Inserito da: Andrea "feynman82" | 26 Marzo, 2009

Odifreddi finalmente licenziato? Pronto il nuovo Asino d’oro

Dopo tantissimo che non lo facevo, torno a parlare di Piergiorgio Odifreddi, il matematico impertinente.

Irreverente e spesso contro la Chiesa cattolica, Piergiorgio Odifreddi è stato contestato anche sul piano scientifico e ora licenziato dal Festival della Matematica

Irreverente e spesso agguerrito contro la Chiesa cattolica, Piergiorgio Odifreddi è stato contestato anche sul piano scientifico e ora licenziato dal Festival della Matematica

Sembra che finalmente un po’ di gente stia aprendo gli occhi su quanto vale questo matematico (o pseudo-tale), ottimo oratore dalla seducente parlantina, ma dai contenuti che sono sempre stati poco rigorosi, anti-scientifici, dogmatici (più dogmatici del dogmatismo che egli stesso critica, scrisse una volta sulla Stampa l’ateo Arrigo Levi!) e ora persino pieni di castronerie scientifiche.

E’ di ieri la notizia che gli organizzatori del Festival della Matematica hanno scaricato Odifreddi. Ne parlavano sia Repubblica sia la Stampa. Riporto la prima parte dell’articolo di quest’ultimo quotidiano (cliccando sul titolo accederete all’articolo intero di Gabriele Beccaria – direttore di TuttoScienze):

Matematica, non è più un festival per Odifreddi

Una mail e il «matematico impertinente» più famoso d’Italia si è trovato di fronte a uno di quei paradossi logici che ha studiato per decenni.  «Ci vuole un rapporto di grande sintonia e fiducia che purtroppo, adesso, non riscontro più e quindi, per quanto mi riguarda, mi sembra impossibile continuare come gli anni scorsi». Firmato Carlo Fuortes, amministratore delegato dell’Auditorium Parco della Musica. Piergiorgio Odifreddi è stato allontanato. Da ieri non è più il direttore del Festival della Matematica.
Abbandonato il Premio Grinzane, adesso perde a sorpresa la sua creatura, intrisa di equazioni e formule, che quest’anno aveva fatto il tutto esaurito, con file di ragazzi e ragazze a comprare i biglietti delle lezioni sui «multiversi» e sui «mativersi» come se fossero esibizioni di rockstar. I Premi Nobel John Nash e Thomas Schelling non lo sanno ancora, ma il «loro» Piergiorgio, che sabato scorso li aveva portati sul palco, costringendoli a una sorta di spettacolare flusso di coscienza tra economia, storia e teoria dei giochi, è fuori combattimento.
«Sì, è vero. Hanno interrotto il nostro rapporto di collaborazione – reagisce il professore -. Ma adesso non voglio commentare». La voce è decisa, il piglio è il solito, ma rifiuta le stilettate che ne hanno fatto un personaggio multimediale, dai libri alla tv. Non restano che le voci e i pettegolezzi, quelli che avevano cominciato a circolare già durante il Festival della settimana scorsa e che ora rimbalzano come sassate.
  
 ***

 

Ma amici lettori, le news odifreddiane non finiscono qui!

 Sembra che Odifreddi abbia scritto un altro articolo insulso sulle Scienze (febbraio 2009) in cui non solo non perde occasione per fare polemica con Zichichi ma in cui scrive una risma di autentiche corbellerie scientifiche… Il tema questa volta è l’evoluzionismo, ma non secondo i testi Scientifici, ma secondo Odifreddi! Dopo averlo letto, posso confermare che contiene proprio delle gravi inesattezze dal punto di vista delle leggi della genetica universalmente riconosciute.

 Sembra che ci sia una petizione di vari docenti capitanati dal prof. Paolo Diodati di Perugia al direttore delle Scienze Enrico Bellone, perchè non venga più permesso ad Odifreddi di scrivere corbellerie scientifiche su una rivista prestigiosa come le Scienze. In tanti infatti sono quelli che si sono risentiti! 

Ricordo che già nel 2007 capitò un fatto del genere, con Piergiorgio Odifreddi che aveva scritto l’articolo “7 volte 7” pieno di strafalcioni così gravi da meritargli l’assegnazione dell’ASINO d’ORO 2007. (Già allora piovvero le critiche alla direzione delle Scienze.)
Ora gli arriverà anche l’Asino d’oro 2009?
 Su questo argomento sarete tenuti aggiornati nelle prossime settimane.
Andrea Macco 

  

L'asino d'oro 2007 assegnato da un gruppo di Scienziati a Piergiorgio Odifreddi

L'asino d'oro 2007 assegnato da un gruppo di Scienziati a Piergiorgio Odifreddi

 

 

 

 


Risposte

  1. caro Andrea,

    invece di usare i metodi tipicamente mafiosi della delazione anonima, riferendosi a imprecisati “vari docenti” e appellandosi al principio di autorita’ dicendo “posso confermare”, la sfido pubblicamente a:

    1) enunciare chiaramente le “gravi inesattezze” che ritiene di aver individuato nella mia rubrica: nella scienza si usa cosi’, nel caso non lo sapesse.

    2) spiegare in che senso quella che si chiama “legge di Hardy e Weinberg” sarebbe invece “l’evoluzionismo non secondo i testi scientifici, ma secondo Odifreddi”. In particolare vorrei che spiegasse in che senso e secondo quali criteri Hardy e Weinberg non sarebbero scientifici.

    3) giustificare come mai quelle che lei considera “corbellerie scientifiche”, e che costituiscono un capitolo del mio libro “in principio era Darwin”, sono state recensite molto positivamente da Edoardo Boncinelli sul “corriere della sera”, e da Gilberto Corbellini sul “sole 24 ore”: due dei piu’ titolati biologici, tra l’altro, e non degli outsider come gli unici due personaggi di cui lei fa il nome invano.

    4) informarsi su chi e’ il direttore della rivista “le scienze”, che per sua informazione si chiama Marco Cattaneo e non Enrico Bellone.

    insomma, in una parola, la sfido a dimostrare di essere in grado di pensare con la sua testa e con cognizione di causa, invece di limitarsi solo a riportare imbeccate che non capisce, enunciate da gente che non capisce.

    piergiorgio odifreddi

    ps. si sara’ accorto che, mentre lei intempestivamente intitolava il suo blog “Odifreddi finalmente licenziato”, i giornali di oggi la smentiscono tutti. se ne e’ in grado, cerchi di trarre le sue conclusioni su se stesso e sui suoi ispiratori…

  2. Andre, Odifreddi sappiamo tutti che è un buffone!
    Anche vari prof. qui di Genova che anche tu conoscerai (Dillon e altri) me lo hanno confermato!
    Cmq bella l’idea dell’asino d’oro stile Striscia la Notizia…ma qualche giornale ne ha parlato?

    Ciao e in gamba!
    Riky

  3. Rispondo sinteticamente al commento lasciato su questo blog dallo stesso Piergiorgio Odifreddi (a cui dò il benvenuto, come sempre faccio ad ogni altro visitatore del blog allorchè lasci il suo primo commento):

    In merito al Festival della Matematica ho riportato quanto appreso dai giornali. Se la notizia è stata smentita ne prendo atto. Il fatto che circolino simili voci è forse tuttavia segno che ci sono dei dissidi latenti?

    Circa l’articolo delle Scienze, ho semplicemente anticipato di 24 ore quanto è apparso oggi su Affaritaliani.it e a cui darò rilievo nel post successivo a questo.
    La invito a sfidare pubblicamente il firmatario dell’articolo, il prof. Diodati di Perugia, magari con la pubblicazione della sua replica sulle Scienze, di cui Bellone mi risulta essere direttore editoriale (Cattaneo direttore responsabile).

    A questo proposito, credo sia noto in tutti gli ambienti scientifici che Cattaneo è un vaso di coccio tra lei e Bellone. Cattaneo è un direttore responsabile a responsabilità limitatissime che le fa scrivere tutto e il contrario di tutto, senza capire mai quello che lei scrive. E’ documentato. E molti sanno che Bellone, direttore editoriale, ha scritto testualmente: “Io non pubblico scritti che vanno contro le idee dei miei collaboratori”, riferendosi a critiche scientifiche sacrosante sull’articolo che le ha fruttato l’Asino d’oro 2007, di cui ha parlato in toni piuttosto duri anche Meri Lao, una esperta musicologa che lei certamente conoscerà, sull’inserto del Manifesto (giornale che non può essere certo accusato di essere di destra o filo-governativo).

    Tornando al suo Articolo sull’evoluzione, lei cita Boncinelli e Corbellini, io (che sono Fisico e non Biologo e dunque su un settore che non mi appartiene mi rimetto al parere di persone competenti… Lei non è un Logico Matematico?) oltre al prof. Diodati ho raccolto altre voci che invece hanno espresso un parere negativo, ad esempio Giorgio Molpurgo (un ordinario genetista) ha giudicato “idiota” l’articolo.

    Ripeto, proporrei di aprire un dibattito in merito sulle Scienze, visto che lei parla di “sfida pubblica“: credo che di persone disposte a intervenire ce ne potranno essere.

    Cordiali saluti e auguri per i suoi Festival in giro per l’Italia e il mondo (di quanto da lei compiuto qui a Genova, in svariate edizioni si è ampiamente parlato in passato).

    Andrea Macco

  4. caro andrea,

    noto anzitutto che, dopo di averle chiesto di pensare con la SUA testa, lei mi risponde con quella di UN ALTRO, riportando semplicemente in forma estesa le imbeccate a cui mi riferivo. padronissimo, ovviamente. ma perche’ non pensi che abbia difficolta’ a rispondere pure a quelle, ecco qua.

    1) spero mi sia concesso di sorvolare sulla difesa d’ufficio fatta di zichichi. ognuno ha i suoi modelli, e chi difende lui non puo’ ovviamente che attaccare me, indipendentemente dai motivi che ha (e che nel caso di diodati ci sono) di essere grato a un gran dispensatore di favori accademici.

    2) sorvolo anche sull’elegante apertura a proposito del fatto che zichichi sarebbe stato “la mia fortuna giornalistica ed economica” (la lingua batte dove il dente duole…): mi piacerebbe solo sapere come, visto che le “zichicche” sono state pubblicate con un piccolo editore, dal quale non ricevo royalties, e visto che il libro ha comunque venduto poche centinaia di copie, a fronte delle centinaia di migliaia di altri miei titoli.

