrittore e storico russo mancato nei giorni scorsi. Fu tra i primi a denunciare le barbarie del regime staliniano e fu, ovviamente, profeta inascoltato. Anzi, di più: fu proprio emarginato, nonostante il Nobel per la Letteratura ricevuto nel 1970. In Europa, Italia compresa, le sue opere furono boicottate. Nenache messe all’indice, perché nemmeno venivano pubblicate o diffuse. O sarebbe potuto venire qualche dubbio sulla grande ideologia comunista che, si sa, in Italia ha sempre avuto uno spessore culturale non indifferente. Ci son volute le ultime elezioni di quest’anno per vedere l’assenza in Parlamento di “Comunisti” che ancora si vantano di tale nome e delle insegne di falce e martello. Mi domando se sia “umano” (nel senso della citazione sopra riportata) il perorare una politica basata su tutto questo.

Personalmente paragono le insegne comuniste, in tutto e per tutto, alle insegne che portarono a morire milioni di persone innocenti nei campi di concentramento nazisti. Le une erano nere, le altre rosse: ma il minimo comun denominatore resta lo stesso: un totalitarismo che nulla ha da spartire con le parole democrazia, libertà, giustizia.

Andrea Macco 

Soppressi solo nel 1960 (7 anni dopo la morte di Stalin) i Gulag videro 18 milioni di reclusi e 10 milioni di prigionieri di guerra e confinati speciali. Il numero di morti accertate si stima essere di circa 3 milioni, escludendo le morti dovute alle dure condizioni di vita (riguardante circa l80% dei prigionieri)

Soppressi solo nel 1960 (7 anni dopo la morte di Stalin) i Gulag videro 18 milioni di reclusi e 10 milioni di prigionieri di guerra e confinati speciali. Il numero di morti accertate si stima essere di circa 3 milioni, escludendo le morti dovute alle dure condizioni di vita (riguardante circa l'80% dei prigionieri)

Di seguito alcuni stralci dell’editoriale di Barbara Spinelli. Per leggere l’articolo completo cliccare qui.

«Quando in Occidente apparve l’Arcipelago Gulag di Aleksandr Solzenicyn – scritto fra il 1958 e il ’68, uscì nel ’73 a Parigi – fu come un torrente che s’abbatté sulle menti, le conquistò o le intimidì, comunque le cambiò per sempre. Il «saggio di inchiesta investigativa» era colmo di fatti, non confutabili; il tono era quello del profeta; lo sguardo sui campi di Lenin e Stalin aveva l’acutezza che possiedono gli occhi costantemente spalancati sul dolore. Occhi che scrutano dietro il sipario srotolato sulle cose; che le disvelano, come nell’Apocalisse quando ogni velo cade. Occhi che scoprono la paura che muove i mondi e tuttavia prepara la coscienza. Come in Isaia 28, 19: «Solo il terrore farà capire il discorso».
I fatti e il terrore narrati da Solzenicyn non erano ignoti. Chi voleva sapere, sapeva quasi da principio.
[…] Solzenicyn fu un torrente perché iniziò a erodere questi tabù, in Francia anche se non in Italia. Qui lo scrittore venne sminuito, spesso ignorato. Più intelligente e astuto dei compagni francesi, il Pci seppe costruire un muro, attorno allo scrittore, che lo teneva a distanza e lo rendeva sospetto. Era troppo russo e sferzante, troppo credente. Disturbava i revisionismi sfumati, e aveva una serietà che stonava: pochi resistettero al conformismo di un’intellighenzia che a differenza della francese non stava discostandosi dal partito comunista, negli anni dell’Arcipelago, ma assaporava proprio allora le sue primizie di potere. […] »

La lezione di Joker e del Cavaliere oscuro

“Se introduci un po’ di anarchia… se stravolgi l’ordine prestabilito… tutto diventa improvvisamente caos. Io sono un agente del caos. E sai qual è il bello del caos? E’ equo!” 

Così Joker, in un passaggio chiave del riuscitissimo sequel di Batman Begins: il Cavaliere Oscuro.

2 h e 30′ di film tutte da gustare, in cui per una volta non sono solo gli effetti speciali a fare da protagonisti, ma accanto ai tanti colpi di scena entra in scena una lotta tra bene e male che è tutt’altro che scontata.  Joker non è il solito criminale. Non lo si può definire un matto di mente o un serial killer alla Hannibal, ma nemmeno il solito signore oscuro assetato di potere, potere e ancora più potere. 

In Joker ho visto il volto nuovo del male di oggi, che si insinua ora in maniera sottile, ora con azioni dirompenti, nelle coscienze e nella società, portando il disordine, lo scompiglio, il caos. Il male che mette in crisi un intero sistema di valori e che nel contempo lascia che siano gli altri ad uccidersi, che semina la zizzania per raccogliere il caos… un male che si compiace del tormento che invade il cuore di chi vorrebbe un mondo migliore… E così la genesi del terzo personaggio protagonista del film,  “Due facce” (Harvey Dent), è tutt’altro che banale e scontata: è lo specchio dell’uomo così consumato dalla voglia di fare il bene che alla fine ha in se stesso – e non nel mondo – il male più grande da combattere…

Infine, avete notato? Joker è il criminale con la faccia dipinta di bianco mentre Batman è l’eroe soprannominato Cavaliere oscuro. Luci e ombre si mischiano continuamente in un film che vale 10 volte il primo della saga e che, c’è da scommetterci, farà scuola. Difficilmente sarà ripetibile.

Voto: 9.

“Tu non riesci proprio a lasciarmi eh? Ecco cosa succede quando una forza irrefrenabile incontra un oggetto inamovibile, tu non mi uccidi per un mal riposto senso di superiorità e io non ti uccido perché sei troppo divertente… credo che io e te siamo destinati a scontrarci in eterno.” (Joker)