    3) poiche’ la mia rubrica parlava dell’evoluzione darwiniana, tutta la tirata sull’evoluzione dell’universo dal big bang in avanti, e sul passaggio dalla materia inanimata a quella animata, passando per stringhe e superstringhe, sono fuori tema.

    4) non si vede perche’ hardy e weinberg avrebbero dovuto usare “equazioni differenziali in spazi a 250 dimensioni” (tra l’altro, non lo fa nemmeno la relativita’ generale, e non per questo non e’ una teoria scientifica), quando bastava loro un’equazione di secondo grado: se l’avessero fatto, sarebbero stati dei ciarlatani. tra l’altro, il fatto che la formula per spiegare l’evoluzionismo darwiniano sia cosi’ semplice, e’ proprio uno degli aspetti interessanti della faccenda: in particolare, perche’ dimostra che coloro che avversano la teoria di darwin si situano al di sotto del livello di alfabetizzazione matematica della scuola media.

    5) in ogni caso, la formula di hardy e weinberg non e’ che il punto di inizio di una sofisticata teoria della genetica delle popolazioni, in cui si puo’ trovare complessita’ matematica a piacere (ad esempio, l’analisi di fourier, che viene usata sistematicamente): si pretendeva forse che tutto fosse comprimibile in una pagina di una rubrica? non mi sembra che neppure diodati, nella sua geremiade, abbia esplicitato la matematica delle stringhe, ad esempio.

    6) un altro degli aspetti interessanti della formula di hardy e weinberg (almeno per un logico) e’ che permette di enunciare le condizioni per l’evoluzione, contrapponendo un risultato che determina sotto quali condizioni l’evoluzione non c’e’. diodati e’ turbato da questo fatto, ma il suo turbamento dimostra solo che non ha neppure un’infarinatura di logica e non conosce la legge di contrapposizione: il problema pero’ e’ suo, non mio. potrei comunque consigliargli alcuni testi di divulgazione di logica che sono stati (questi si’) la mia fortuna giornalistica ed economica, se desidera…

    7) con la sua solita eleganza, in chiusura diodati mi accusa “del solito copia e incolla”. ma non era deluso che si trattasse solo di un’equazione di secondo grado? e crede seriamente che un matematico, per spiegarne un’applicazione, debba veramente ricorrere al copia e incolla? si e’ veramente mal ridotti e a corto di argomenti, se si e’ costretti a insinuazioni di cosi’ basso rango.

    8) sono infine imbarazzato (per diodati, ovviamente, non per me) a far notare che “l’articolo pressoche’ identico uscito su repubblica ad agosto” non aveva invece niente a che vedere con la rubrica in questione, perche’ parlava non della legge di hardy e weinberg, bensi’ dell’accoglienza avuta in italia dal darwinismo. l’unico punto di contatto era che citavo zichichi tra i negazionisti, ma la colpa non e’ mia: poiche’ fra gli “scienziati” sono solo due, lui e sermonti, e’ ovvio che finiscano di essere gli zimbelli della comunita’ scientifica. e con loro, anche i loro difensori di ufficio alla diodati.

    a riprova, chiunque puo’ notare come la rubrica in questione sia diventata, opportunamente ampliata, il capitolo 10 del mio libro “in principio era darwin”, e l’articolo in questione il capitolo 15. ora, confrontare due testi non richiede nessuna competenza scientifica: solo una conoscenza della lingua italiana. lascio ai lettori le ovvie deduzioni…

    9) cio’ detto, rimango in curiosa attesa di conoscere, da lei o dal suo imbeccatore, quali siano le “gravi inesattezze” di cui lei mi ha accusato, e in che senso la legge di hardy e weinberg sarebbe “l’evoluzionismo non secondo i testi scientifici, ma secondo odifreddi”. cioe’, siamo al punto in cui eravamo, a parte le intemperanze dell’asina che partorisce gli asinelli che chiama d’oro (in base al principio che ogni scarrafone e’ bello a mamma sua…)

    pgo

  5. > caro andrea,
    >
    > noto anzitutto che, dopo di averle chiesto di pensare con la SUA testa,
    > lei mi risponde con quella di UN ALTRO, riportando semplicemente in forma
    > estesa le imbeccate a cui mi riferivo. padronissimo, ovviamente. ma
    > perche’ non pensi che abbia difficolta’ a rispondere pure a quelle, ecco
    > qua.

    Tutti i giornalisti che riportano il pensiero di un altro devono essere
    derisi?

    > 1) spero mi sia concesso di sorvolare sulla difesa d’ufficio fatta di
    > zichichi. ognuno ha i suoi modelli, e chi difende lui non puo’ ovviamente
    > che attaccare me, indipendentemente dai motivi che ha (e che nel caso di
    > diodati ci sono) di essere grato a un gran dispensatore di favori
    > accademici.

    Cominciamo, anzi, continuiamo male, molto male. Zichichi ha, per definizione, sempre torto? Difesa d’ufficio: espressione usata a sproposito. Ho difeso l’esatta interpretazione del “principio” d’inerzia.
    Logica di Odifreddi: chi difende il “principio d’inerzia”, deve necessariamente attaccare Odifreddi? Logica di un sedicente matematico.
    Solita aggiunta, quella dei favori accademici, di un calunniatore di professione. Io sono un fisico della materia e non avuto mai nulla a che fare con Zichichi e il suo gruppo.

    > 2) sorvolo anche sull’elegante apertura a proposito del fatto che zichichi
    > sarebbe stato “la mia fortuna giornalistica ed economica” (la lingua batte
    > dove il dente duole…): mi piacerebbe solo sapere come, visto che le
    > “zichicche” sono state pubblicate con un piccolo editore, dal quale non
    > ricevo royalties, e visto che il libro ha comunque venduto poche centinaia
    > di copie, a fronte delle centinaia di migliaia di altri miei titoli.

    E’ la coincidenza temporale dell’inizio del decollo e il gruppo di anti-zichichiani coinvolti a contare, altro che il ritorno economico. Ma chi lo conosceva Odifreddi prima delle Zichicche? Se aggiungo che il coinvolgimento di Andreotti con la superpropagandata “prefazione”, è stata una meschina operazione ai danni dell’ignaro Andreotti, sarò fucilato per insistente difesa dell’IDDIOTA? A ciascuno la propria morale. Io potrei essere iscritto all’UAAR, ma fiché c’è gente manichea come Odifreddi, il mio posto è a difesa anche di chi avesse ragione una sola volta, Odifreddi è la negazione della razionalità. E’ tutta pancia.

    > 3) poiche’ la mia rubrica parlava dell’evoluzione darwiniana, tutta la
    > tirata sull’evoluzione dell’universo dal big bang in avanti, e sul
    > passaggio dalla materia inanimata a quella animata, passando per stringhe
    > e superstringhe, sono fuori tema.

    Prendo atto che Odifreddi è l’unico a fare questa obiezione. La tirata, lodata da tutti gli altri, ha due scopi: 1) vedere il darwinismo nell’unica ottica possibile, che è quella di essere inquadrato nel lungo percorso dell’evoluzione. 2) dimostrare che un fisico non può essere accusato di antievoluzionismo solo perché pretende rigore.

    > 4) non si vede perche’ hardy e weinberg avrebbero dovuto usare “equazioni
    > differenziali in spazi a 250 dimensioni” (tra l’altro, non lo fa nemmeno
    > la relativita’ generale, e non per questo non e’ una teoria scientifica),
    > quando bastava loro un’equazione di secondo grado: se l’avessero fatto,
    > sarebbero stati dei ciarlatani. tra l’altro, il fatto che la formula per
    > spiegare l’evoluzionismo darwiniano sia cosi’ semplice, e’ proprio uno
    > degli aspetti interessanti della faccenda: in particolare, perche’
    > dimostra che coloro che avversano la teoria di darwin si situano al di
    > sotto del livello di alfabetizzazione matematica della scuola media.

    Ecco il punto. Tralasciando gli aspetti polemici che sono inevitabili se ci si permette di criticare l’Oracolo, arriviamo al punto e al modo di chiudere questa sterile perdita di tempo.
    Io dispongo già di dichiarazioni di ordinari del settore che hanno giudicato l’articolo “idiota, confusionario, fuorviante, tale da far licenziare in tronco l’autore”. Riformulo la proposta a cui fui costretto due anni fa: Odifreddi la smetta di insultare e di inventarsi calunnie.
    Cerchi di sforzarsi a capire che c’è anche gente che non vive di meschinerie e col paraocchi. Non tutti orientano il loro agire solo se c’è un proprio tornaconto. Per “Sette volte sette” ne lui, né Bellone, nè Cattaneo, riuscirono a trovare un solo esperto disposto a mettere oper iscritto la difesa dell’articolo. Lancio anche ora la stessa sfida: trovi un solo professore universitario di genetica, che sostenga che le legge dell’equilibrio (e di conseguenza il principio d’inerzia) possano essere considerati leggi dell’evoluzione successiva, una volta che venga meno una
    delle ipotesi. Se lo troverà ringrazierò l’esperto e Odifreddi, pubblicamente, per aver
    insegnato almeno a tutti i fisici, una cosa che, insieme a Zichichi, non sapevamo. In caso contrario…

    Paolo Diodati
    Ordinario di Fisica Applicata
    Dipartimento di Fisica
    Università di Perugia
    Via A.Pascoli,1
    06100 – PERUGIA

  6. Noto anzitutto che, dopo di averle chiesto di pensare con la SUA testa, lei mi risponde con quella di UN ALTRO, riportando semplicemente in forma estesa le imbeccate a cui mi riferivo. padronissimo, ovviamente.

    Gentile professore,
    come scritto anche nella precedente risposta, non sono un biologo né un genetista, ma un Fisico. E probabilmente neanche fossi un Geologo, un Matematico un Logico credo che la mia preparazione sul tema – a meno di non essere un appassionato o uno studioso in proprio – sarebbe tale da potermi surrogare il diritto di dirmi un “esperto del settore”. Lei sì? Oppure si appoggia anche lei a qualche altra persona? Il che non è disonorevole, anzi, lo considero un gesto di profonda umiltà in un mondo dove tutti credono di saperne sempre e comunque più degli altri.
    Io adottando questo principio, per settori che non sono il mio, sento altri pareri. Vedrò di chiedere anche a qualche collega o amico dell’Università di Genova, sottoponendole il suo articolo (magari togliendo pure la firma e semplicemente chiedendo: che ne pensi di questo pezzo?) credo potrebbe essere un test interessante (lo dico senza maliziosità, anche perché potrebbe uscirne anche un commento positivo a suo favore).
    Aggiornamenti allora nei prossimi giorni.

    AM

    PS: frattanto c’è stata la replica di Diodati. Prego entrambi i docenti di mantenere uno stile composto come fin’ora fatto e di non scadere nell’insulto personale.

  7. caro andrea,

    concordo con lei che si debba mantenere uno stile composto, nonostante sia difficile quando ci si trova di fronte ad attacchi scomposti come quelli di diodati. io ho risposto punto per punto al suo post, e non mi sembra che lui abbia fatto altrettanto: in particolare, a parte il suo stile, ha sorvolato (comprensibilmente) sui punti 5, 6, 7, 8 e 9.

    gli ricordo (e lo ricordo anche a lei, visto che sembra concordare con lui sul metodo), che nella scienza le polemiche non si risolvono con i sondaggi di opinione tra colleghi, ne’ con le liste di proscrizione a basi di insulti: questo e’ il metodo mafioso al quale ho alluso nel mio primo intervento. naturalmente, conosco anch’io gente che considera diodati un idiota: e allora? vogliamo fare la conta e affidare ad essa la decisione su chi ha ragione? andiamo, non siamo mica all’asilo!

    piuttosto, nella scienza ci si confronta sugli argomenti. e se si accusa qualcuno di fare degli errori quando parla di qulcosa (ad esempio, della legge di hardy e weinberg), gli si dice quali sono quegli errori, invece di fare sparate su tutt’altro (ad esempio, la legge di inerzia o le stringhe).

    comunque, avendo gia’ avuto in passato inconcludenti scambi con diodati, sempre all’insegna del metodo “io dico una cosa e lui risponde su un’altra”, preferisco che ve la smazziate fra voi: se siete insoddisfatti delle mie rubriche, o dei miei articoli, o dei miei libri, non leggeteli. se comunque vi fa piacere raccogliere firme di gente che dica che io sono un idiota, o un ignorante, o un venduto, raccoglietele, e fondate uno “sfan club”. nella vita bisogna pur trovare le proprie soddisfazioni, e lo “sfanscismo” puo’ essere una di quella.

    io ho risposto qui UNA VOLTA per difendermi da un attacco: nel merito, lascio che siano i lettori a giudicare da soli, e vi saluto.

    pgo

    ps. prima di eclissarmi, non posso resistere dal ringraziare diodati per la sua gustosa barzelletta su “l’ignaro andreotti”. tra le infinite cose che sono state dette nel dopoguerra su “belzebù” e sul “divo giulio”, chiamarlo “ignaro” e’ veramente la piu’ ineffabile…

    naturalmente, allo spesso diodati non viene nemmeno in mente che ci potessero essere altri motivi piu’ sottili. ad esempio il fatto che zichichi, dopo essere stato (a seconda dei bisogni) comunista in sicilia negli anni ‘50, e democristiano per decenni in seguito, avesse in quel momento effettuato un ennesimo salto della quaglia per passare a fianco di berlusconi e della moratti. e che una prefazione formalmente elogiativa in un libro sostanzialmente denigrativo potesse forse essere invece una tipica mossa andreottiana… vale!

  8. Benché si possa concordare con la critica a Piergiorgio Odifreddi di fare talvolta passi più lunghi della gamba o troppi passi in contemporanea, qualsiasi persona dotata di un minimo di materia grigia non può non riconoscere che Odifreddi ha almeno una marcia in più dei suoi denigratori e che, in quest’Italia opportunista e bigotta, svolge una funzione altamente educativa. Coloro che di intelligenza non ne hanno abbastanza per apprezzarlo, farebbero meglio ad ascoltare e starsene zitti, memori del proverbio veneziano “merda montata in scano o la spusa o la fa dano” (chiedo venia, ma la saggezza popolare non bada alle finezze di linguaggio).

  9. Caro professor Odifreddi,
    visto che ci legge mi permetto di dirle quello che penso su di lei: io non sono credente, Andrea lo sa e mi lascia sempre intervenire su questo blog. Io rispetto lui e lui rispetta me. Tutti e due siamo Fisici, ma non ci attacchiamo in maniera così violenta, come invece lei spesso fa nei confronti della Chiesa cattolica (chissà poi perchè non verso le altre religioni…?).
    Io apprezzo molto i suoi articoli di logica e quando lei parla di matematica in genere ne parla bene, ma quando inizia a uscire dal suo campo (sia per parlare di religione, sia per parlare come ora di genetica) secondo me perde di rigore e di capacità.
    Mi ha stupito (in positivo) il suo intervento all’ultimo Festival della Scienza con la Binetti. Anche il nostro Andrea scrisse un articolo in merito credo positivo nei suoi confronti (lo ha letto?) sottolinenando come quando lei diventa moderato ed evita certe sparate allora tutti la apprezzano di più.
    Sembra quasi, caro professore, che lei cerchi il successo e l’approvazione della gente, ma lo faccia in maniera un po’ disordinata, più cavalcando la scia dell’emozione che un rigore matematico che dovrebbe distinguerla.
    Circa questo articolo, trovo giusto il parere di chi dice che non si può intitolare LA FORMULA DELL’EVOLUZIONE una formula che l’evoluzione non la spiega, ma spiega solo quando l’evoluzione non avviene. Da lì tutto discende.

    Porgo i miei saluti

    Riccardo

  10. Do il benvenuto sul blog ad Andrea Frova (di cui ho letto anche un paio di libri di Fisica divulgativa e che ho sempre ritenuto un docente molto chiaro e rigoroso nell’esposizione scientifica).

    NOTA BENE PER TUTTI I NAVIGANTI:
    Invito veramente tutti, come già fatto, a riflettere non due, ma tre volte prima di postare un commento, a misurare bene le parole e non lanciarsi in espressioni che potrebbero essere giudicate offensive, o sarò costretto a non approvare o tagliare una parte dei commenti.

    Alcuni commenti sono stati inseriti nel topic successivo a questo e prego chi legge di prestare attenzione anche a quelli.

    Vorrei far notare che è intervenuta gente sia pro sia contro Odifreddi, ma più che far vedere se si appartenga al fan club o, come ha detto lo stesso Odifreddi, allo sfan club (non distribuiamo né magliette né cappellini qui…), mi piacerebbe che qualcuno entrasse nel merito dei due articoli, quello di Odifreddi sull’evoluzione e la replica di Diodati.
    Resta infatti ancora da capire se la candidatura per l’asino d’oro 2009 sia, o meno, adeguata.

    Qualcuno mi ha chiesto in privata sede la storia dell’asino d’oro. Ecco qui il link:
    http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=/index.php&cmd=v&id=6958

    Grazie a tutti per l’attenzione,

    Andrea Macco

  11. gli ricordo (e lo ricordo anche a lei, visto che sembra concordare con lui sul metodo), che nella scienza le polemiche non si risolvono con i sondaggi di opinione tra colleghi, ne’ con le liste di proscrizione a basi di insulti: questo e’ il metodo mafioso al quale ho alluso nel mio primo intervento. naturalmente, conosco anch’io gente che considera diodati un idiota: e allora? vogliamo fare la conta e affidare ad essa la decisione su chi ha ragione? andiamo, non siamo mica all’asilo!

    piuttosto, nella scienza ci si confronta sugli argomenti. e se si accusa qualcuno di fare degli errori quando parla di qulcosa (ad esempio, della legge di hardy e weinberg), gli si dice quali sono quegli errori, invece di fare sparate su tutt’altro.

    Per correttezza con i commenti apparsi e pubblicati, ho sentito Paolo Diodati in privato e riassumo la sua posizione a fronte delle parole di Odifreddi sopra quotate:
    “basta con il crescendo di insinuazioni e di insulti. La sfida è chiara: faccia pubblicare su Le Scienze un articolo che, giustificando titolo e contenuto del suo, mostri chiaramente come dall’equilibrio si
    possa prevedere, matematicamente, la futura evoluzione. Oltre alle chiacchiere, ci vuole la matematica, perché questo era il motivo di
    discussione.”

    Mi sembra che nell’essere discordi sul merito e nell’attaccarsi a vicenda i due professori concordino sul fatto che servono argomentazioni chiare e precise. Caldeggio la “pubblica sfida” sulle Scienze. A mio modo di vedere ognuno ha offerto il suo punto di vista in merito all’argomento affrontato dall’articolo di Odifreddi sulle Scienze e ora è bene che PRETTAMENTE sul quel tema proceda il confronto e che sia fatto nelle sedi più appropriate, quali può essere una rivista scientifica dove lettori qualificati (e non appartenenti all’uno o all’altro fan club) possono esprimere il loro giudizio.

    AM

  12. L’articolo di Odifreddi non è scientificamente serio. L’uso che viene fatto della Legge di Hardy e Weinberg è strumentale e non effettuale. Si vuole dimostrare l’evoluzione con una formula che pone condizioni molto peculiari e spiega ben poco. Odifreddi ha ragione quando dice in uno dei suoi tanti punti sopra citati che sarebbe necessario ampliare il discorso e parlare di teorie genetiche a più ampio spettro: ma allora perché non farlo direttamente nell’articolo anziché perdere tempo a dare addosso a Zichichi o altri?
    Basta questo solo fatto per far sì che un articolo simile venga cestinato dalla comunità scientifica: è una caduta di stile imperdonabile per uno scienziato: o si fa gossip o si fa scienza. Odifreddi mischia le cose e non fa né l’uno né l’altro.

    Distinti saluti e grazie per l’ospitalità
    Riccardo Ferro – Università di Genova

    PS: non conosco Diodati e il mio giudizio è avulso da quello che lui possa avere legittimamente scritto. Non capisco anzi perchè Odifreddi inizi a insultare Diodati per la sua replica civile e pacata. Anche questo la dice lunga sulla sua serietà.

  13. Ricevo da Marco Cattaneo, direttore delle Scienze, un commento che contiene, tra l’altro, alcune precisazioni che doverosamente pubblico (il resto son commenti personali rivolti al sottoscritto che esulano dal tema e, per altro, non vengono pubblicati come sopra annunciato. Noto a questo proposito che sul merito della questione scientifica “formula dell’evoluzione” ancora NESSUNO si è pronunciato a favore di Odifreddi… Attendiamo).

    Dal Commento di Marco Cattaneo:
    - il professor Piergiorgio Odiferddi non è mai stato un dipendente di Le Scienze;

    - il professor Bellone ha lasciato la direzione editoriale del mensile nel gennaio di quest’anno; l’unico direttore residuo è il sottoscritto.

    Mia risposta:
    1) Credo che nessuno abbia mai asserito che Odifreddi sia un dipendente delle Scienze: se poteva essere dedotto dal fatto che qualcuno vuole che Odifreddi non scriva più sulle Scienze, allora è stato comunque bene precisarlo. In ogni caso una petizione può essere fatta anche a riguardo di un semplice collaboratore esterno. O sbaglio?

    2) Non ero informato della recente novità ai vertici delle Scienze e pertanto non posso che augurare al (solo) direttore residuo di una rivista così importante di operare al meglio e di compiere scelte editoriali che possano mettere innanzi tutto la Scienza e le scoperte scientifiche prim’ancora della firma di un articolo.

  14. Richiamato al fronte, Frova spara a vanvera

    Chiedo a Frova, (autore di Perché accade ciò che accade): perché hai scritto ciò che hai scritto nel tuo intervento inutile? Perché non sei intervenuto minimamente sull’argomento oggetto di discussione e cioè sull’articolo La formula dell’evolouzione?? Si parlava forse della tua idea fissa sulle marce in più e la materia grigia che manca a chi non ha debiti di riconoscenza verso Odifreddi? Perché, tanto livore fuori luogo, con la pennellata finale stile Bossi? Se il matematico impertinente (e incontinente) dice di conoscere chi mi definisce “un idiota”, allude forse a te e al tuo intervento, visto che tu, assieme all’insospettabile mio carissimo amico Umberto Bartocci (matematico vero) siete le uniche persone in confidenza con me e Odifreddi? Se non sei tu ad aver dato un simile lusinghiero giudizio, allora i metodi omertosi che Odifreddi rimprovera ad Andrea Macco, che poi i nomi li ha tirati fuori, sono tipici di chi pratica la calunnia. Qui sì che Odifreddi ha verve e fantasia! Che strano, prima che osassi criticare due suoi articoli, nessuno mi aveva riferito insulti simili. Forse Odifreddi deve ancora scoprire che le bugie hanno le gambe corte… .

    Un’altra domanda per la quale non attendo risposta, avendola già ricevuta in occasione della precedente critica impertinente: chiedere la rettifica di alcune affermazioni errate di Odifreddi, pubblicate su Le Scienze e non su un quotidiano, significa un’ingiustificata e bassa operazione di denigrazione di Odifreddi o significa solo richiamare Le Scienze al controllo dell’esattezza di informazioni che vanno ad alimentare le conoscenze anche dei nostri studenti? Se uno critica due articoli di Odifreddi, significa che ce l’ha con lui, ha scritto Cattaneo e penseranno Frova e Odifreddi. E allora, rispondo, prima di fare il processo alle intenzioni, segnalatemi un solo articolo su Le Scienze, peggiore dei due presi in considerazione.

    Richiamato di corsa al fronte, Frova spara all’impazzata contro il nemico, magari senza aver nemmeno letto l’articolo in questione. Per cui, essendo intelligente, colto e furbo, anche se un po’ troppo smemorato, lascia la porta aperta a un successivo giudizio di condanna, esattamente come fece per l’altro articolo Sette volte sette (vedi Parola di Frova). Le uniche cose che risultano chiare, ora come ora, sono gli insulti, pesantucci, per chi non riconosce le marce in più di Odifreddi e il consiglio per questi poveri minorati, a star zitti ad ascoltare anche quando ”sta facendo passi più lunghi della sua gamba o troppi passi in contemporanea” (Parola di Frova). Cioè, anche quando, parola mia, sta dicendo minchiate. Nel suggerire questo lodevolissimo comportamento (poveri studenti…), anche Frova “in quest’Italia opportunista e bigotta, svolge una funzione altamente educativa” (Parola di Frova).

    Tralascio il giudizio sulla pertinenza al motivo del contendere, del poco noto proverbio veneto. Cercherò di farlo arrivare a Bossi. Nei comizi o nei giudizi su chi non condivide le sue idee, sarebbe al livello di altre sue perle.

    Sottolineo di non aver mai negato, nella corrispondenza con Frova, che Odifreddi, come giornalista, abbia una marcia (o due?) in più (come professore universitario, come cercai inutilmente di fargli capire, mi dispiace, ma ne ha avuto 4 in meno). A differenza di Frova, non credo però nei miracoli, ancorché rigorosamente laici. Non credo nello sdoppiamento della personalità di Odifreddi.
    Se ha una marcia o due in più, queste gli rimangono anche nel dir fesserie. O no, caro il mio Frova?
    All’illustre autore di Parola di Galileo, mi permetto infine di ricordare la Parola di Frova che, meglio di qualunque altra considerazione, fotografa il suo pensiero, spiega il suo debito di riconoscenza e quindi il suo comportamento contorto. Alcuni piccoli stralci, tratti dalla nostra corrispondenza che ho in archivio. Sono tutti in risposta all’eventualità che scrivessi un commento su quel capolavoro che è Sette volte sette, da inviare a Le Scienze (quando non sapevo, ahimé, come fosse apprezzata da quella rivista la precisione e la correttezza scientifica, tanto è odifreddizzata…):

    “Scrivilo, scrivilo questo pezzo: Odifreddi da un po’ di tempo scrive
    troppo e finisce per sparare cazzate. E’ bravo, ma si è montato la
    testa. Un po’ d’acqua fredda in testa non può che fargli bene.
    Io a Roma da Feltrinelli sono stato presentatore di un suo libro
    e non ho potuto evitare di rilevare pubblicamente una serie di bachi in
    fatto di matematica e musica (non mi chiederà più di fargli da
    presentatore, suppongo!). Quello che alla fine fa sì che io finisca
    sempre per perdonarlo è che ammiro il suo fertile ingegno e il suo stile
    impertinente, oltre al fatto che mi sento debitore, come fisico, per il
    suo Zichicche che nessuno di noi ha avuto il coraggio di scrivere.
    Comunque rileggerò il pezzo domani con più attenzione.
    Saluti, Andrea” Parola di Frova (17/4/07)

    Quanto alla risposta che vuoi da me, io non ho nulla in contrario a
    vederti pubblicare il pezzo che hai scritto, un po’ d’acqua fredda in
    testa a Odifreddi non può che fargli bene. Però se vuoi che con le mie
    modeste forze io possa cercare di aiutarti, dovresti almeno farmelo
    leggere. Ma non dimenticare che ti metteresti dalla parte di
    una minoranza dei fisici italiani, una minoranza mediocre e per lo più
    non in buona fede, cui non ritengo tu appartenga.
    Parola di Frova (18/4/07)

    Quello che dimostrano quelle topiche è che lui scrive troppo e non si preoccupa nemmeno di
    rileggere: si è montato la testa, come ti dissi fin dalla prima risposta. E l’editore? Scommetterei che quel furbacchione di Bellone gli errori ce li aveva lasciati apposta per far emergere quest’aspetto.
    Quindi pubblicherà la tua replica, tanto più se incisiva e tagliente.
    Parola di Frova (21/4/07)

    E, finalmente, la risposta chiara, in seguito al mio invito a venire a spiegare il contenuto dell’articolo Sette volte sette, in un seminario al Dipartimento di Fisica e da me pagato. L’insistenza nel sollecitare il suo giudizio, in particolare su una questione musicale, non era dovuta a una mia insicurezza. Ho insegnato anche Acustica musicale, per fisici e musicisti, facendo adottare l’ottimo testo di Frova “La Fisica nella musica” ed ho lavori originali su riviste internazionali, anche a nome unico, in cui c’è fisica, matematica e musica. Era dovuta alla sperimentata conoscenza della tecnica dialettica di Odifreddi che consiste nel dare dell’idiota o in prima battuta o un po’ più tardi a chi rileva i bachi nei suoi scritti. A me, senza conoscermi minimamente, gli epiteti di cristiano-cretino, tonto e idiota già me li aveva dati, in privato e sui giornali. Contro Frova, speravo, si sarebbe scatenato un po’ meno e un po’ più tardi, permettendo un minimo di dialogo… .
    Con l’invito-minaccia ad annunciare un suo seminario, in cui spiegava l’inspiegabile, Frova si convinse a sputare quello che per lui, evidentemente, era un rospo molto pericoloso. Non poteva difendere quel articolo, ma non poteva neanche criticarlo ufficialmente. Sarebbe passato, in questa Italia opportunista e bigotta, dalla parte dei cretini (Parola di Frova). Fu quello l’unico invito che non accettò.
    Caro Paolo,
    dubito di aver mai giudicato esatte e comprensibili le frasi che tu mi richiami dal pezzo di Odifreddi:
    >”In effetti, il numero irrazionale di volte in cui la quinta (3/2) sta nell’ottava (2) è bene >approssimato dal rapporto 4/7, nel senso che sette quinte sono quasi uguali a quattro ottave (la >loro differenza è circa un semitono) e questo è il motivo per cui la scala comune ha sette note. >Ancora migliore è l’approssimazione 7/12, perché dodici quinte sono ancora più uguali a sette >ottave (la loro differenza è il cosiddetto comma pitagorico, all’incirca un ottavo di tono), e questo è >il motivo per cui la scala cromatica ha 12 note”
    per il semplice fatto che mi paiono parole in libertà scritte con lo stile frivolo e affrettato che avevo già rilevato in una mia precedente mail a te diretta. Anche adesso, rileggendole con maggior attenzione, non ci ricavo nulla di significativo. Parole in libertà, per l’appunto, che non vogliono dire niente. Mi sembra di capire dalla tua e-mail che Odifreddi abbia un ruolo fisso nella rivista, e questo non lo sapevo (è parecchio che non la seguo). Per quanto apprezzi la sua verve dissacrante ed ammiri molte sue pensate, io non glielo avrei affidato, perché non era difficile prevedere che la sua vorticosa attività lo avrebbe inevitabilmente condotto a fargli scrivere degli sfondoni.
    Sappi che in una precedente occasione in cui Odifreddi, qui a Roma, parlava di musica e matematica, lo ho pubblicamente smentito su varie sue affermazioni. Contami pure tra coloro che si rendono ben conto come, se esce dal suo ramo di competenza, Odifreddi non è esente da difetti e arriva a prendere talvolta delle vere cantonate (e nondimeno non posso non ammettere che ha una una marcia in più di me e di tanti altri, e non posso non ammirare la sua verve dissacrante).
    Parola di Frova (11/8/07)

  15. L’ultimo commento di Paolo Diodati si riferisce per lo più al precedente articolo di Odifreddi (Sette Volte Sette) per il quale ricevette l’Asino d’oro 2007. Né io né credo i lettori (fatti salvi forse quelli che parteciparono alla conferenza citata da Diodati) eravamo a conoscenza del pensiero di Frova e altri in merito e per questo l’ho lasciato per completezza di pensiero (oltre che per permettere a Diodati la replica sullo specifico intervento di Andrea Frova dello scorso 31 marzo).

    Vorrei però inviare tutti a rimanere sul tema dell’articolo dell’evoluzione, in particolare secondo quanto scrive lo stesso Paolo Diodati:

    chiedere la rettifica di alcune affermazioni errate di Odifreddi, pubblicate su Le Scienze e non su un quotidiano, significa un’ingiustificata e bassa operazione di denigrazione di Odifreddi o significa solo richiamare Le Scienze al controllo dell’esattezza di informazioni che vanno ad alimentare le conoscenze anche dei nostri studenti?

    Mi sembra d’altra parte che lo stesso direttore delle Scienze qui intervenuto non abbia preso le difese dell’articolo, ma solo puntualizzato alcune questioni di contorno cui si è dato giusto e doveroso spazio.

    AM

  16. Giustifico il mio intervento. Ho letto La formula dell’evoluzione e la critica di Diodati. Il fisico ha colpito nel segno. Ha ragioni da vendere.
    Il fatto che il suo articolo abbia quattro stelle e mezza, significa che i lettori, a grandissima maggioranza, gli danno ragione. Odifreddi è al tappeto. Dice che non siamo all’asilo e che non si va avanti a maggioranze. Ma per chi scrive gli articoli su Le Scienze? Lui, Frova se ne buggerano se nessuno capisce quell’articolo.equel Cattaneo che neanche ci prova a difendere il contenuto dell’articolo contestato, liquidano tutti dandoci dei deficienti. Bel modo di fare i professori. Si dovrebbero vergognare di scrivere certe cose. Un 30 e lode a Diodati, per il coraggio, l’indipendenza, la chiarezza e l’umorismo. Il Frova che richiamato alle armi spara a vanvera ci fa sbellicare dal ridere, perché dice brillantissimamente, la verità. Poverino, ora non sarà più chiamato a fare il pavone con Odifreddi. Che figura, che ha fatto salendo su lo scano!!

  17. Do il benvenuto ufficiale anche ad Andrea Pieroni che non conosco personalmente (di dove sei?) e di cui preciso questa affermazione per i lettori del blog che non l’avessero notato

    [...] Il fatto che il suo articolo abbia quattro stelle e mezza [...]

    La valutazione si riferisce all’articolo di Diodati sul sito di Affaritaliani.it il quale permette a ogni lettore di esprimere un giudizio da 1 a 5.

    Al di là di questo tipo di valutazione, penso davvero che sia compito di una comunità scientifica accogliere o meno un lavoro scientifico.
    Ribadisco ancora e con forza che sono pronto ad accogliere su questo blog qualunque voce e pensiero pronto a difendere l’articolo di Odifreddi.

    AM

  18. Caro Andrea,
    strana domanda la tua. Sono di origini siciliane e romano di nascita, ma totalmente cosmopolita avendo vissuto parecchio in Inghilterra. Più interessante è forse sapere che sono un professore ordinario di matematica e che conosco personalmente PGO. E’ venuto più di una volta nel nostro dipartimento.
    E’ opinione diffusa che lui e i direttori delle Scienze abbiano fatto un errore grossolano con l’articolo Sette volte sette. Faresti bene a riprodurlo, accompagnato dall’impeccabile ironicissimo commento di Diodati. Forse il fisico ha sbagliato proprio nell’usare uno stle serrato ed impertinente. Ma non c’è dubbio sull’indiscutibile fondatezza di tutte le sue ironie. Il successivo e tardivo diniego alla pubblicazione di un commento inizialmente accettato, ha fatto scatenare una reazione che ha fatto molto scalpore nell’ambiente scientifico. Un collega ordinario di geometria, una volta ebbe a dire: “Odifreddi è stato solo sfigato a incappare in uno come Diodati: agnostico, non etichettabile politicamente e preparatissimo in vari campi.”
    Con questo secondo articolo la frittata, per Odifreddi, è ancora peggiore. Il fisic o ha ampiamente messo le mani avanti: non può essere liquidato come antievoluzionista. Odifreddi lo insulta dicendogli che non è in grado, culturalmente, di capire che se le possibilità per una popolazione sono due (essere o non essere soggetta a evoluzione), basta escludere che siano valide le condizioni per l’equilibrio, per aver dimostrato, automaticamente, che c’è l’evoluzione. Ma la chiarissima critica contenuta nel bel commento di Diodati, resta in piedi anche accettando la difesa di Odifreddi (che però andrebbe ponderata meglio e non accettata così da sembrare un “dogma”). La critica prende di mira il titolo “La formula dell’evoluzione” e le due identità presentate. Sta in questo la stonatura. Avrebbe fatto meglio a titolare “Perché c’è l’evoluzione”, argomentando in modo più profondo e lasciando perdere la matematicizzazione e le bordate a Zichichi. Per un lettore attento e non schierato aprioristicamente, Zichichi fa la parte dello scienziato più preciso, attento ed esigente. Odifreddi ne esce come un polemico e, soprattutto, superficiale e attaccabrighe.
    Detto questo, pur restando un odifreddiano, non posso che lodare Diodati e Frova che lo ha spinto a gettare un po’ d’acqua fredda in testa a Odifreddi. Però, col secondo commento, gli ha fatto fare una doccia fredda.
    Caro Andrea, da ateo non posso lodare il lato religioso del tuo blog: sa di muffa.
    Un ultimo consiglio: cerca di rendere più semplice il collegamento con questi commenti. Ho dovuto faticare un bel po’, prima di ritrovarlo. Comunque, buon lavoro.

  19. Grazie, caro Andrea, per la risposta e le ulteriori considerazioni sulla vicenda Odifreddi.

    Pur essendo religioso, come avrai osservato, non ho usato argomentazioni di questo tipo per la critica scientifica ad Odifreddi ed è bello che nessuno l’abbia fatto. Solo il professore riesce, in un articolo scientifico, ad inserirci una invettiva gratuita all’odiato Zichichi scienziato credente.

    Dico questo perché, come ho oggi scritto in questo post - sulla scia del tuo commento e dei tuoi suggerimenti (grazie!) – credo che Scienza e Fede possano procedere su binari paralleli senza che vadano in antitesi. E se nasce qualche conflitto è più per la pochezza degli uomini (di certi uomini) che per un reale motivo di scontro. Galilei docet.

    In ogni caso ho diversi amici atei (o agnostici) che intervengono su questo blog e mi leggono (qualcuno si è espresso anche poco sopra) e considero il confronto con loro una ricchezza, mai un limite.
    Anche tu sei il benvenuto.

    Andrea

  20. Caro Macco (essendoci troppi Andrea…),

    ho ricevuto più intrerventi ai miei indirizzi, di quanti ne hai riportati nel tuo blog! Ne stai forse censurando qualcuno? Chi mi scrive privatamente, dandomi ragione, non vuole mai esporsi. Teme di essere insultato e ficcato senza appello tra i cretini a cui manca la materia grigia.
    Dei tantissimi interventi, te ne segnalo solo uno, scritto da un collega che gode della massima stima da parte di tutti. Anche lui non vuole “grane”, per cui ho eliminato la sua firma.

    Carissimo Paolo, grazie per il gradito aggiornamento, ho letto con piacere gli interventi di Pieroni. Mi sembra che dovresti trarre spunto da essi per chiudere la questione con tua piena soddisfazione!
    Estraggo i seguenti due passaggi, che mostrano una mia particolare consonanza di idee con lui. Comincio dal piu’ semplice, che conferma quanto ti avevo detto anch’io, il sito di Macco non e’ facilmente visitabile:

    > Un ultimo consiglio: cerca di rendere piu’ semplice il collegamento con questi commenti. Ho dovuto faticare un bel po’, prima di ritrovarlo.

    > Un collega ordinario di geometria, una volta ebbe a dire: “Odifreddi e’ stato solo sfigato a incappare in uno come Diodati: agnostico, non etichettabile politicamente e preparatissimo in vari campi”.

    - Un giudizio molto lusinghiero per te, che corrisponde a cio’ che penso e ho scritto pure io, ma non sono quel professore, e non ho mai sentito parlare prima di Pieroni (incredibili i miei punti di contatto con lui! – non riesco a trovarne notizie su Google, viene sempre fuori un Presidente della Provincia di Pisa, sai se e’ lui?).

    > la chiarissima critica contenuta nel bel commento di Diodati, resta in piedi anche accettando la difesa di Odifreddi (che pero’ andrebbe ponderata meglio e non accettata cosi’ da sembrare un dogma)

    - Qui Pieroni mostra la mia stessa preoccupazione concettuale, ma la supera brillantemente, proprio bravo.

    Per concludere in bellezza, pure in cio’ che segue sono d’accordo con l’autore (anche se ti accomuna con Frova!):

    > pur restando un odifreddiano, non posso che lodare Diodati e Frova che lo ha spinto a gettare un po’ d’acqua fredda in testa a Odifreddi. …. Caro Andrea, da ateo non posso lodare il lato religioso del tuo blog: sa di muffa.

    Ciao, di nuovo grazie e sempre un abbraccio affettuoso,

    il tuo XY

    (Mi dispiace solo di leggere che, da questo episodio, hai dovuto amaramente constatare “che c’è gente a cui nulla interessa della verità”, diciamo che io ne ero convinto da tempo…)

  21. ma non sono quel professore, e non ho mai sentito parlare prima di Pieroni (incredibili i miei punti di contatto con lui! – non riesco a trovarne notizie su Google, viene sempre fuori un Presidente della Provincia di Pisa, sai se e’ lui?

    Era la domanda che intendevo anche io quando ho inizialmente domandato “di dove sei?” rivolta al nostro Andrea Pieroni. Se l’interessato che ha riscosso – vedo – molti applausi vuole intervenire credo farà cosa gradita a molti.

    Per il resto nulla di nuovo sotto il sole.
    Io mi attengo al motto della mia famiglia, che recita: virtus non timet quod facit.
    Non ho mai avuto problemi a metterci la faccia, il nome ed il cognome su tutto quello che scrivo. Ma come direbbe don Abbondio, se uno il coraggio non ce l’ha non se lo può dare… Così è il mondo.

    AM

    PS In ogni caso assicuro che non ho censurato nessun commento, gli unici che ho tagliato (perché fuori tema) sono stati quelli di Marco Cattaneo (si veda sopra).

  22. Caro Macco,
    segnalo un esempio, tra i tanti, della rapidissima evoluzione del pensiero di un Conferenziere sull’evoluzionismo, professore universitario.

    - Prima reazione alla lettura dell’articolo La formula dell’evoluzione: se la prende con Zichichi come se fosse lui a sostenere l’esistenza della formula.
    - Spinto dai due insegnanti a pronunciarsi chiaramente sull’esattezza o meno dell’articolo e sull’adeguatezza della formula presentata da Odifreddi, dichiara che, non solo non esiste, ma che se esistesse, sarebbe tanto lunga e complicata da essere inservibile.
    - Alle richiesta di autorizzazione dei suoi giudizi in luoghi e scritti pubblici, comincia la retromarcia e non la concede.
    - Alla comunicazione che saranno usate le sue opinioni omettendo le sue generalità, scrive due volte di seguito, mostrando di aver cambiato opinione e, salendo in cattedra, dice che è difficile parlare di cose complesse, che ci si fraintende anche tra esperti, figuriamoci tra un esperto e due insegnanti normali. Ecco le sue parole: “Le stesse parole per lei e per me, hanno significati molto differenti.”

    Che faccio, mando a uno psichiatra, la corrispondenza scambiata tra le due insegnanti e “lo scienziato”?
    Dal tuo blog si dedurrebbe che la sfida pubblica non si verificherà.
    Ma alcune conclusioni (che si sapevano) si possono trarre.
    NESSUNO se la sente di difendere la veridcità e la serietà dell’artico che mi sono permesso di criticare.
    Gli unici due prof universitari addetti ai lavori (un associato e un ordinario) hanno stroncato lo scritto, ma non vogliono che ciò risulti pubblicamente, per non essere insultati da Odifreddi e i suoi tifosi.
    Un ex-collega del Nostro, mi ha scritto (adducendo come scusa che non è riuscito a trovare questo spazio, devo ammettere, sempre più difficile da scovare) dando così tanta importanza al mio commento su affaritaliani, l’e-giornale più letto, e al casino che hai fatto inizialmente scoppiare tu, con Frova, Cattaneo, ecc…, da co-addebitare a tutto ciò l’immediata scomparsa dalla classifica delle vendite, del libro In principio era Darwin. Credo che si tratti solo di una coincidenza. Il motivo principale dovrebbe essere la contemporanea comparsa di un altro libro sull’evoluzionismo: quello di Boncinelli. E Boncinelli, probabilmente chiamato al fronte assieme a chissà quanti altri dal Nostro, non poteva convalidare la sparata sintetizzata nell’infelice articolo scritto da un attaccabrighe della kultura italaina. Né poteva smentirla. Avendone curato una recensione, avrebbe dimostrato la superficialità delle sua lettura.

    Eccoti lo scambio epistolare, ripeto degno dell’attenzione di uno psicologo o psichiatra o di un sociologo.

    >> Egregio Prof. Y,
    >> sono stata invitata al seminario che
    >> terrà domani a XXXXXX, ma purtroppo, dati i miei impegni, non potrò avere il
    >> piacere di sentirla. Le avrei posto, come minimo, questa domanda:
    >> come giudica l’articolo “La formula dell’evoluzione”, che le allego?
    >> Oltre a non essere riusciti, io ed alcuni miei colleghi, a ricavare le due
    >> identità riportate, riteniamo che esse siano relative ad una situazione
    >> limite in cui non si presenta l’evoluzione. Non siamo ovviamente esperti nel
    >> settore ma l’articolo, più che chiarirci qualche concetto, ci ha confuso le
    >> idee. E’ solo colpa nostra?
    >> Grata se troverà il tempo per una seppur breve risposta.
    >> Cordialmente, GZ

    Cara Signora Z
    > Ho letto l’articolo che mi ha mandato.
    > Zichichi dice cose false ben sapendo di mentire, un’equazione
    > per la teoria dell’evoluzione, completa di tutti i parametri e
    > variabili necessarie, occuperebbe migliaia di volumi del Physical
    > Review e per questo sarebbe completamente inutile. Zichichi sa
    > benissimo che al disopra di certe complicazioni le equazioni
    > matematiche non sono risolvibili ed e’ necessario ricorrere
    > a drastiche approssimazioni. Ricordo una volta aver assistito
    > d una sua contestazione di una collega russa che affermava di
    > aver risolto l’equazione di propagazione di neutrini in un pezzo di
    > rivelatore. Zichichi non credeva a questa possibilita e pretendeva
    > di verificare i conti della collega con il metodo Monte Carlo
    > (un algoritmo empirico che permette di trovare soluzioni
    > approssimate di problemi troppo complessi per essere affrontati con
    > i metodi dell’analisi matematica).
    >Anche per le previsioni del tempo non si puo’ scrivere un sistema
    >di equazioni che descrivano completamente lo stato dell’atmosfera
    >terrestre, ma e’ evidente follia affermare che l’atmosfera e le
    >sue varibilita’ siano non scientifiche.
    >
    >Riguardo all’equazione di Hardy su Wikipedia c’e’ riportato tutto
    >ed e’ un po piu’ complicato di quanto riportato nell’articolo.

    > Saluti
    >
    > XY

    >>>> Caro Prof. Y,
    >>>> la ringrazio per la sua gentilezza, assieme alla
    >>>> collega S. P. ugualmente interessata alle risposte al
    >>>> quesito postole. Il fatto è che alcuni nostri allievi ci hanno posto
    >>>> una domanda secca: le due identità riportate nell’articolo di
    >>>> Odifreddi, a prescindere dalle corbellerie che potrebbe aver detto
    >>>> Zichichi, sono o non sono da considerare, come sostiene l’articolo,
    >>>> la formula dell’evoluzione? A noi, senza la sua competenza,
    >>>> sembrerebbe che il problema delle espressioni che descrivono
    >>>> l’evoluzione, dovrebbero essere molto più complicate delle due
    >>>> identità di Odifreddi.
    >>>> Non solo non siamo state in grado di rispondere, ma non siamo
    >>>> neanche riuscite a ricavare le due identità dalle indicazioni
    >>>> fornite nell’articolo. Lei dice che per capire le due identità presentate >>>> da Odifreddi come Formula dell’evoluzione, dobbiamo andare su Wikipedia? Ma >>>> che razza di articolo divulgativo sarebbe allora quello di Odifreddi?
    >>>> Non vogliamo tediarla né disturbarla ulteriormente, oltre a
    >>>> sollecitare un “quelle identità sono o non sono la formula
    >>>> dell’evoluzione”.
    >>>> Grazie e buon lavoro.
    >>>> G. Z.
    >>>> S. P.

    >>> Ogg: Re: la formula dell'evoluzione
    >>>
    >>>
    >>> Cara Prof. Z.
    >>>
    >>> Come le dicevo se un’equazione dell’evoluzione sara’ mai scritta sara’
    >>> estremamente lunga. Quindi la risposta alla sua domanda e’ NO.
    >>>
    >>> La lettera di Hardy (l’equazione di Hardy-Weinberg) si limita a mostrare
    >>> l’equilibrio degli alleli in una condizione di stazionarieta’.
    >>> Le equazioni dell’articolo sono cosi poco spiegate che e’
    >>> effettivamente difficile ricavarle.

    >>> Saluti
    >>>
    >>> XY
    >>>

    >> Caro Prof Y,
    >> la ringrazio, assieme alla collega P., per la
    >> risposta chiara ed esauriente. Possiamo, eventualmente, riportare in
    >> pubblico le sue parole? Ci risulta che chi osa criticare uno scritto di
    >> Odifreddi viene insultato e ridicolizzato. Se ne trovano esempi anche in >> >> rete.
    >> Cordialmente,
    >> G.Z. e S.P.

    > Cara Sig.ra Z.,
    >
    > Mi piace molto Odifreddi e non mi sembra interessante confutare
    >le sue affermazioni. Nella polemica con Zichichi si sara’ lasciato
    >trasportare dalla sua “vis”.

    >Purtroppo viviamo in tempi difficili dove l’aggettivo complicato e’ un
    >attributo negativo davanti ai semplificatori televisivi e creatori di
    >slogan.
    >Le capacita’ mentali medie sono ormai modulate sui tempi televisivi
    >e sulla pubblicita’.
    >C’e’ in giro uno splendido film “Idiocracy” che rappresenta bene
    >le difficolta’ attuali di un discorso appena appena piu’ complicato,
    >credo che Odifreddi percepisca bene questa situazione e cerchi, in
    >qualche modo, di adeguarsi.
    >
    > Saluti
    >
    > XY
    >

    >>>> Date : Sat, 09 May 2009 16:30:50 +0200
    >>>> Subject : Re: la formula dell’evoluzione

    Con questa replica, caro professore, terminiano la nostra breve
    >corrispondenza, ringraziandola ancora una volta per il tempo che ha voluto
    >dedicarci.
    >Apprezziamo la chiarezza della sua penultima, riportata più sotto. Il suo
    >contenuto, senza fare il suo nome, sarà la risposta che daremo a chi ci ha
    >posto il quesito secco: Quelle due identità (perché di identità e non di
    >equazioni si tratta) sono o non sono, come dice il titolone dell’articolo,
    >La formula dell’evoluzione?

    >Non condividiamo, invece, la giustificazione che lei porta, a sorpresa, a
    >difesa del contenuto dell’articolo. Quel tipo di giustificazioni, e fino a un
    >certo punto, potrebbe andare bene per articoli su quotidiani o settimanali.
    >Mai per articoli che finiscono su Le Scienze che sono oggetto, come nel
    >nostro caso, di discussioni tra studenti, che poi coinvolgono i docenti.
    >Cosa dovremmo dire a questi studenti? Che per semplificare le cose si possono
    >scrivere fesserie, solo per dare in testa, tanto per cambiare, al solito
    >Zichichi, anche quando dovesse aver ragione?
    …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
    …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
    Cordialmente, G.Z. e S.P.

    Le due professoresse hanno mantenuto la parola, interrompendo una discussione incanalata, ormai, su binari che bisognerebbe definire “conformisti” e non più scientifici. Gli stessi binri su cui viaggiano Cattaneo, Bellone, Frova, & C che prescindono dal contenzioso scientifico.
    Ma il Conferenziere ha ritenuto opportuno tornare sul discorso, aggiungendo:

    Cara Prof Z.,
    Mi permetta di specificare qualche cosa. La scienza e’ roba ben piu’
    complessa delle domande secche e delle risposte secche da dare agli
    studenti (questi concetti sono da televisione come le dicevo).

    >a) l’equazione di Hardy (ma anche nella versione semplificata di Odifreddi)
    >non e’ un identita’ banale ma un processo statistico che mantiene un
    >equilibrio.
    >Si parte da condizioni iniziali, si procede con la trasformazione
    >(generazione della prole in determinate ipotesi) si ricalcolano le nuove
    > quantita’ e si osserva che sono rimaste costanti (ovviamente in media dato che
    > abbiamo a che fare con eventi descritti solo da probabilità).
    >b) L’equazione di Hardy (o meglio il processo di Hardy) mantiene l’equilibrio
    >proprio se si escludono effetti “evolutivi”.
    >c) La rivista “Le Scienze” e’ una rivista divulgativa un po’ meglio di altre
    >ma peggiore della rivista americana da cui deriva. La riluttanza di
    >gran parte dei ricercatori a fare divulgazione e’ che per semplificare e’
    >impossibile non dire corbellerie. La divulgazione dello stesso Einstein
    >della teoria della relatività e’ pietosa. Anni luce distante dall’eleganza
    >dei suoi articoli.
    >E’ difficile comprendersi tra specialisti figuriamoci fuori. Anche il nostro
    >breve scambio mostra questa difficoltà. Le stesse parole per lei e per me
    >hanno significati molto differenti.
    >In compenso la divulgazione rende molto, in altri anni Zichichi si vantava
    >di quanti soldi faceva raccontando stupidaggini (parole sue) sulle
    >supersimmetrie (il supermondo come lo chiamava). La divulgazione e’
    >una merce come tante e come tutte le merci e’ più o meno taroccata.
    >Quella venduta da Odifreddi e’ un po’ meglio di altre, ma come per
    >l’insalata si compra il mazzo e poi bisogna scegliere le foglie buone e buttare >quelle cattive.
    >
    > Saluti
    >
    > XY

  23. Ringrazio Paolo Diodati per gli ulteriori contributi anche se è un peccato (e un limite stesso degli interventi non sempre così chiari) che non siano firmati perchè chi li ha pronunciati non vuole esporsi.
    In ogni caso, due precisazioni:

    1)

    NESSUNO se la sente di difendere la veridcità e la serietà dell’artico che mi sono permesso di criticare.
    Gli unici due prof universitari addetti ai lavori (un associato e un ordinario) hanno stroncato lo scritto, ma non vogliono che ciò risulti pubblicamente, per non essere insultati da Odifreddi e i suoi tifosi.

    Veramente su questo blog sono intervenuti anche alcuni docenti addetti ai lavori come il prof. Ferro e il prof. Pieroni. Dunque qualcuno che si è pronunciato e ha messo la firma c’è stato.
    In ogni caso mi sembra valga la regola opposta su cui tutti concordano: NESSUNO ha preso le difese di Odifreddi sul merito specifico dell’articolo.

    2)

    (adducendo come scusa che non è riuscito a trovare questo spazio, devo ammettere, sempre più difficile da scovare)

    I post che restano in prima pagina sono solo quelli più recenti, in ogni caso ho linkato nella barra laterale, in bella evidenza, l’elenco dei post maggiormente letti e questo detiene al momento il primo posto assoluto. Seguito a ruota dal post successivo in cui si è parlato della “Sfida pubblica” lanciata da Odifreddi. Dunque dovrebbe essere semplice rinvenirlo.

  24. Gli Odifreddi purtroppo si sa son sempre esistiti.

    Già San Girolamo era costretto a mettere in guardia il suo amico Paolino di Nola da coloro che pretendono di insegnare ciò che non conoscono. Così scrisse il Dottore:

    “… e contadini, e muratori, e fabri de’ metalli e de’ legnami, e lanaiuoli ancor e purgatori, e tutti gli altri che fabricano diverse masserizie ed operuzze di poco pregio, senza il maestro non possono essere quello che ei desiderano.

    E medici prometton quel che è proprio
    del medico, ed i fabri quelle cose
    trattan, che son da fabri: (Orazio) – la sol’arte
    delle Scritture è quella che per tutto
    s’usurpa ciaschedun: – scriviamo indotti,
    e dotti, per le strade, poesie (Orazio)

    Questa la gracchiante vecchia, questa il rimbambito vecchio, questa il cicalon sofista, questa tutti manomettono, lacerano, insegnano, innanzi che ei la imparino. Alcuni coll’impiccato ciglio, pensando le gran parole, tra le donnicciuole, van filosofando delle sacre lettere. Altri (o vergogna!) imparano dalle femmine quello che insegnano a gli uomini. E perché questo non ti paia poco, con una certa facilità di parola, anzi con audacia, espongono ad altri quello che essi non intendono. I tacio de’ miei pari: e quali, se per avventura doppo le lettere secolari saran venuti alle Scritture sacre, e con un composto parlare haranno allettato gli orecchi del popolo, tutto quello che ei dicono pensano essere la Legge di Dio. Né si degnano di sapere quello che e Profeti, quello che n’abbino sentito gli Apostoli; ma a’ lor sensi adattano non convenienti testimoni, come se ei fusse uno eccellente, e non viziosissimo modo d’insegnare, il guastare le sentenzie e stiracchiare alla voglia sua la repugnante Scrittura: come se noi non avessimo letto e centoni d’Omero, e’ centoni di Vergilio; e come se noi non potessimo dire così: Marone senza Cristo esser Cristiano, per avere scritto:

    Già la vergin ritorna, di Saturno
    tornano e regni. Già dall’alto cielo
    è la nuova progenie a noi mandata (Bucoliche)

    Ed il Padre parlante al Figliuolo:

    Figliuol mie forze, e sol mia gran potenzia (Eneide)

    E doppo le parole del Salvatore in croce:

    Tal cose ragionando seguitava
    e stava pur confitto (Eneide)

    Queste son cose da fanciulli, e simili a’ giuochi delle bagattelle, insegnare quel che tu non sai: anzi (per dirlo con collera) che pur non sai questo, di non sapere.” (San Girolamo, Epistola a Paolino)

    Odifreddi è impreparato, ignorante, non approfondisce (e non è interessato ad approfondire), e riduce tutto a qualche banale nozioncina che poi condisce con polemiche, battute (a volte anche volgari), epiteti ed insulti. E non solo banalizza quelli che sarebbero argomenti seri e complessi, ma pretende anche di insegnare che la sua sia la maniera logica, razionale, libera e incondizionata di ragionare e di affrontare questioni complesse.
    Odifreddi purtroppo è rimasto fermo alla più insulsa “cultura” positivista, ed è purtroppo il prodotto di un sistema scolastico che in larga parte ha rinnegato l’erudizione e che pretende di farci credere che l’unica cosa importante sia dire la propria opinione, senza approfondire, senza riflettere a fondo, senza documentarsi.

    Tempo fa mi è capitato di leggere un passo da una lettera del Cardinale Luigi Lambruschini (1776 – 1854) in cui criticava l’impostazione “positivista” che si stava dando all’istruzione popolare negli stati Pontifici; in quel momento ho avuto un sussulto, le sue parole mi suonavano quasi profetiche e vorrei che tutti le leggeste: “L’amore indiscreto che si mostra oggidì di generalizzare l’istruzione e la cultura mira non a migliorare la società, ma a infelicitarla. Si accenda pur l’orgoglio delle classi ultime (destinate dalla Provvidenza ad esercitare arti e mestieri) con un superficial sapere e si vedrà quali frutti produrrà un così calcolato sistema”

    Inutile dire che i frutti cui accennava il Lambruschini oggi li vediamo eccome!

    Ma la più lucida ed approfondita analisi di tale situazione è, a mio modesto avviso, dovuta al filosofo Spagnolo José Ortega y Gassett nella sua opera La Ribellione delle Masse (1929), della quale vorrei proporre qui due passi, uno in cui viene data una descrizione generale dell’uomo moderno, ed un altro dedicato invece ad uno studio specifico del moderno uomo di scienza.

    Spero che abbiate la pazienza di leggerli e di meditarci sopra. Ma comunque vi assicuro che in essi sarà facilissimo riconoscere i personaggi come Odifreddi (che lungimiranza che aveva Ortega y Gasset!).

    1) “Siamo d’accordo che è avvenuto qualcosa di oltremodo paradossale, ma è anche vero che si tratta di un fatto naturalissimo: appena il mondo e la vita si sono mostrate all’uomo mediocre liberi e aperti, gli si è chiusa l’anima. Ebbene: io sostengo che in questa obliterazione delle anime medie consiste la rivolta delle masse, in cui, a sua volta, è da riconoscere il gigantesco problema che s’impone oggi all’intera umanità. So bene che molti di coloro che mi leggono non la pensano così. Anche questo è naturalissimo e conferma il teorema. Anche se, in definitiva, la mia opinione debba risultare erronea, sempre resterebbe il fatto che molti di questi lettori che non sono d’accordo non hanno meditato neppure cinque minuti intorno a questa materia tanto complessa. Come possono dunque pensare come me? Ma, nel credersi in diritto di possedere un’opinione su questo problema senza un previo sforzo per formarsela, palesano la loro esemplare appartenenza all’assurda maniera di essere uomo che ho chiamato “massa ribelle”. Questo significa avere l’anima obliterata, ermetica. In questo caso si tratterebbe d’un ermetismo intellettuale. L’individuo si trova con un repertorio di idee dentro di sé. Decide di contentarsene e di considerarsi intellettualmente completo. Nella misura in cui non vuole considerare nulla al di fuori di sé, si installa definitivamente in quel repertorio. Ecco qui il meccanismo dell’obliterazione [...]

    Noi troviamo, allora, la stessa differenza che eternamente esiste fra l’ottuso e il perspicace. Quest’ultimo si sorprende sempre a un pelo dall’essere ottuso; perciò fa uno sforzo per sfuggire all’imminente ottusità, e in questo sforzo risiede l’intelligenza. L’ottuso, invece, non ha dubbi: si ritiene avvedutissimo, e di qui deriva l’invidiabile tranquillità con cui lo sciocco s’abbandona e si installa nel suo torpore. Come quegli insetti che non si sa come estrarre dal nido dove abitano, non c’è modo di sloggiare l’ottuso dalla sua ottusità; di portarlo un po’ più in là della sua cecità e obbligarlo a mettere a fuoco la sua torbida visione abituale con altri punti di vista più sottili. L’ottuso lo è a vita e senza respiro. Per questo diceva Anatole France che un imbecille è più funesto d’un malvagio: perché il malvagio qualche volta si riposa, l’imbecille mai. [...]

    Ma non si tratta che l’uomo-massa sia ottuso. Al contrario, l’uomo-massa attuale è più pronto, possiede maggiore capacità intellettiva di quella di altre epoche. Ma questa capacità non gli serve a nulla; a rigore, la vaga sensazione di possederla gli serve soltanto per chiudersi di più in se stesso e non usarla. Una volta per sempre consacra l’insieme dei luoghi comuni, dei pregiudizi, delle parvenze d’idee, o, semplicemente, dei vocaboli vacui, che il caso ha ammucchiato nel suo intimo, e li imporrà dovunque. Questo è ciò che nel primo capitolo indicavamo come caratteristica della nostra epoca: non già che l’uomo volgare creda d’essere eccellente e non volgare, ma che egli stesso proclama e impone il diritto della volgarità, o la volgarità come un diritto.”

    2)”Sarebbe di grande interesse e di maggiore utilità di quanto non possa sembrare a prima vista, fare una storia delle scienze fisiche e biologiche, mostrando il progresso della crescente specializzazione nella fatica degli investigatori. Essa farebbe vedere come, da una generazione all’altra, l’uomo di scienza si è andato limitando, rinchiudendo, in un campo d’occupazione intellettuale sempre più ristretto. Però non è questo l’importante che questa storia ci insegnerebbe, ma, anzi, il contrario: come, cioè, in ogni generazione, lo scienziato, per dover sempre ridurre il suo ambito di ricerca, vada progressivamente perdendo contatto con le altre parti della scienza, vale a dire con una interpretazione totale dell’Universo, che è l’unica a meritare i titoli di scienza, cultura, civiltà europea.

    La specializzazione comincia, precisamente, in un tempo in cui uomo civile è chiamato “enciclopedico”. Il secolo XIX inizia il suo destino sotto la direzione di creature che vivono in una atmosfera enciclopedica, anche se la loro produzione riveste già un carattere di specializzazione. Nella generazione successiva, l’equazione si è spostata, e la specialità comincia a scalzare nell’intimo di ciascun uomo di scienza la cultura integrale. Quando nel 1890 una terza generazione assume la guida intellettuale dell’Europa, ci imbattiamo con un tipo di scienziato senza esempio nella storia. E’ un uomo che, di tutto ciò che occorre sapere per essere un personaggio intelligente, conosce soltanto una scienza determinata, e anche di questa scienza conosce bene soltanto una piccola parte di cui egli è investigatore attivo. Arriva a proclamare come una virtù questa sua carenza d’informazione per quanto rimane fuori dall’angusto paesaggio che coltiva particolarmente, e chiama dilettantismo la curiosità per l’insieme del sapere.

    E tuttavia, recluso nella ristrettezza del suo campo visivo, riesce effettivamente a scoprire nuovi fatti e a far progredire la scienza, che egli conosce appena, e con essa l’enciclopedia del pensiero, che coscienziosamente ignora. Come è stato ed è possibile una cosa simile? E’ necessario ribadire la stravaganza di questo fatto innegabile: la scienza sperimentale ha progredito in buona parte mercè il lavoro di uomini assolutamente mediocri e anche meno che mediocri, vale a dire la scienza moderna, radice e simbolo della civiltà contemporanea, accoglie dentro di sé l’uomo intellettuale “medio”, e gli permette d’operare con successo. La ragione di ciò consiste in un fatto che è, contemporaneamente, il maggior vantaggio e il più grave pericolo della scienza nuova e di tutta la civiltà che quella dirige e rappresenta: la meccanizzazione. Una buona parte delle cose che bisogna fare in fisica e in biologia è lavoro meccanico del pensiero che può essere eseguito, più o meno, da chiunque. Per effetto di innumerevoli ricerche è possibile suddividere la scienza in piccoli settori, rinchiudersi in uno di essi e disinteressarsi degli altri. La stabilità e l’esattezza dei metodi permettono questa provvisoria e pratica disarticolazione del sapere. Si lavora con uno di questi metodi come una macchina, e nemmeno è obbligatorio, per ottenere buoni risultati, possedere idee rigorose sul significato e fondamento del metodo. Così, la maggior parte degli scienziati danno impulso al progresso generale della scienza, chiusi nella piccola cella del loro laboratorio, come l’ape nel suo favo. Ma tutto ciò finisce col produrre una casta d’uomini oltremodo strani. Il ricercatore che ha scoperto un nuovo fenomeno della Natura deve per forza sentire un’impressione di dominio e di sicurezza nella sua persona. Con una certa apparente giustizia si considererà come “un uomo che sa”. E, in realtà, in lui esiste un frammento di qualcosa, che, insieme ad altri frammenti che non esistono in lui, costituisce veramente il sapere. Questa è la situazione intima dello specialista, che nei primi anni di questo secolo è giunto alla sua più frenetica esagerazione. Lo specialista “conosce” assai bene il suo minimo angolo d’universo; ma ignora radicalmente tutto il resto. Ecco qui un preciso esemplare di questo strano uomo nuovo che ho cercato di definire, mediante l’uno o l’altro dei suoi aspetti. Ho detto anche che è una configurazione umana senza pari in tutta la storia. Lo specialista ci serve per individuare con energica concretezza la specie e perché ci fa vedere tutto il radicalismo della sua novità. Perché prima gli uomini potevano dividersi, semplicemente, in sapienti e ignoranti in più o meno sapienti e più o meno ignoranti. E, invece, lo specialista non può essere compreso sotto nessuna di queste due categorie. Non è un sapiente, perché ignora formalmente quanto non entra nella sua specializzazione; ma neppure è un ignorante perché è “un uomo di scienza” e conosce benissimo la sua particella d’Universo. Dovremo concludere che è un sapiente-ignorante, cosa oltremodo grave, poiché significa che è un tipo il quale si comporterà, in tutte questioni che ignora, non già come un ignorante, bensì con tutta la petulanza di chi nei suoi problemi speciali è un sapiente.

    E, in realtà, questo è il comportamento dello specialista. In politica, in arte, negli usi sociali, nelle altre scienze, prenderà posizioni da primitivo, da ignorantissimo; ma le assumerà con energia e sufficienza senza ammettere – e questa è la cosa paradossale – “specialisti” di queste questioni. Nello specializzarlo, la civiltà lo ha reso ermetico e soddisfatto dentro la sua limitazione; però questa stessa sensazione interiore di dominio e di valore lo porterà a voler prevalere al di fuori della sua specialità. Dal che deriva che anche in questo caso, che rappresenta un maximum d’uomo qualificato – la specializzazione – e, pertanto, l’opposto dell’uomo-massa, il risultato è che si comporterà senza qualità e come uomo-massa in quasi tutte le sfere della vita. La constatazione non è vaga. Chiunque può osservare la stupidità con cui pensano, giudicano, e agiscano oggi in politica, arte, religione e nei problemi generali della vita e del mondo gli “uomini di scienza “, e, naturalmente, tra loro, medici, ingegneri, finanzieri, professori, ecc. Questa condizione di non volere “ascoltare”, di non sottomettersi ad istanze superiori, che reiteratamente ho presentato come caratteristica dell’uomo-massa, arriva al colmo precisamente in questi uomini parzialmente qualificati. Essi simboleggiano, e in gran parte costituiscono, il dominio attuale delle masse, e la loro “barbarie” è la causa immediata della demoralizzazione dell’Europa. D’altra parte significano il più potente e preciso esempio di come la civiltà dell’ultimo secolo, abbandonata alla sua propria inclinazione, abbia prodotto questo rigurgito di primitivismo e di barbarie.

    Il risultato più immediato di questo specialismo non compensato è stato che oggi, proprio quando v’è un maggior numero di “uomini di scienza”, che mai, ci siano molto meno uomini “colti”, che, per esempio, verso il 1750. Ed il peggio è che con questi furetti della caccia scientifica neanche si può dire assicurato il progresso della scienza. Perché questa ha bisogno, di tanto in tanto, come organica regolazione del suo stesso sviluppo, di un lavoro di ricostruzione, e, come ho detto, questo richiede uno sforzo di unificazione ogni volta più difficile, che ricolleghi regioni più vaste del sapere totale. Newton poté creare il suo sistema fisico senza conoscere molta filosofia, però Einstein ha dovuto saturarsi di Kant e di Mach per poter attingere la sua acuta sintesi. Kant e Mach – e con questi due uomini soltanto si simboleggia la massa enorme di pensieri filosofici e psicologici che hanno influito sulla formazione di Einstein – hanno servito a liberargli la mente e a lasciargli la via libera verso la sua innovazione. Però Einstein non è sufficiente. La fisica entra ora nella crisi più profonda della sua storia, e soltanto potrà salvarla una nuova enciclopedia più sistematica di quella anteriore.

    La specializzazione, dunque, che ha reso possibile il progresso della scienza sperimentale durante un secolo, si approssima ad una tappa in cui non potrà avanzare per se stessa, se una generazione migliore non si incarica di costruirle un nuovo paradigma più poderoso. Però, se lo specialista ignora la fisiologia interna della scienza che coltiva, molto più profondamente ignora le condizioni storiche della sua continuità, cioè, come la società e iI cuore dell’uomo debbano essere organizzati perché possano continuare ad esserci ricerche scientifiche. La flessione di vocazione scientifica che si osserva in questi anni – a cui abbiamo già alluso – è un sintomo preoccupante per chiunque abbia una idea chiara dell’essenza di una civiltà, l’idea che suole mancare al tipico “uomo di scienza”, vertice della nostra civiltà attuale. E, inoltre, egli crede che la civiltà è tutta qui, semplicemente, come la crosta terrestre e la selva primigenia.” (Josè Ortega y Gasset)

    Saluti a tutti e scusatemi per questo lunghissimo post, ma sono sicuro che a qualcuno interesserà.

    Francesco Santoni
    (studente di fisica all’Università di Perugia)

  25. Caro Francesco,
    benvenuto sul blog anche a te.
    Grazie del prolisso commento, con tante citazioni erudite, tuttavia… che gran dono la sintesi!

    In ogni caso, accogliamo (per questa volta) la tua richiesta finale di scuse, certi che, come tu stesso dici, ci sarà qualche lettore che si diletterà a seguire tutti i passaggi storici-culturali-letterari che citi come metafore (non troppo velate) del modo di agire di taluni uomini di “cultura”…

    Alla prossima!
    Andrea

  26. Caro Andrea,
    questa volta la direzione “residua” de Le Scienze (espressione colta di Cattaneo) l’ha fatta grossa.
    Ti invito, assieme ai lettori interessati, a digitare su google
    attacco alla relatività a scoppio ritardato
    e
    intreccio quantistico: stando ai fatti.

    Poi, casomai, ne parleremo.
    Ciao, Paolo


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